Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte I.--Interrogatori


Interrogatorio Nicotra Antonino
(Fog. 439, vol. 1.--5 maggio 1891)

  D. R. Sono venuto appositamente per riferire alla S. V. il seguente fatto: Il giorno due o tre del corrente mese verso mezzogiorno, si presentò a casa mia Pancrazio Cardile in compagnia di Cosimo Raineri, il primo dei quali, dopo avermi chiamato in disparte dal suo compagno, mi disse che era uscito dal carcere e che veniva da me per incarico di mio figlio Francesco.
  Quindi mi soggiunse che mio figlio mi pregava di comprargli una cambiale, la quale avrebbe dovuto essere riempita e sottoscritta dal detenuto Riela Carmelo per la somma di L. 10,000.
  A mia domanda il Cardile mi riferì, che il Riela aveva indotto mio figlio a ritrattare quanto aveva dichiarato contro lo stesso Riela, mediante la promessa di L. 10,000, per la quale si dovea fare la cambiale di cui ho parlato.
  Io risposi che poi ne avremmo parlato, poichè quel discorso non mi fece una buona impressione, perchè conoscendo che mio figlio ha detto alla Giustizia la pura verità, la ritrattazione della stessa non avrebbe potuto che fare molto male a lui stesso senza alcun bene, nè per lui nè per gli altri.
  Ieri poi, essendomi al carcere per vedere i miei figli, nel portone m'incontrai con la moglie di Carmelo Sciacca, la quale avendomi conosciuto mi chiamò in disparte, e, parlando degli indicati miei figli, mi disse così: sempre sono ragazzi!: Io allora le domandai il perchè, ed essa mi rispose: «dovevano cantare tutte cose -- Meno male che adesso si sono persuasi a ritrattare tutto quello che hanno detto, perchè sono stati seriamente minacciati» -- Io troncai il discorso e mi unii a mia moglie che, in quel momento, mi si avvicinava, essendo venuta al carcere per lo stesso mio scopo. Quel discorso della moglie dello Sciacca e quel discorso del Cardile si unirono nella mia mente in modo da produrmi un grandissimo dispiacere, perchè compresi benissimo, che mio figlio Francesco si trovava in una cattiva condizione, stretto dalle minaccie, e le promesse dei varii malfattori che furono da lui denunziati alla Giustizia, e che si trovano in carcere. Per tanto mi son fatto un dovere di recarmi alla S. V. e riferirle i fatti che ho esposto a pregarla vivamente di collocare mio figlio Francesco in una stanza, in cui non possa essere oggetto delle minaccie e delle insinuazioni e delle promesse degli altri detenuti per lo stesso processo.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.