Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte I.--Interrogatori


Interrogatorio Nicotra Francesco
(Fog. 296, vol. 1.--26 febbraio 1891),

  D. R. Posso dire alla S. V., che dopo il furto degli ostensori, nel novembre del 1889 io e Neddu Sciacca avendo portato seco sei pietre, quattro bianche e due rosse, di quelle staccate da uno degli ostensori rubati, cercava di venderle in Palermo, mediante l'opera di suo nipote Girolamo Barresi.
  Quelle portate doveano servire anzi da campioni per potere poi similmente vendere le altre rimaste in Catania.
  Colà giunti andammo ad abitare presso lo stesso Barresi, presso cui rimanemmo circa tre o quattro giorni, sino cioè, alla nostra partenza per Catania. Nè io nè lo Sciacca portammo a far vedere dette pietre da qualche gioielliere.
  Invece lo Sciacca incaricò il Barresi della bisogna, il quale presentò ed offerse quelle pietre in vendita a parecchi gioiellieri, ma senza nulla conchiudere, perchè esse erano di ben poco valore, essendo quelle bianche diamanti molto piccoli e le rosse delle così dette bollate, ossia granatine.
  Ritornati in Catania non facemmo più alcun tentativo, essendo, come già dichiarai, le pietre andate in potere del D'Aquino, del Consoli ed in parte, del Parisi, i quali non diedero alcun conto delle loro operazioni sul riguardo.
  Pria di licenziarsi,
  D. R. Lo Sciacca disse a suo nipote Barresi, che quelle pietre erano antiche e di sua proprietà.

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Ultima revisione: 28 dicembre 2005.