Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte II.--Esami testimoniali


Ferlito Salvatore
(Fol. 46, vol. 2--4 febbraio 1891).

  D. R. Io sono da molto tempo amico di Francesco Nicotra, e per conseguenza anche dei suoi fratelli.
  Prima, con lui e con gli altri comuni amici mi riunivo spessissimo, ed anzi qualche volta a casa di lui giocavo a carte con lui e con i suoi fratelli.
  Però da circa tre mesi avevo io contratto amorosa relazione con certa Concettina Guttà che intendo sposare, mi sono distaccato dai miei amici e quindi dal Nicotra.
  Io ritenevo che il Nicotra e i suoi fratelli fossero gente per bene e mi sorpresi quando seppi il fatto che s'imputava a Salvatore e Francesco Nicotra relativamente al tentato furto in danno della Ditta Savoja e Carbone.
  Si disse allora che tutti e due i fratelli fossero stati arrestati per quel furto; ma il giorno appresso incontrai il Nicotra Francesco, che perciò non era stato arrestato, e poscia seppi che il Salvatore Nicotra era stato dichiarato esente da ogni responsabilità.
  Di conseguenza continuai a tener relazioni di amicizia coi nominati fratelli Nicotra, nonostante che mio padre mi avesse avvertito di non più frequentare la loro compagnia.
  Fra gli amici comuni vi era Alfio Spampinato, il calzolaio col quale i detti Nicotra tenevano più intima relazione di amicizia, e presso la bottega del quale, in via Monserrato, essi solevano andare a sedere quasi tutte le sere.
  Io con Francesco Nicotra non mi allontanai mai da Catania, quantunque una volta egli mi avesse invitato di andare a Messina, dove egli diceva di doversi recare.
  Però egli di tempo in tempo diceva di dover partire ora per Messina, ora per Palermo, ora per qualche altro punto, ma io non posso dire se egli mi dicesse la verità, perchè qualche volta dicevami che partiva per Palermo, e intanto il giorno appresso lo rivedeva di nuovo a Catania.
  Sino a quattro o cinque mesi fa, egli vestiva più male di me, secondo le sue ristrette condizioni finanziarie, ma poscia ad un tratto si mise a vestir bene e spendere piuttosto largamente.
  Anzi mi diceva che doveva recarsi in Alessandria di Egitto a comprar pelli di tigre per farne commercio, giacchè, secondo egli diceva, sua zia, quella che allevò il Sacerdote di Maggio, gli aveva regalato la somma di lire quattromila.
  Se nonchè pare che egli avesse smesso il pensiero del Commercio delle pelli di tigre, perchè poi mi disse che aveva comperato una quantità di vino per ragion di commercio.
  D. R. Circa un anno fa, Francesco Nicotra aveva al dito un anello, e per il mio mezzo lo volle vendere, perchè aveva bisogno di denaro.
  Ricordo che in allora mostrai [sic] quell'anello.
  Francesco Nicotra lo possedeva da quattro o cinque mesi. Anzi egli mi aveva dichiarato la provenienza dello stesso, dicendo che sua madre gli aveva regalato un diamante vecchio e che egli lo aveva fatto incastonare in un anello di oro.
  Non mi disse però quale orefice gli avesse montato quell'anello.
  D. R. Conosco che Francesco Nicotra ha una mantenuta che abita nell'albergo Saati, presso la quale egli non di rado solea restarsi la notte a dormire.
  D. R. Conosco che anche Salvatore Nicotra aveva una mantenuta, certa Pudda, ma ignoro se adesso l'abbia pure.

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Ultima revisione: 28 dicembre 2005.