Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte I.--Interrogatori


Interrogatorio di Spampinato Alfio
(Fog. 384--Vol. 1. -- 4 aprile 1891).

  D. R. Nel dicembre o nel gennaio ultimo, Francesco Nicotra mi consegnò alquante lettere che si riferivano al furto dello argento della bara di S. Agata e mi disse di conservargliele gelosamente perchè erano compromettenti.
  Io lo conservai in uno scaffale della mia bottega--Dopo l'arresto di Francesco Nicotra un giorno venne in casa mia Antonino Nicotra in compagnia di Francesco Giandalia.
  Il Nicotra mi chiedeva del denaro per aiutare suo figlio Francesco, ed il Giandalia prendeva parte al discorso nello interesse del Nicotra--Io allora detti 25 lire ad Antonino Nicotra--Due giorni dopo tornarono i detti Nicotra e Giandalia e nello stesso modo e con gli stessi discorsi, m'indussero a dare la somma di L. 20.
  Così entrai in relazione col detto Giandalia, il quale mi si mostrava amico e mostrava di prendere interesse a mio riguardo -- Circa sei od otto giorni dopo, si presentò una sera in casa mia il solo Giandalia, il quale, tenendo in mano una carta che diceva essere lettera del Nicotra Francesco, mi dichiarava che costui avea già dichiarato ogni cosa e che mi avea indicato come complice; sicchè aggiungeva il Giandalia, io ero compromesso e bisognava fare qualcosa in mia difesa.
  Mi diceva quindi che egli avrebbe scritto al Nicotra inducendolo a ritrattare quel che avea dichiarato contro di me, e che così io avrei potuto essere salvo.-- Conchiudeva però dicendomi che per fare quello che egli diceva, io avrei dovuto dargli un compenso.
  Io quella sera non mi lasciai indurre a dargli denari, scusandomi di non averne.
  Egli allora disse che si portava seco quella lettera del Nicotra, perchè sarebbe stato pericoloso per me lasciarla in casa mia--Fu così che io pensai alle lettere che mi aveva consegnato Francesco Nicotra, e credetti utile farle vedere al Giandalia.
  Costui avutele in mano ne lesse una e mi disse che era una corrispondenza da Napoli.
  Quindi mi soggiunse che quelle erano lettere compromettenti e che era pericoloso per me tenerle in casa--Credendo alle sue parole, io reputai opportuno consegnare a lui quelle lettere che egli volentieri si prese e portò via seco.
  D. R. Non pensai di distruggere quelle lettere perchè Francesco Nicotra mi aveva detto di conservargliele.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.