Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte I.--Interrogatori


Interrogatorio di Nicotra Francesco
(Fol. 531, vol. 1--13 giugno 1891)

  Non ricordo se io per vendere l'argento a Paolo Auteri mi fossi recato da lui personalmente o avessi mandato qualche altra persona.
  D. R. Se il telegramma spedito al D'Aquino da Messina in Catania porta la firma di Giuseppe Consoli, s'è perchè come già dichiarai alla S. V. allora Giuseppe Consoli ed io ci trovavamo insieme a Messina per vendere parte dell'argento proveniente dal furto di Sant'Agata.
  D. R. Riconosco pienamente il telegramma che mi si mostra; esso è tutto di mio carattere compresa la firma.
  D. R. La firma del telegramma col nome di Consoli si fu perchè il Consoli che era in mia compagnia, dovea vendere dell'argento per conto del D'Aquino, dal quale voleva l'adesione per poter vendere al prezzo di L. 3. 20 l'oncia.
  A questo punto l'imputato spontaneamente dichiara:
  Ricordandomi quanto dichiarai nel mio ultimo interrogatorio, stimo conveniente avvertire la S. V. che non son sicuro di aver venduto dell'argento all'orefice Cardile di Messina--Ripensando meglio mi sembra che non ci fossimo potuti mettere d'accordo sul prezzo e che quindi io non gli avessi nulla venduto.
  D. R. Le parole «Albergo del Globo» che leggonsi nel telegramma sono, più che una indicazione reale, un segno convenzionale.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.