Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte I.--Interrogatori


Interrogatorio Nicotra Francesco
(Fog. 434, Vol. 1,--3 maggio 1891)

  D. R. Ho voluto parlare alla S. V. perchè dopo quanto ieri avvenne nel confronto tra me ed il Torrisi, io rimasi dolentissimo tanto che la notte non potevo chiudere occhio pensando alla tristissima figura che mi si era fatto fare dinanzi la Giustizia; mi sono perciò determinato di esporre alla S. V. le ragioni tutte del mio strano procedere di ieri.
  Ê da un pezzo che io in questo carcere ricevo direttamente ed indirettamente delle minaccie da parte di coloro che sono stati da me indicati come autori e complici nei furti commessi alla Cattedrale. È inutile che io vada specificando il modo e il tempo delle piccole minaccie che ho ricevute anche perchè non sarei in grado di tutte indicarle e di darne di ciascuna le particolarità, non potendomene ben ricordare specialmente perchè per lo più non vi ho dato alcuna importanza. Non posso però tacere delle determinate e dirette minaccie ricevute da parte del Mazzola e del Carrara.
  Il primo, alquanti giorni fa, per mezzo di un detenuto che trovavasi alla infermeria, dove ero io, mi fece sapere che se egli ed altri suoi compagni erano in carcere, ci erano ben altre persone fuori che avrebbero pensato a fare le sue vendette contro di me e la mia famiglia.
  Il secondo, circa 8 giorni fa, avendomi veduto da lontano, mentre egli stava nel cortile a farsi radere la barba, mi guardò con occhio torvo e mi fece colle mani un segno di croce facendomi comprendere che io, per le propalazioni da me fatte alla Giustizia, sarei ucciso.
  Alle minaccie bisogna aggiungere le promesse ricevute da me in questi giorni.
  Si era saputo nella mia stanza che sulla persona di Carmelo Perina era stata sequestrata una obbligazione da L. 10,000 rilasciata in carta da bollo da Carmelo Riela a favor mio, nel caso che io avessi ritrattato e fatto ritrattare ai miei compagni, tutto quanto era stato dichiarato contro Carmelo Riela--Tale obbligazione di L. 10,000, o meglio, la promessa di tale somma, fece grande impressione sull'animo di Salvatore Spampinato, col quale mi trovo rinchiuso nella stessa stanza. Egli perciò cercò di persuadermi della convenienza di accettare le offerte che mi venivano da parte del Riela.
  Intanto che il Riela, che forse avendo saputo che il Perina era stato messo in cella, avea perduto ogni speranza che costui avesse più potuto continuare ad aiutarlo, per mezzo di una guardia carceraria mandò a me un biglietto scritto a matita, nel quale dichiarava che, sebbene l'obbligazione fosse caduta in mano alla Giustizia, tuttavia, se io avessi ritrattato e fatto ritrattare i miei compagni, non solo che egli avrebbe mantenuto il preso impegno di pagarmi le L. 10,000, ma avrebbe addirittura assicurata la mia posizione--Tale ripetuta promessa, come la S. V. comprende, fece maggiore impressione sull'animo del detto Spampinato e degli altri compagni che trovansi per lo stesso processo rinchiusi nella medesima mia stanza--Si tennero fra noi dei discorsi, nei quali si misero in discussione le minaccie e le promesse e si conchiuse, quindi, che per evitare le une (trattandosi di gente capacissima ad eseguire e fare eseguire delle vendette) sarebbe stato meglio accogliere le altre.
  Fu perciò che ieri, trovandomi dinanzi la S. V. nel confronto con Concetto Torrisi, credetti bene di cogliere quell'occasione e ritrattare in poche parole tutto quanto avevo dichiarato intorno agli autori e complici dei furti alla Cattedrale. Però, come la S. V. ha già compreso, io mi sono ormai pentito della sconsiderata e inconcludente ritrattazione da me fatta.
  Ripeto alla S. V., e lo ripeto per la millesima volta, che tutto quanto nei miei interrogatorii ho dichiarato intorno agli autori e complici degli indicati furti, è la pura e sacrosanta verità.
  Quello che ieri disse in mia presenza Concetto Torrisi, non è in gran parte, che un tessuto di menzogne--I fatti sono quelli che io ho rassegnato alla Giustizia.
  Il Torrisi cerca invano di alterarli per coinvolgere il sacerdote Di Maggio, il quale in coscienza devo dire, che è affatto innocente di quanto il Torrisi gli attribuisce -- Son quindi pronto a sostenere, ove la S. V. lo crede conveniente, un altro confronto col Torrisi medesimo.
  D. R. Non posso rivelare alla Giustizia chi sia quella guardia che portò a me il biglietto del Riela.
  D. R. Al Riela io risposi per mezzo della stessa Guardia mandandogli un biglietto scritto di mio carattere a matita, nel quale gli dichiarava che era stata la dura necessità che ci aveva costretti a rivelare la sua complicità nei furti dalla cattedrale e che ad ogni modo avremmo fatto tutto il possibile per salvarlo.
  D. R. Non posso neppure rivelare alla S. V. chi sia quel detenuto che mi riferì la minaccia del Mazzola--Tanto colla guardia, quanto col detenuto, dei quali ho parlato, io non ebbi che passeggere relazioni, e quindi non conosco nè chi siano nè come si chiamano. Potrei solo riconoscerli vedendoli.
  D. R. Il biglietto che mi si fu mandato dallo Riela, l'ho lacerato, giusta la raccomandazione che mi si faceva sullo stesso.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.