Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte II.--Esami testimoniali


Riccioli Antonino.
(Fog. 69, vol. 2.--4 aprile 1891).

  D. R. Il 27 gennaio ultimo io, quale membro della Commissione per la festa di S. Agata, in compagnia del Cav. Tornabene economo del Municipio e rappresentante del medesimo, mi recai verso le 10 antimeridiane alla Cattedrale, perchè si doveva aprire il locale della Chiesa, scoprire la bara stessa e farla ripulire, come di consueto.
  Giunti che fummo alla bara, chiamammo il sacristano maggiore e mandammo Nicolò Isaia il capo maestro che trovammo nella stessa Chiesa a prendere le chiavi del detto locale.
  Mentre discorrevamo aspettando, sopravenne il figlio del capo maestro con le chiavi e cominciò ad aprire.
  Aperse il cancello del battistero e noi entrammo in quel recinto; quindi aperse la prima porta che conduce al locale della bara ed entrò in quell'andito oscuro.
  Noi gli dicemmo di attendere che si scendesse una lanterna.
  Mentre io stesso mi adopravo ad accendere una lanterna ch'era tenuta da un sacrestano, l'indicato Isaia Alfio, figlio del capo maestro, tornò gridando: «Hanno scassinato!.. Hanno scassinato!..»
  Noi allora entrammo con lui, vedemmo aperta la seconda porta, e, giunti nel locale della bara, ci accorgemmo che era scassinata la cassa che la ricuopriva [sic] e che vi era commesso un rilevante furto.
  Dolenti su quanto avevamo osservato, tornavamo sui nostri passi verso la Chiesa, quando sopraggiunse piangendo lo stesso capo maestro, il quale, secondo egli stesso diceva, trovandosi in compagnia dell'orefice Puglisi, dietro il portone che risponde in piazza del Duomo, aveva appreso dalle voci, che uscivano dalla porta interna, il furto era stato scoperto.
  In seguito a ciò facemmo rimanere in chiesa Alfio Isaia e noi andammo ad avvertire prima Monsignor Castro, e poi il Sindaco.
  D. R. Quando entrai io in compagnia del Tornabene, nel locale della bara, la seconda porta era completamente aperta, tanto che potemmo passare senza toccarla.
  Però dinanzi a noi era entrato lo stesso Alfio Isaia ed un suo lavorante.
  D. R. Io ritengo che Alfio Isaia trovò la seconda porta nello stesso modo in cui la trovai io al mio entrare, perchè altrimenti io avrei dovuto sentire il rumore che soleva far sempre la detta porta nell'aprirsi.
  Imperocchè ricordo benissimo, che quella porta era, come volgarmente dicesi, ricaduta e quindi nello aprirsi doveva strisciare sul suolo e far rumore.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.