Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte II.--Esami testimoniali


Cristofaro Cosentino
(Fol. 10, Vol. 2.--27 gennaio 1891).

  D. R. Stamane, mentre mi trovava all'arcivescovado, mi si presentò un sagrista di quelli della cattedrale ad annunziarmi che trovavasi in chiesa l'economo del Municipio e desiderava parlarmi.
  Io mi recai subito da lui in Chiesa, ed egli mi disse che aveva bisogno di due sacristi per far sorvegliare l'uomo che avrebbe dovuto oggi stesso spolverare la bara di S. Agata.
  Io detti le convenienti disposizioni e mi posi intanto a discorrere col detto Economo, mentre si aspettava che venisse il custode della bara a portare le chiavi del locale, nel quale la stessa trovasi riposta.
  Io intanto conoscendo che il detto custode possedesse anche la chiave del cancello che chiude quello spazio che è destinato al battistero, e che sta dinanzi alla porta per la quale si va nel locale della bara, avevo mandato a prendere la chiave del detto cancello da me posseduta quando sopravvenne il figlio dell'indicato custode portando le chiavi, fra le quali eravi pure quella dello stesso cancello, simile alla mia. Aperto il cancello, l'Economo del Municipio, un altro signore che era con lui ed io, ci ponemmo a discorrere nel recinto del battistero, mentre il figlio del custode cominciò ad aprire la porta per cui si va al locale della bara.
  Egli aperse ed entrò, e nello stesso tempo entrava seco lui un sacrista che credo fosse Corsaro, il quale quasi subito tornò indietro con una lanterna per accenderla e fece luce nell'andito per cui si va alla bara.
  Però non era ancora rientrato con la lanterna, quando vedemmo ritornare il figlio del custode dicendo che c'era la porta (che sarebbe la seconda) scassinata e la bara rovinata.
  A tale annunzio allarmati tanto io, quanto quei due signori con cui discorrevo, entrammo subito per vedere quali fossero i danni riportati dalla bara.
  Difatti vedemmo, che la parte anteriore della cassa che copriva la bara era stata abbattuta, e che la bara, nella maggior parte delle colonne, era stata privata della crosta di argento che la ricopriva.
  Comprendendo che si trattasse di un furto, ritornammo nei nostri passi per avvertire i rappresentanti della Chiesa e le autorità.
  Io mi mossi per andare ad avvertire al [sic] Priore ed il Vicario, ma nella via avendo incontrato il Canonico Cosentino che parlava col sediario Luciano, ed essendomi fermato anch'io col loro, perdetti qualche tempo, sicchè quando giunsi dal Vicario, costui trovavasi informato del fatto.
  D. R. Posso assicurare la S. V. che durante l'anno, in cui sono stato sacrista maggiore della Cattedrale ogni sera quando si chiude la Chiesa è stata fatta minutissima ed accurata visita in tutti i luoghi della Chiesa, nell'intento di assicurarsi che non vi sia rimasta qualche persona nascosta.
  Anzi devo aggiungere, che la detta visita si fa due volte, la prima all'Avemaria, quando si chiude la chiesa, e la seconda a due ore di notte.
  Devo pure aggiungere, che da che sono entrato io alla Cattedrale ho voluto che nella chiesa rimanga la notte di guardia un cane, che io stesso ho procurato.
  Sicchè dopo fatta la seconda visita il cane si lascia libero in Chiesa.
  D. R. Non mi è occorso mai di udir latrare il cane la notte, tranne la notte scorsa, nella quale dopo di aver detto il rosario, il cane si era messo a latrare.
  Però io ed i sacristi essendoci avvicinati con le lanterne, vedemmo il cane che aveva una spugna in bocca. Gliela levammo ed egli indi stette zitto.
  D. R. Non ho da dare sospetti sopra di alcuno, poichè il fatto per me rimane un enigma.
  Prima di licenziarsi il testimone analogamente richiesto,
  R. Mentre io con l'Economo del Municipio osservavamo i guasti della bara, picchiò al portone che mette in piazza del Duomo, il custode della bara, e suo figlio che era con noi gli disse dall'interno di passare dalla parte della Chiesa.
  Difatti mentre io usciva ed ero giunto nell'andito che precede il battistero, vidi entrare il detto custode, il quale piangente diceva: Oh, Santa Agata! Oh Santa Agatuzza, dove siete!..
  Sicchè io già compresi che egli era a conoscenza di quanto già era avvenuto.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.