Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte II.--Esami testimoniali


Corsaro Giusep[pe]
(Fol. [106, vol. 2°--12 maggio 1891).]

  D. R. Intorno al furto degli [ostensori della Cat-]
  tedrale, non ho da aggiungere n[iente a quel che di-]
  chiarai alla Giustizia nello stesso mese [in cui il]
  fatto avvenne, tanto più che è già trascor[so tan-]
  to tempo.
  D. R. Quando s'intese da noi sacristanelli [che]
  erano stati rubati gli ostensorii, si corse giù in sagristia assieme ad altri sagristanelli e vidi Concetto Torrisi quasi svenuto, seduto sopra un banco e piangente.
  D. R. Quando il padre Di Maggio dal balcone della sua stanza si accorse che in sagristia trovavasi aperto il suo cassuolo, disse al Torrisi: Prendi le chiavi.
  Il Torrisi però rispose: le chiavi non vi sono.
  D. R. La notte in cui avvenne il tentativo al tesoro di S. Agata, io dormivo insieme ai sagristanelli altri ed a Concetto Torrisi, quando, costui verso le 3 a. m., si svegliò annunciandoci che era il suo giorno onomastico e che bisognava alzarsi per lavare i piatti, che erano rimasti sporchi dalla sera precedente.
  Fu perciò che ci alzammo subito, e per potere accendere il fuoco, ci mettemmo a rompere le legna.
  Finita la lavatura dei piatti scendemmo in chiesa dove ci accorgemmo dell'avvenuto tentativo.
  In chiesa anzi trovammo due donne che erano entrate dalla porta in vicinanza dell'altare di San Giorgio, la quale trovammo scassinata.
  D. R. Non mi accorsi se Concetto Torrisi avesse particolare amicizia con qualche sagristanello, o con qualche prete di quelli che frequentano la Cattedrale.
  Posso dire però che egli era in relazione piuttosto stretta col custode Francesco Maccarone, col quale lo vedevo spesso parlare.
  Anzi posso aggiungere che spesso il Torrisi faceva dei regali al Maccarone; regali di verdure e di vino, che al Torrisi venivano portati dai suoi parenti da S. Giorgio.
  Anche il Maccarrone non di rado veniva a chiamare il Torrisi ed entrambi si mettevano a parlare insieme.
  D. R. Anche col Di Maggio il Torrisi era in ottima relazione, ed anche al Di Maggio il Torrisi faceva di simili regali.
  Prima di essere licenziato, analogamente domandato risponde:
  Dopo il furto degli ostensorii, il Torrisi non di rado parlava contro il Di Maggio dicendo: quello scellerato perchè mi ha fatto venire qui?
  Il Torrisi intendeva dire, che il Di Maggio era stato colui che lo aveva fatto venire come sagrestano alla Cattedrale, e faceva comprendere, che il Di Maggio fosse stato l'autore del furto.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.