Alcune buone ragioni per smettere di sprecare i soldi delle tasse in cose inutili


Ogni anno centinaia di milioni vengono spesi per acquistare licenze di programmi e sistemi operativi poco efficienti. Ogni computer per funzionare ha bisogno di avere installato un sistema operativo. Le software house richiedono l'acquisto di una licenza per l'installazione e l'uso del sistema operativo. Un'ulteriore spesa viene effettuata per l'aggiornamento alla versione successiva dello stesso sistema operativo, anche se la ragione per la quale viene fatto l'aggiornamento è addebitabile alla stessa software house che non ha previsto alcune funzioni o che ha commesso dei veri e propri errori sulla "release" precedente.

È il caso dei prodotti della Microsoft, per esempio. Il vecchio Windows 95 non funziona correttamente sui processori AMD, per cui si rende necessario l'aggiornamento per niente gratuito al Windows 98 per una cattiva funzionalità intrinseca del prodotto.

L'aggiornamento alla versione successiva richiede di solito una maggiore capacità di calcolo del computer sul quale deve funzionare. Questo induce all'acquisto di nuove macchine per continuare a fare in sostanza le stesse cose che si facevano con quelle vecchie. In questo ciclo dello spreco a rimetterci sono solo gli studenti, visto che una buona fetta delle loro tasse finiranno nell'acquisto di hardware non necessario e di software scadente che dovrà presto essere aggiornato.

In particolare i soldi dati alla Microsoft serviranno per:

  1. Consolidare la posizione dominante sul mercato a prescindere dall'effettiva qualità dei prodotti. In altri tempi abbiamo visto come ciò sia possibile di fatto, basti pensare alla guerra vinta negli anni ottanta dal VHS sul BetaMax e sul Video 2000. Alla fine ha trionfato per ragioni di marketing il peggiore dei sistemi di videoregistrazione.

  2. Pagare gli avvocati che difendono l'azienda dalle accuse di monopolio e di comportamento scorretto sul mercato nei procedimenti giudiziari in corso negli Stati Uniti.

  3. Alimentare il braccio lobbistico che fa pressione sui governi e sui parlamenti di tutto il mondo per l'adozione di una legislazione repressiva che criminalizza il piccolo consumatore che non può permettersi l'acquisto di tutte le licenze onerose e lo trasforma in un "pirata informatico". In Italia, grazie alla forza lobbistica della BSA (Business Software Alliance, organizzazione capeggiata dalla Microsoft che raccoglie anche altre tra le maggiori software house mondiali) dal 1994 è possibile andare in galera perché trovati in possesso di un programma senza la licenza. Per la stessa legge è reato anche modificare un programma o studiare come è fatto.

Oggi esistono valide alternative al software commerciale. Esiste un'ampia gamma di sistemi operativi con licenza "free", cioè che possono essere copiati e distribuiti liberamente senza oneri economici, royalties da pagare, brevetti da rispettare. Per esempio nella famiglia Unix (che da trent'anni nell'informatica è sinonimo di sicurezza, affidabilità, robustezza e stabilità) hanno questo tipo di licenza FreeBSD, NetBSD, OpenBSD (tutti progetti nati all'interno del mondo accademico, precisamente all'Università di Berkeley) e il più famoso Linux.

Quest'ultimo sistema operativo ha già trovato un'ampia diffusione (si considerano più di dodici milioni di installazioni) sia nell'home computing che nelle questioni che richiedono particolare sicurezza (buona parte delle macchine dell'Ente Spaziale Europeo, della NASA e delle forze armate americane lo usano). È quasi retorico ormai parlare dell'immenso impiego che ha Linux per la gestioni di reti di ogni dimensione: è sufficiente fare un giro sul web per rendersi conto di quanto sia diffuso per questo tipo di applicazione. Così come è facilmente verificabile la diffusione nelle Università e nei centri di ricerca di tutto il mondo.

L'adozione di Linux, che è capace di girare finanche sugli 80386, rivalorizzerebbe l'attuale parco calcolatori dell'Ateneo rallentando la folle corsa all'aggiornamento dell'hardware e al peggioramento dei servizi informatici.

Talvolta si sente dire che "Windows è più facile da usare dello Unix". Chi lo dice o è in malafede o è vittima (anche inconsapevole) di pregiudizi. Sia Linux che altri Unix "free" dispongono di interfacce grafiche versatili e potenti, spesso più curate e più funzionali di quelle di casa Microsoft. È il caso del KDE, il gestore di finestre molto simile a Windows 98 nell'aspetto, ma che a differenza di questo non si "impalla" né restituisce i tristemente famosi schermi blu.

Allo stesso modo, diversi applicativi compatibili con gli "standard" Microsoft sono stati sviluppati per Linux: questo documento, per esempio, è stato scritto utilizzando StarOffice, una "suite office" completa, ma gratuita per l'uso personale. Questa suite è capace di leggere e scrivere documenti negli stessi formati utilizzati dall'Office della Microsoft, oltre a registrare elaborazioni più avanzate in formato proprietario.

Inoltre, grandi software house come la Corel stanno lavorando al "porting" sotto Linux dei loro prodotti. Popolari applicazioni come Corel WordPerfect o CorelDRAW sono state rilasciate per XFree86 (l'ambiente grafico gratuito di Linux).

Davanti all'obiezione "ma quel programma che usiamo gira solo sotto Windows", Linux è in grado di fornire una risposta esauriente: da anni è in continuo sviluppo un software gratuito chiamato WinE (Windows Emulator) che ricrea una sorta di substrato del sistema operativo Microsoft. In questo modo è possibile utilizzare dei programmi scritti per Windows senza dover installare il sistema operativo (e quindi senza dover pagare la licenza), usandoli esattamente allo stesso modo.

Sarebbe poi auspicabile che anche a livello ideale l'Università aderisca allo spirito del progetto Linux. Lo sviluppo di questo sistema operativo è affidato a decine di migliaia di volontari di tutto il mondo. Questi programmatori, grazie a Internet, condividono il loro lavoro (attraverso i "sorgenti" nel linguaggio di programmazione) agendo di fatto come il più grande laboratorio di ricerca mai esistito nella storia.

Ricerca svolta con criteri cooperativi e non competitivi, mirata alla funzionalità e quindi al miglioramento della qualità della vita. Esattamente l'opposto della ricerca condotta dalle multinazionali del software che mirano esclusivamente al profitto e al consolidamento delle posizioni di mercato anche a scapito della qualità dei prodotti.

È ruolo del sistema dell'istruzione nel suo complesso la formazione di coscienze critiche e non di consumatori stupidi. In particolare l'Università, incoraggiando l'uso di prodotti commerciali, abdica dal suo ruolo formativo e di ricerca; e svuota le tasche raramente piene dei suoi studenti.

Per questo chiediamo l'impegno concreto del prossimo rettore alla progressiva sostituzione di sistemi informatici basati su software commerciali con sistemi operativi e applicazioni di uso libero e gratuito. Le finanze dell'Ateneo risulterebbero alleggerite di un impegno economico gravoso quanto superfluo.


Catania, 31 marzo 2000

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