Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte I.--Interrogatori


Confronto tra Nicotra Francesco e Torrisi Concetto
(Fog. 447, Vol. 1°--9 maggio 1891).

  Nicotra--D. R. Io non ti posso ricordare i fatti precisi relativamente il furto tentato in danno del tesoro di S. Agata, poichè quanto io riferî alla Giustizia intorno a te, lo appresi da Francesco D'Aquino.
  Io che conoscevo la parte da te avuta nel furto degli ostensorii, credetti alle parole del D'Aquino, ed è così che conosco che tu hai fatto entrare e nascondere nella scala del campanile coloro che fecero il tentativo.
  Torrisi-- Come ho detto alla giustizia, io nulla conosco in ordine al tentativo di cui tu parli -- Quando esso avvenne posso dire soltanto, che io supposi essere stato commesso dalle stesse persone che avevano commesso il furto degli ostensorii, tranne di Di Maggio che era in carcere ed anche del Motta per la stessa ragione.
  Nicotra--Passiamo piuttosto al furto dell'argento della bara di S. Agata: Tu non puoi negare, come già altra volta ti sostenni innanzi la Giustizia, di avere avuto parte nello stesso dal primo momento in cui si fecero le impronte dei buchi delle serrature delle porte, fino al momento in cui si sottrasse l'ultima porzione dell'argento e si gettarono poi, da te e da me, le chiavi in mare.
  Torrisi -- Tu scellerato non fai che inventare, perchè io dei fatti di cui tu parli non conosco nulla, non avendo avuto parte alcuna nel furto dell'argento della bara.
  Tu e tuo zio, il prete Di Maggio, potete dire come avete fatto, per organizzare il detto furto.
  E dico ciò, perchè ricordo benissimo, che il giorno 5 settembre 1889, verso l'una e mezzo p. m. tu e tuo zio eravate intenti a prendere la impronta del buco della serratura della prima porta d'ingresso della Cattedrale e di quella precisamente che sta alla sinistra di chi va per uscire.
  Anzi ricordo bene, che vi vidi in mano un pezzo di pasta, sulla quale avevate già ricavata l'impronta.
  Nicotra--Quello che tu dici è una favola, perchè il Di Maggio aveva in potere le chiavi vere e non avrebbe avuto bisogno dell'impronta del buco della serratura.
  E poi si sarebbe dovuto pensare quasi due anni innanzi al furto che si voleva commettere alla bara di S. Agata.
  Torrisi -- Io non posso conoscere lo scopo per cui prendevate quella impronta, credetti però e credo ancora, che non fosse per un fine onesto.
  Diamo atto che si è continuato il dialogo relativamente ai fatti riferiti dal Nicotra contro il Torrisi, ma senza alcun risultato, avendo il Torrisi persistito sempre nel dichiararsi innocente del furto dell'argento della bara.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.