Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte II.--Esami testimoniali


De Marco Carlo
(Fol. 137, vol. 2.--12 giugno 1891)

  D. R. Più tentativi di furti sono avvenuti a mio danno, e precisamente posso indicarne tre alla Giustizia, dei quali però non posso bene precisare il tempo del loro avvenimento.
  Una prima volta mi si disse che erano state vedute delle persone di notte tempo, ad operare dinanzi la porta del mio ufficio notarile, allora in via Condurso N. 8, ed io sospettai che quelle persone avessero cercato di prendere una impronta del buco della serratura per costruire quindi una chiave che valesse ad aprire.
  In seguito una mattina, cercando di aprire il detto ufficio notarile, trovai un ostacolo nel buco della serratura, e potei quindi estrarre dalla medesima un pezzo di barba di chiave.
  Sicchè dovetti convincermi, che un'impronta era stata ricavata, che una falsa chiave era stata costruita, la quale però nell'essere adoperata, erasi rotta.
  In seguito una mattina giungendo al mio ufficio, trovai della gente affollata dinanzi al mio ufficio, e potei subito accorgermi che nella notte si era tentato di aprire, mediante falsa chiave, e violenza, dappoichè dei due catenacci quello della spranca era strappato con tutti gli anelli che lo reggevano, e quello a lettera trovavasi rotto.
  Le altre due serrature a chiave, erano tuttavia intatte, perchè, secondo, informavami il Delegato Rispoli, che trovavasi in quel momento presente, i ladri per timor di esser sorpresi, si erano dati alla fuga.
  La S. V. deve in proposito notare, che il Delegato Rispoli abitava, in quel tempo, dirimpetto il mio ufficio notarile, e che essendosi accorto dell'opera delittuosa dei ladri, fece fuoco da uno dei suoi balconi e così indusse costoro a fuggire.
  D. R. Quando avvenne il primo ed il secondo tentativo avevo nel mio ufficio notarile molti denari della Banca Nazionale, chiusi però in cassa forte.
  Quando avvenne il terzo tentativo non avevo in detto ufficio che qualche migliaio di lire.
  D. R. Quando avvennero i detti tentativi, io non sospettai che i ladri avessero voluto sottrarmi qualche documento.
  Tale sospetto però lo feci dopo l'arresto del Riela, poichè avevo ragione di ritenere, in seguito a detto arresto, che Riela fosse capace d'un furto e ricordandomi che nel mio ufficio si conservavano e si conservano tuttora, importanti documenti relativi alle note vertenze tra la Banca Depositi e Sconti ed il Riela, ritenni probabile che quei tentativi avessero per iscopo di sottrarre qualcuno degli indicati documenti.
  Devo in proposito far rilevare alla Giustizia una circostanza vera importante.
  Fra gli indicati documenti eravi una privata scrittura molto importante, stata depositata presso di me dalla Banca suddetta. Ora, quando la detta scrittura mi fu consegnata, la persona che me la consegnava dissemi queste parole: custoditela gelosamente, non affidatela a nessuno, non lasciatela un sol momento, perchè altrimenti vi sparirà.
  Con queste parole il Cav. Serra Caracciolo che le profferiva, intendeva evidentemente alludere a Carmelo Riela, il quale sarebbe stato capace di farmi scomparire la detta scrittura.
  D. R. Per il secondo e per il terzo tentativo fu relativamente informata la Giustizia, e furono compilati dei processi penali dai quali la S. V. potrà ricavare le altre notizie di tempo e luogo che desidera.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.