Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte I.--Interrogatori


Altro interrogatorio Nicotra Salvatore
(Fog. 283, Vol. 1.--27 febbraio 1891).

  D. R. Confermo pienamente tutto quanto dichiarai nel mio precedente interrogatorio.
  Devo pure aggiungere taluni fatti e talune circostanze che non riferii, perchè non ricordavo, essendo scorso già qualche tempo da quando esse avvennero.
  Dopo quello che dichiarai in seguito ad interrogazioni ho pensato e ripensato, e quindi sono in grado di fare delle aggiunzioni al mio interrogatorio.
  La stessa notte che venne commesso il furto degli ostensori, essendomi ritirato in casa poco dopo la mezzanotte mio fratello Giuseppe non mi volle aprire la porta d'ingresso, sicchè fui costretto andare via per procurarmi altro ricovero.
  Se non che era giunto in piazza Cavour quando incontrai mio fratello Francesco, il quale saputo da me che io era rimasto fuori casa, mi condusse seco lui in piazza del Duomo, e quindi in via Raddusa dove mi disse di aspettare-- Io non compresi che cosa mio fratello volesse ed a quale scopo mi avesse fatto attendere in via Raddusa.
  Mentre trovavami là a guardare mi accorsi, che mio fratello e due persone, che venivano dalla parte anteriore di via Vittorio Emanuele, si avvicinarono alla porta della sagrestia della Cattedrale, che la detta porta si aperse e che una di quelle due persone posto fuori come un grosso involto -- In quel momento si avvicinava una carrozza, nella quale fu collocato l'involto e salirono quelle persone e mio fratello.
  Non mi accorsi se, e quali persone, si trovassero in carrozza oltre quelle che io vidi salire, non mi accorsi se in quelle vicinanze vi fossero altre persone. La carrozza mosse subito verso la piazza del Duomo e quindi voltò verso la via Stesicoro Etnea, verso il Borgo. Mio fratello dalla stessa carrozza, nel passare poco discosto da me mi disse che poteva andare via -- Ed io difatti andai in piazza del Duomo, scesi verso Porta Uzeda, mi recai in via Plebiscito, e di là ritornando per via S. Giuseppe al Transito, giunsi in via Manzoni e continuai verso casa mia. -- L'indomani si sparse per la città la notizia che erano stati rubati gli ostensori della Cattedrale, ed io allora compresi che la notte precedente, quando vidi quelle operazioni in via Vittorio Emanuele si commetteva appunto il furto di detti ostensori.
  Dopo due giorni, se mal non ricordo, seppi dallo stesso mio fratello Francesco, che in quella notte si era commesso appunto il furto di cui ho parlato, e che era stato Concetto Turrisi colui che aveva portati gli ostensori alla porta della sagristia.
  D. R. Mio fratello non mi disse nè quali, nè quanti fossero stati i suoi compagni nel detto furto.
  D. R. Non ricordo se in via Raddusa ci fossero delle persone a far la guardia nel tempo che io stetti là fermato.
  D. R. Dopo il fatto di cui ho parlato, dovetti notare che Alfio Spampinato e suo zio Salvatore venivano spesso in casa mia a cercare di mio fratello Francesco.
  Fu perciò che un giorno domandai ad Alfio Spampinato, che conti avessero con mio fratello -- Ed egli allora mi confidò, che gli ostensori erano stati in casa di suo zio Salvatore. Altra volta, in altra occasione, che non so precisare, lo stesso Alfio Spampinato mi confidò che la fusione del metallo dei due ostensorî era stata fatta da Neddu Sciacca.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.