Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte II.--Esami testimoniali


Calì Barbaro
(Fol. 36, vol. 2° -- 1. febbraio 1891)

  D. R. Ieri sera, verso le sei e mezzo, mi trovava a passeggiare con l'ispettore scolastico signor Marcellino in via Stesicoro Etnea, in quel tratto che corre tra il viale Principessa Margherita e l'orto botanico, quando fui avvicinato da una donna, certa Carmela Reale, la quale diceva di dovermi parlare con tutta urgenza.
  Io le risposi di andare subito alla Parrocchia del Borgo, dove io sarei tosto arrivato.
  Separatomi infatti dal signor Marcellino, seguendo la detta donna, mi recai subito dalla Parrocchia, dove essa, dopo essere stata da me condotta in casa del cappellano, mi consegnò un involto contenente delle verghe di metallo, dicendomi di averlo ricevuto dalla pettinara, moglie di Antonino Nicotra.
  Io le domandai la ragione, ed essa mi disse che la pettinara le aveva dato quel metallo, come stagno o piombo, per conservarlo, affinchè non si sospettasse di lei.
  Mi soggiunse la detta Reale, che avendo fatto conservare quel metallo ad una vicina, certa donna Vincenza, costei le aveva detto: Questo non è stagno, ma è argento; sicchè essa, la Reale, a suggerimento della stessa donna Vincenza, supponendo trattarsi dell'argento della bara di S. Agata, era corsa a portarlo a me o al curato.
  Allora io, ricevuto il detto metallo, mi accinsi subito a consegnarlo alla Questura, ed all'uopo, fattomi accompagnare dal Curato, mi recai personalmente in questa Questura e consegnai il metallo al signor Questore.
  Mostratogli il metallo, dopo di esserci assicurati della identità ed integrità dei suggelli apposti al reperto relativo, ed analogamente richiesto, risponde:
  È questo il metallo di cui ho parlato.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.