Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. I.--Ferculo / Parte II.--Esami testimoniali


Castorina Alfio
(Fol. 99, vol. 2.--4 maggio 1891)

  D. R. Nell'inverno ultimo, non posso precisare il mese, mi si presentò il cocchiere Francesco Puglisi dicendomi, che persona di sua conoscenza desiderava la mia carrozza, perchè doveva recarsi in Paternò.
  Mi soggiungeva però, che la detta persona voleva condurre da se stesso la carrozza, e non voleva quindi il cocchiere.
  Io gli feci osservare che quel che domandava era impossibile, perchè avrebbero potuto rovinarmi cavallo e carrozza.
  Il Puglisi insistette dicendomi, che la persona di cui egli parlava a me, era ben abile a far da cocchiere e che quindi gli si poteva affidare la carrozza.
  Allora io gli dissi di presentarmi alla indicata persona per vedere se si fosse potuto conchiudere lo affare.
  Il Puglisi, infatti, poco dopo mi presentò un giovinetto magro, che appresso conobbi chiamarsi Salvatore Nicotra, il quale era in compagnia di Alfio Spampinato, inteso il Capraro.
  S'intavolarono subito le trattative, il Nicotra voleva darmi dieci lire ed io ne volevo quindici.
  Io però stetti fermo nella mia domanda, ed il Nicotra dovette aderire, e mi lasciò di conseguenza lire cinque di caparra.
  Dopo alcuni giorno i nominati Nicotra e Spampinato alle 4 a. m. si presentarono in casa mia, e si presero, giusta la convenzione, la carrozza, dandomi a mia richiesta, altre lire 5.
  Io sapeva, secondo essi mi avevano esposto, che dovevano recarsi in Paternò, ma essi quel giorno stesso, [...] lire alle cinque antemeridiane, cioè a dire una ora dopo, ritornarono e mi restituirono la carrozza, dicendomi che per il fango e la ghiaia che avevano incontrato per la strada, avevano rinunziato al viaggio.
  Io feci osservare che per me l'affare era conchiuso e che mi dovevano il prezzo stabilito.
  Però dopo un poco di alterco si stabilì che essi perdevano le lire dieci che mi avevan dato, ed io non domandai più le altre cinque lire.
  Dopo altri quattro o cinque giorni, mi si presentarono nuovamente i suddetti individui alle dieci pomeridiane domandandomi la carrozza.
  Io risposi che avevo il solo cavallo, perchè la carrozza l'aveva dato ad acconciare.
  Essi allora mi esortarono ad affittarne una per cederla a loro col mio cavallo, sempre pel viaggio che dovevano fare per il paesotto di Paternò.
  Io, essendosi stabilito lo stesso prezzo di L. 15. addivenni alla loro proposta e mi feci prestare la carrozza di Salvatore Bonaccorso.
  La dimani il Nicotra e lo Spampinato, verso le quattro a. m. vennero a prendersi la carrozza dandomi lire 10 di caparra.
  Un'ora dopo, anzi ricordo meglio, alle 5 p. m. di quel giorno, essi ritornarono restituendomi la carrozza tutta guasta ed il cavallo ben malcon[cio.]
  Per scusarsi essi dicevano che la carro[zza era sta-]
  ta urtata da un carretto, ma io non prestai fede alle loro affermazioni, perchè dai danni che si osservavano, sembravami chiaro che carrozza e cavallo erano caduti.
  Però volli che essi mi pagassero i danni sofferti, e difatti essi mi diedero altre lire 10.
  In seguito essendomi informato seppi, che realmente la carrozza era caduta alla Badiella, dinanzi la caserma dei RR. CC.
  Devo far notare alla Giustizia, che quando consegnai la carozza [sic] al Nicotra ed allo Spampinato, tanto la prima che la seconda volta, volevo mettere la sonagliera al cavallo, ma essi non vollero.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.