Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte I.--Interrogatori


Interrogatorio Spampinato Salvatore
(Fog. 442, Vol. 1. -- 5 maggio 1891)

  D. R. Avendo fatto migliori riflessioni su tutto quanto ebbi già a dichiarare alla Giustizia, ed avendo ricordato meglio i fatti veri che sono a mia conoscenza, ho voluto nuovamente essere interrogato dalla S. V. per ritrattare completamente i miei precedenti interrogatori, e per dire nè più nè meno di quanto è a mia conoscenza.
  Io, nel furto degli Ostensori della Cattedrale, non ebbi alcuna parte, e quindi non conosco nulla in proposito; posso dire soltanto che un giorno, forse nel settembre del 1889, mi si presentavano a San Francesco all'Arena Francesco Nicotra, Antonino Consoli, Francesco D'Aquino e Carmelo Sciacca, i quali mi dissero che avevano degli oggetti antichi da fondere e mi pregarono di lasciarglieli fondere nella capanna che è attaccata alla casa di mia abitazione dal lato di occidente.
  Io domandai se si trattasse di cosa pericolosa. Essi mi rassicurarono, ed avendo ottenuto il mio consenso, si chiusero nella detta capanna, ed io non so che cosa avessero fatto. Dopo essere rimasti chiusi là dentro da due a quattro ore, se ne andarono via.
  Devo far notare però alla S. V. che Carmelo Sciacca non rimase colà rinchiuso insieme agli altri che circa tre quarti d'ora, e poi se ne partì solo lasciando gli altri. Dopo circa quindici giorni, incontrai in Catania Francesco D'Aquino, il quale mi diede 100 lire in compenso del servizio che avevo prestato a lui e ai suoi compagni permettendo quella indicata operazione a San Francesco all'Arena nella mia capanna già indicata. Intorno al furto tentato al tesoro di S. Agata io non so niente di niente, essendo una vera favola quello che io narrai alla S. V. nei precedenti miei interrogatori.
  Intorno al furto dell'argento della bara di S. Agata poi, ecco quanto posso riferire alla S. V.: Un giorno nel settembre o ottobre dello scorso anno, Francesco Nicotra, in compagnia di Francesco D'Aquino, si presentarono a me a San Francesco All'Arena [sic] e mi dissero che si doveano fondere degli oggetti di argento antichi, appartenenti ad un loro amico che dovea andare a nozze.
  Io non volevo aderire al loro desiderio che era quello di portare a fondere i detti oggetti nella medesima, già indicata mia capanna, ma essi me ne dissero tanti, che mi fecero quindi acconsentire.
  Dopo alcuni giorni, circa 20, mi si presentarono di mattina per tempissimo a San Francesco all'Arena, Antonino Consoli, Orazio Carrara, Paolo Parisi, Francesco D'Aquino e Francesco Nicotra, i quali portavano degli involti che io non so che cosa contenessero e che furono da loro stessi collocati nella predetta capanna--Devo avvertire la S. V. che Francesco Nicotra non venne insieme agli altri, ma più tardi verso le 10 antim.
  Arrivato costui, intesi che il D'Aquino si mostrava adirato perchè ancora non arrivava Antonino Nicolosi e dopo breve discorso tra lui ed il Nicotra, egli stesso partì per Catania bestemmiando e minacciando contro il Nicolosi.
  Un'ora pria circa dell'Ave, giunse di ritorno a S. Francesco all'Arena il detto D'Aquino in compagnia dell'orefice Nicolosi, e quasi contemporaneamente giunse dalla parte del mare Carmelo Riela.
  Tutte le persone arrivate, come io ho detto, colà in quel giorno, si riunirono e si rinchiusero nella preindicata capanna. Dopo circa tre o quattro ore se ne partirono per Catania Antonino Consoli, Carmelo Riela ed Orazio Carrara, rimanendo ancora nella capanna Paolo Parisi, Francesco D'Aquino ed Antonino Nicolosi.
  Questi tre ultimi rimasero colà tutta la notte nella stessa capanna, e se ne ritornarono in Catania il giorno appresso. -- Ricordando meglio devo aggiungere, che anche Francesco Nicotra rimase colà la notte insieme agli indicati tre individui -- Il giorno appresso poi, verso le 9,30 partirono per Catania il D'Aquino e il Nicolosi, rimanendo a S. Francesco all'Arena Francesco Nicotra e Paolo Parisi -- Il D'Aquino tornò con una carrozza lo stesso giorno circa due ore prima dell'avemaria, e nella detta carrozza poi verso un'ora di notte, il Nicotra, il D'Aquino, il Parisi ed io ritornammo in Catania.
  Seppi dalle indicate persone, che nella capanna erano stati fusi quei tali oggetti antichi di cui mi avevano parlato, e dopo circa quindici giorni ricevetti per le mani del D'Aquino lire 200 per mio compenso.
  Questa è la pura verità.
  Devo in ultimo far notare alla S. V., che io nel settembre e nell'ottobre del 1889, mi trovavo in Misterbianco nel fondo del Marchese di S. Gaetano o meglio del massaro di costui per nome Giovanni, ed ero in compagnia di Francesco Messina e del costui figlio che chiamasi Francesco. Tagliava pure legna nello stesso fondo insieme a noi Giuseppe Torrisi.
  I Messina abitano al vico Guglielmo al Borgo e Torrisi in via Fossa dell'Arancio.
  Indico perciò i detti individui a mia discolpa -- Può deporre sullo stesso fatto il cognato del detto Torrisi per nome Alfio.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.