Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte II.--Esami testimoniali


Nicotra Giuseppe
(Fol. 24. Vol. 2.--29 gennaio 1891)

  Io sono il più grande dei figli di mio padre, sebbene non siamo tutti della stessa madre. Ho altri tre fratelli che sono del secondo letto, ma che sono stati, sino a tempo recente, sempre uniti con me e con mio padre, formando unica famiglia, ed io, come il più grande, mi sono sempre adoperato per la buona riuscita dei detti miei fratelli.
  Se non che, quando avvenne il tentativo del furto in danno della Ditta Savoia e Carbone, nel quale tentativo venne implicato mio fratello Salvatore, io provai tanto dispiacere che mi guastai un po' con la famiglia, tanto che volli far casa separata.
  Sicchè da quel tempo, mio padre e i miei fratelli, abitano una casa separata dalla mia, ma nella stessa strada al N. 18. Lungo sarebbe il narrare quanto io ho fatto per agevolare la condizione dei miei fratelli.
  Pria presi in affitto due mobili del Duca Cardaci, e li posi sotto la direzione del mio fratello Santo.
  Siccome però quell'impresa andava a male, dovetti ritirarmi ed ottenni, invece, il pastificio Santa Margherita, nel quale impiegai mio padre ed i miei tre fratelli Santo, Francesco e Salvatore. Ma anche tale impresa andò a male, e dovetti smettere.
  In seguito non avendo dove meglio collocare i miei fratelli, ricollocai Francesco come commesso nel Bazar Siciliano di mio cugino Francesco Scuto, ricollocai Salvatore come commesso nell'agenzia di Gaetano Platania a S. Francesco, e collocai Santo nel pastificio del signor Giuseppe Pastorini in Catania e poscia nel pastificio di Giuseppe Messina in Paternò, dove attualmente trovasi.
  D. R. Mio fratello Francesco, da quando fallì Francesco Scuto, forse verso il luglio del 1890, è rimasto, a quanto io sappia, senza occupazione.
  D. R. Posso riferire alla S. V. che mio fratello Francesco circa due mesi fa, fu a Napoli.
  Io non sapeva nulla che egli si dovesse colà recare. Appresi che era colà da un telegramma direttomi da lui da Napoli, nel quale mi diceva di recarmi dai fratelli Cutore a dare informazioni su di lui. Difatti io mi recai dai fratelli Cutore, e parlai col signor Natale, il quale vedendomi, mi disse che non c'era bisogno della mia venuta, perchè egli mi conosceva da tanto tempo, e che avea già dato le opportune informazioni.
  D. R. Se non risposi punto al telegramma di mio fratello, tanto che il bono per la risposta me lo vendetti al signor Nunzio Abbate, nipote del signor Giovanni De Natale.
  D. R. Quando ritornò mio fratello, mi portò questo soprabito che attualmente indosso, e volle da me in compenso L. 25. Egli non mi diede nessuna spiegazione del telegramma che mi avea mandato da Napoli, nè io gliene domandai.
  D. R. Quando mio fratello fu a Palermo, non mi mandò, nè lettera nè telegramma; non so se ne abbia spedito ad altra persona della famiglia. Io però non seppi punto che avesse mandato da Palermo lettera o telegramma a qualcuno della famiglia.
  Devo avvertire la S. V. che io faccio del commercio in vini, e che mio fratello Francesco, qualche tempo pria del telegramma, mi avea detto che sarebbe andato in qualche paese a girare con mostre di vino per conto mio.
  D. R. Non conosco un tal di Rosario Nicotra da Napoli non avendolo neppure inteso mai nominare.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.