Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte I.--Interrogatori


Interrogatorio di Spampinato Alfio
(Fol. 300 vol. 1. -- 2 marzo 1891)

  D. R. Sul furto degli Ostensori alla Cattedrale posso dire quanto segue: Molti giorni pria che il furto fosse avvenuto, mentre stava per recarmi in Cibali incontrai Francesco Nicotra, il quale, fermandomi, mi rivelò che aveva divisato di rubare in compagnia di altre persone i detti Ostensori; poichè, diceva egli, era in relazione con una persona la quale nel tempo stabilito avrebbe fatto trovare i detto oggetti dietro la porta della sagristia via Vittorio Emanuele.
  Da questo discorso io già compresi che il Nicotra si fosse fatto già di accordo per il proposto furto con una delle persone dimorante nello interno della Cattedrale.
  Egli però allora non mi nominò tale persona. Non ostante le sue insistenze e le sue insinuazioni, io mi negai recisamente di prender parte a quel furto.
  Dopo molti giorni intesi correr voce che quel furto fosse stato commesso, ed io subito argomentai, che autori fossero stati Francesco Nicotra e suoi compagni. Infatti il giorno seguente passando in via Vittorio Emanuele, proprio dinanzi la porta della sagristia alla Cattedrale, verso mezz'ora di notte incontrai Francesco Nicotra al quale domandai in tuono [sic] allusivo: Che facesti? ed egli subito mi rispose, feci tutto. Io compresi che egli aveva commesso il detto furto.
  Dopo qualche giorno incontratolo nuovamente dinanzi la Chiesa dei Minoriti, egli mi avvicinò ed esplicitamente mi confessa [sic] che avea commesso il sudetto furto e che gli ostensori si trovavano nascosti al Trappeto. Dopo i fatti da me narrati, siccome io non lavoravo da giovane calzolaio, presso Giuseppe Rapisarda che ha la bottega nel Piano del Borgo, vedevo spesso riunirsi in detto piano dopo l'avermaria, [sic] Francesco Nicotra, Salvatore Nicotra, Neddu Sciacca, Antonino Consoli, Paolo Parisi, Gaetano Mazzola, mio zio Salvatore Spampinato e quel tale con la barba a pizzo, inteso Mammano, che io credo sia Francesco D'Aquino. Da tali riunioni misteriose argomentai che si trattasse del furto delle sfere della Cattedrale, ed un giorno anzi ne domandai a Neddu Sciacca, il quale mi confermò nella mia credenza e mi suggerì anzi di farmi dare qualche cosa perchè io era a conoscenza di tutto.
  Fu allora che lo stesso Sciacca annunziò che fra qualche giorni sarebbero andati a prendere i raggi a mezza luna, dove si suol mettere l'ostia consagrata, di uno però dei due ostensori e precisamente del più grande.
  Dopo alquanti giorni rincontrato Francesco Nicotra, gli domandai che cosa avessero fatto, ed egli mi rispose che già in casa di Neddu Sciacca era stata fatta la fusione dell'oro e dei raggi e della mezza lunetta, e che il metallo ricavato era stato venduto dallo stesso Sciacca per il prezzo di L. 1500, essendo risultato del peso di un rotolo e mezzo. Io allora gli dissi che a me dovevano dare qualche cosa, ed egli mi dette soltanto L. 10, promettendomi che mi avrebbe dato ben di più quando si sarebbero vendute le pietre preziose che erano di un gran valore.
  Quando avvenne quest'ultimo discorso, Francesco Nicotra era in compagnia di suo fratello Salvatore ed eravamo tutti e tre nel piano del Borgo.
  Fu appunto in tale occasione che io seppi che gli ostensori dal Trappeto erano stati trasportati nella grotta delle Colombe sotto Misterbianco, nella quale ancora si trovavano.
  Dopo molti giorni dall'ultimo discorso Francesco Nicotra mi invitò ad andare con lui e con i compagni a prendere le sfere dalla indicata grotta per trasportarle nel fondo di mio zio Spampinato Salvatore a San Francesco all'Arena, dove era stato stabilito che si sarebbe fatta la fusione del metallo. Io non aderii all'invito, dicendo che avevo da fare, ed il Nicotra mi disse che avrei potuto incontrarlo la stessa sera verso un'ora di notte, mentre egli coi suoi compagni ritornavano portando le sfere.
  Io difatti dopo l'avemaria mi recai nella via principale di Cibali, nella quale, in vicinanza della casina del sig. Fischetti incontrai che ritornavano Francesco Nicotra, suo fratello Salvatore, Gaetano Mazzola, Paolo Parisi, Antonino Consoli, mio zio, Salvatore Spampinato, Neddu Sciacca ed il Mammano che credo sia il D'Aquino.
  Io mi unii a loro e durante il cammino Francesco Nicotra mi diceva che gli ostensorii erano stati ridotti in pezzi che venivano portati dai suoi compagni e da lui, una parte per ciascuno. Giunti che fummo al piano Borgo io mi licenziai da loro ed essi continuarono il loro cammino verso S. Francesco all'Arena dove dovevano depositare gli oggetti rubati.
  Dopo molti giorni da questi fatti invitato dallo stesso Francesco Nicotra, mi recai a S. Francesco all'Arena, presso mio zio Salvatore e là trovai riuniti le stesse persone da me testè nominate, meno Salvatore Nicotra, le quali con un mantice, con fuoco e con crogiulo [sic] erano intenti alla fusione del metallo degli ostensorii. Finita l'operazione, il metallo, che risultò essere argento, venne ridotto in verghe ed affidato per la vendita allo Sciacca meno circa due rotoli che rimase sotterrato colà stesso vicino la casa abitata da mio zio.
  L'argento ricavato fu in tutto circa sette rotoli. Anche le pietre preziose appartenenti all'ostensorio grande, che erano state da questo distaccate nella predetta grotta, rimasero sotterrate insieme ai due rotoli di argento vicino l'abitazione di mio zio nell'indicato luogo.
  Dopo tal fatto io non avevo saputo niente, e niente avevo avuto, quando una sera vedendo al Piano del Borgo riuniti i su accennati amici, mi avvicinai ad essi, e domandai la mia parte.
  Coloro allora discutendo, su quanto io chiedeva, deliberarono di lasciarmi per mia parte quei due rotoli d'argento rimasto nascosto a S. Francesco all'Arena.
  Io difatti andai colà e mi presi quell'argento che andai a nascondere in via del Vallone.
  Dopo qualche giorno, incontrato Francesco Nicotra, gli domandai che cosa avessero fatto delle pietre, ed egli mi rispose, che fra alcuni giorni sarebbero partiti per Palermo, egli e Neddu Sciacca per cercare di vendere colà.
  Io avevo vedute le dette pietre il giorno stesso che si fece la fusione del metallo a S. Francesco all'Arena ed erano conservate in una scatola di latta della capacità di una giumella, sebbene bisogna tener conto per quanto piccolo che comprava l'argento e l'oro nel quale trovavansi ancora le medesime incastonate.
  Partirono come poi seppi, il Nicotra e lo Sciacca per Palermo, per tentare la vendita delle pietre, ma al loro ritorno Francesco Nicotra mi disse che non avevano potuto venderle, perchè veniva loro offerto un prezzo molto misero.
  Dopo alquanti giorni, avendo nuovamente domandato al Nicotra che cosa avessero fatto delle pietre, egli mi annunziò che se l'erano prese per lire cinquanta il Mammano e taluni suoi compagni che ora non ricordo.
  Io però non prestai alcuna fede ai suoi detti, specialmente perchè in quel tempo Francesco Nicotra, spendeva e spandeva, non solo, ma si era dato anche a fare il negoziante di panno in società con Salvatore Ferlito, inteso il Barone.
  Non avendo più da pensare alle pietre, io allora credetti bene di vendere i due rotoli d'argento che mi erano stati dati, e perciò un giorno di Sabato portai quel metallo a Neddu Sciacca pregandolo di vendermelo.
  Egli mi disse di ritornare là, Domenica.
  Ritornai difatti il detto giorno nelle ore pomeridiane e seppi che lo Sciacca era stato arrestato.
  Di conseguenza non seppi più nulla ancora di quell'argento.
  D. R. Le pietre preziose dell'ostensorio rubato che io vidi a S. Francesco all'Arena erano molte e di diversa grandezza. Circa una decina erano bianche, con diamanti dalla grandezza di un pisello circa una trentina erano rosse e della larghezza di due centesimi, ce n'erano moltissime poi bianche e rosse, ma molto più piccole delle bianche ora indicate.
  D. R. Il diamante antico di cui parlai nel mio precedente interrogatorio, diamante con cui Francesco Nicotra fece costruire uno anello dall'orefice in via Morti era appunto, come lo stesso Nicotra mi confessò, uno di quello, staccato dall'Ostensorio.
  Esso anzi nella forma e nella grandezza era uguale a quelli componenti la scatola che io vidi a S. Francesco all'Arena.
  D. R. Francesco Nicotra mi disse di essersi preso quel diamante nella grotta delle Colombe, quando egli e i suoi compagni vi andarono per prendere e trasportare gli oggetti rubati, presso mio zio. Se la S. V. mi mostrasse quel diamante potrei bene riconoscerlo.
  Dopo alcuni giorni dacchè era stato consumato il furto degli ostensorii Francesco Nicotra mi rivelò che colui il quale avea nell'interno della Cattedrale, preso gli ostensorii e li aveva quindi portati sino alla porta della sagrestia, era stato Concetto Torrisi.
  D. R. Ricordo che nel mese di gennaio ultimo Francesco Nicotra venne nella mia bottega in compagnia di un tale di statura un poco più alta della mia, il quale aveva in testa un berretto di pelo.
  Non so però chi egli si fosse, non avendomi il Nicotra detto nulla in proposito.
  Quando egli entrò in mia casa trovavansi presenti i miei lavoranti, Biagio Randazzo inteso Tingitore abitante in via Consolazione e Antonino Guglielmino inteso Sciancato abitante allato [sic] alla Badiella al Borgo.
  D. R. Nel carcere ho veduto un tale che mi è stato indicato come Concetto Torrisi, ed esso parmi che sia quello stesso che entrò in casa mia nel gennaio ultimo in compagnia del Nicotra Francesco.
  D. R. Quando facevasi la causa contro il sacerdote Di Maggio Domenico, sentivo dire a Francesco Nicotra e ad Antonino Consoli che il povero Di Maggio era affatto innocente del furto che gli si addebbitava.
  D. R. Sul prezzo ricavato dalla vendita dell'oro, cioè sulle lire 1500, Francesco Nicotra ebbe L. 500, come appresi dai discorsi che egli teneva nel piano Borgo coi miei compagni. Se non che siccome il resto del metallo degli ostensori in seguito alla fusione risultò argento e non oro, come si era ritenuto, i compagni del Nicotra che non poteano più avere quanto lui, si compensavano sul valore delle pietre come io argomentai dagli stessi discorsi ora indicati.
  Mostratagli la spilla in giudiziale sequestro, dopo di esserci accertati della identità ed integrità del suggello apposto al reperto ed invitatolo a dichiarare se riconosceva la pietra bianca che sta nel centro, in mezzo ai due zaffiri,
  R. Il diamante che la S. V. mi mostra nella forma e nella grandezza è perfettamente uguale a quello che io vidi incastonato nell'anello di Francesco Nicotra, sicchè potrei giudicare che sia lo stesso.
  D. R. Oltre alle pietre da me indicate nello scatolo di latta, che mi fu mostrato a S. Francesco all'Arena, trovavansi una trentina di perle della grossezza di un pisello tutte unite e formanti come un grappolo.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.