Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte I.--Interrogatori


Interrogatorio Nicotra Francesco
(Fol. 308, vol. 1.--3 marzo 1891)

  Su quello che la S. V. mi domanda devo in verità dichiarare che in casa di Neddu Sciacca dell'ostensorio grande non furono fusi che i raggi e la mezza lunetta dove si colloca l'ostia consacrata, mentre il resto, che era come già dichiarai, argento dorato, venne fuso a S. Francesco Di Paola all'Arena presso Salvatore Spampinato.
  L'ostensorio piccolo, o meglio, la sola raggiera dello stesso che era tutta d'oro, venne fusa in casa di Neddu Sciacca.
  Devo in proposito avvertire che la fusione in casa dello Sciacca fu fatta in tre volte e tempi diversi. Una volta, come ho detto, per la raggiera dell'ostensorio piccolo; una volta per la mezza lunetta ed una parte dell'ostensorio grande, ed una volta in fine per il resto dei raggi del detto ostensorio.
  D. R. Come già dichiarai alla S. V., nei miei precedenti interrogatorii, le pietre preziose furono staccate dall'ostensorio grande, e questo fu fatto in pezzi al Trappeto dove gli ostensorii rubati vennero la prima volta nascosti.
  In seguito fu tutto trasportato nella Grotta delle Colombe sotto Misterbianco per timore delle continue ricerche che incessantemente venivano fatte dall'autorità.
  Ricordo in proposito, che quando venne fatta la perquisizione al Trappeto nella casa ove la notte del furto furono portati gli ostensorii, queste si trovavano ancora colà nascoste sotterra.
  Io però ignoro il punto preciso dove fossero state nascoste, perchè la notte del furto io ed i miei compagni, consegnate le sfere al Motta ed al costui genero, ce ne ritornammo subito a Catania.
  Quando poi si cominciò la fusione dell'oro in casa dello Sciacca, il metallo si andava a prendere prima nella indicata grotta, nella quale di conseguenza, si andò per ben tre volte, l'ultima delle quali, quel che ancora rimaneva, fu trasportato presso Salvatore Spampinato a S. Francesco all'Arena.
  D. R. È vero che la notte del furto degli ostensorii condussi mio fratello Salvatore, che incontrai per caso nella via Vittorio Emanuele, e lo feci attendere, durante la consumazione del furto, in via Raddusa.
  Però non gli rivelai nulla di quanto dovea succedere. Seppe egli poi da me quello che era avvenuto, ma egli non può conoscere le precise circostanze del fatto, e tutte le persone che vi presero parte.
  D. R. È vero che il Motta, quando si faceano le fusioni del metallo degli ostensori rubati, e quando se ne distribuiva il denaro ricavato, era in carcere.
  Però suo genero che era stato pure arrestato per quel furto poscia uscì dal carcere, interveniva nelle riunioni e rappresentava suo suocero in tutto quanto si faceva e specialmente nella distribuzione del denaro.
  Ricordo anzi in proposito, che il Motta, perchè detenuto, fu trattato nella distribuzione meglio degli altri.
  D. R. La pietra con la quale mi feci costruire lo anello che poi vendetti all'orefice Bonanno, è appunto una di quelle dell'ostensorio grande, non già come dichiarai alla S. V. quella datami da mia madre; la detta pietra io me la presi a San Francesco all'Arena, quando tutte le pietre staccate dall'ostensorio erano state portate e nascoste colà.
  D. R. Quando partii per Palermo in compagnia di Neddu Sciacca, non portammo colà, come già dissi, che solo sei pietre. Quattro bianche e due rosse, ed erano tutte piccole.
  Anzi ricordo che le portammo ravvolte in un pezzetto di carta e nascoste sotto la calzuola dell'ombrello dello Sciacca.
  D. R. Non è vero che sul primo prodotto della vendita dell'oro io avessi presa per mia parte la somma di L. 500.
  Le L. 500 furono invece in sulle prime [sic] lasciate in potere di Salvatore Spampinato, perchè si riteneva che il resto dell'ostensorio grande fosse d'oro e si era stabilito di fabbricare col detto metallo, in seguito alla ulteriore fusione, false monete di L. 20; e con le dette L. 500 si sarebbe dovuto comprare il conio e fare le altre spese occorrenti.
  Ricordo anzi in proposito, che per tale fabbricazione, Spampinato per mezzo di Neddu Sciacca, parlò con certi Albergo e Bianca.
  D. R. É vero che dopo la vendita dell'oro degli ostensorii mi atteggiai a negoziante di panno, e feci qualche affare comprando il panno da persone che lo ritirarono da Malta e rivendendolo poscia con qualche guadagno.
  Salvatore Ferlito faceva da commesso.
  D. R. Ê ben probabile che Alfio Spampinato avesse avuto due rotoli argento [sic] di quello che si ricavò dalla fusione del metallo dell'ostensorio grande. Io però non ricordo le precise circostanze del fatto.
  D. R. Ad Alfio Spampinato, dopo la vendita dell'oro ricavato dagli ostensorii, io non diedi già Lire 10, ma invece L. 50.
  Egli, come già dissi alla S. V., fu uno di coloro che la notte che si commise il furto stetto [sic] di guardia in via Vittorio Emanuele.

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Ultima revisione: 28 dicembre 2005.