Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte II.--Esami testimoniali


Giuffrida Giuseppe
(Fog. 101. Vol. 2°--12 maggio 1891).

  D. R. La notte in cui fu consumato il furto degli ostensori della Cattedrale, io mi trovavo coricato insieme a Concetto Turrisi ed un altro sacristanello, nello stanzone che ha i balconi sulla villetta in via Vittorio Emanuele.
  Io dormii profondamente, non intesi nulla nè mi accorsi se il Torrisi si fosse, durante la notte, alzato dal letto.
  La mattina fummo chiamati dal Sacerdote Di Maggio, il quale annunziava che gli erano state rubate L. 25 dal cassuolo del tavolino della prima delle sue stanze, poscia il Di Maggio ci frugò addosso. come se sospettasse che noi gli avessimo rubato del denaro.
  Quindi dal balcone che guarda sulla sacristia si accorse, che il suo cassuolo era aperto e e scendemmo tutti giù. Anzi, ricordo, che il Di Maggio disse al Torrisi di prendere le chiavi, ed il Torrisi entrato nella prima stanza del prete, disse che non vi erano.
  Scesi giù trovammo aperte le porte della sacrestia.
  Il Di Maggio guardò e cercò nel suo cassuolo che aveva veduto aperto e disse che gli mancava la chiave della giunta.
  Il Torrisi, dopo aver guardato, disse che la porta della giunta era aperta.
  Allora il Di Maggio gli disse: guarda se [vi so]no le sfere.
  Il Torrisi entrò nella stanza della giunta, e vedendo che non vi era l'ostensorio grande, uscì, sedette sopra un banco e cominciò a piangere.
  Così fu che si scoperse il furto.
  La notte poi, in cui fu tentato il furto al tesoro di S. Agata, io dormivo nella stessa stanza del Torrisi con altri sagristanelli, quando, verso le tre antimeridiane, il Torrisi si svegliò dicendo che quel giorno ricorreva il suo giorno onomastico e che bisognava alzarsi presto per lavare i piatti rimasti sporchi dalla sera precedente.
  Fu così che per poter accendere il fuoco dovettimo rompere le legna.
  Poi dopo terminata la lavatura dei piatti, essendo già ora di aprire la chiesa al pubblico, scendemmo in chiesa dove trovammo due donne, le quali, come esse ci dissero, erano entrate per la porta vicino l'altare di S. Giorgio.
  Vedemmo infatti, che la detta porta, che è quella che trovasi a sinistra di chi dalla piazza del Duomo vuole entrare nella Cattedrale, trovavasi scassinata e ci accorgemmo, in seguito, del tentativo di cui si era commesso in danno del tesoro di S. Agata.
  D. R. Concetto Torrisi, pria di andar via dalla [Ca]ttedrale, vendette il più nuovo dei suoi abiti da [sagri]stano per L. 10 al sagristanello Nicolò Per[rone.]
  D. R. Da che Concetto Torrisi se ne andò via dalla Cattedrale io non ho avuto più occasione di vederlo.
  Seppi soltanto dal cappellano Chines che il Torrisi il giorno della festa di S. Agata era tra coloro i quali indossavano il sacco bianco e tiravano la bara.
  D. R. Io non mi accorsi mai che il Torrisi avesse particolare attaccamento con qualche altro sagrestano o con qualche prete, di coloro i quali frequentano la Cattedrale.
  Egli soltanto era in intime relazione con Francesco Maccarone, il custode della Cattedrale.
  Io lo vedevo spesso parlare con il Maccarone, al quale anzi egli raccontava tutto, facendo anche i suoi sfoghi contro noi sacristanelli.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.