Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte I.--Interrogatori


Interrogatorio di Maccarone Francesco
(Fog. 330, vol. 1.--11 marzo 1891).

  D. R. Mi sorprende che mi si voglia imputare il furto degli ostensorii della Cattedrale.
  Forse si sospetta di me perchè io sono il custode della Cattedrale, ma la S. V. dovrebbe comprendere in che consiste veramente il mio ufficio. Io la mattina vado alla Cattedrale quando essa si apre al pubblico, e me ne vado dalla stessa quando essa si chiude.
  Di conseguenza io sono come ogni altro cittadino che vive all'esterno della Cattedrale, e la mia sorveglianza si esercita soltanto in pieno giorno, o meglio, durante il tempo che la Cattedrale si trova aperta al pubblico.
  Anzi un tempo la carica di custode non esisteva, e fu creata per evitare lo sconcio che tanti poveri si collocavano in diversi punti della chiesa e disturbavano continuamente i devoti girando anche per chiedere l'elemosina.
  Io del furto che mi si vuole imputare non so nulla. Ricordo che quando l'Autorità fece le prime indagini, in seguito ai sospetti manifestati sopra di me, dal sacerdote Di Maggio, venne in casa mia il signor Giudice Istruttore a farmi una visita domiciliare, e mi fecero altresì molte interrogazioni in proposito. Senonchè ben tosto l'Autorità si dovette convincere che quei sospetti erano affatto infondati.
  Imperocchè io sono stato sempre un onesto padre di famiglia, ed ho menato sempre vita modesta e ritirata.
  E pria di essere custode della Cattedrale, fui per ben quindici anni portinaio del Marchese di Sangiuliano, del quale ebbi sempre tutta la fiducia come potrò dimostrare con un certificato che ho in casa mia. Quando avvenne il furto degli ostensori, appena ebbi la notizia in istrada, non ci volevo credere.
  Mi recai subito alla Cattedrale, ed appresa la verità nella sagrestia, mi diedi subito le mani alla testa esclamando, come può attestare il padre Giuseppe Garozzo: «Io lo dissi che qualche volta sarebbe successo così!» E la mia esclamazione veniva spinta dai seguenti fatti:
  Padre Domenico Di Maggio per circa 3 o 4 anni, era stato con me in relazione piuttosto stretta, tanto che molte sere mi domandava dove io dovessi andare a cantare e veniva in mia compagnia.
  Anzi talvolta egli stesso mi procurava qualche occasione di cantare in qualche chiesa per farmi guadagnare qualche cosa.
  Avvenne però, che egli contrasse relazione con certo Vincenza Motta e d'allora si rallentarono le relazioni che egli teneva con me.
  Tanto più che il Motta e tutta la sua famiglia non lasciarono più in pace quel povero prete.
  Io non mancai di avvertire il Di Maggio che il Motta, secondo la voce pubblica, non era un buon soggetto e che quindi quella stretta relazione con un tal soggetto, non poteva far buona impressione--Egli però non volle ascoltare la mia avvertenza.
  Anzi ricordo, che egli mi rispose che quella gente l'avea veduto nascere.
  Senonchè quelle relazioni diventarono sempreppiù [sic] frequenti; e la mattina, la sera e in altre ore del giorno, ora venivano le figlie del Motta, ora venivano i generi, ora il Motta, ora altre persone mandate da costoro. A me, nell'interesse della Cattedrale, tutta questa frequenza di persone non poteva piacere, sicchè feci più volte al Padre Di Maggio delle amichevoli avvertenze, delle quali egli mostravasi alquanto dispiaciuto -- Siccome pure le mie avvertenze allo stesso Monsignor Caff, feci circa 2 o 3 mesi pria del furto.
  D. R. Conosco Concetto Torrisi, perchè egli era sacristano nella Cattedrale, e quindi per la mia carica doveva anche avere delle relazioni con lui.
  Intorno a lui però non posso dir nulla di cattivo. Semplicemente devo far notare che, dopo il tentativo di furto al tesoro di S. Agata, io feci con molti altri qualche sospetto su di lui.
  Poichè mi sembrava abbastanza curioso che la notte in cui avvenne il furto degli ostensorii egli, come egli stesso diceva, era stato in veglia ad ammazzar cimici, e la notte in cui si cercava di rubare al tesoro, egli verso le 3 ant., se ne stava a romper legna.
  Tanto più ove si consideri che il tentativo avvenne nel mese di dicembre, quando fa molto freddo.
  Tale sospetto io lo manifestai allo stesso Torrisi, il quale cercò giustificarsi dicendo che dovea accendere il fuoco per lavarsi i piatti, e quindi farsi il pranzo.
  D. R. Conosco Paolo Parisi fin da quando egli ed io ci trovavamo in Acireale, ma con lui non ho avuto relazioni di amicizia.
  D. R. Circa due anni fa il Parisi si raccomandò a me per fargli ottenere qualche sussidio da Monsignor Caff o dal Cardinale; ed io per le sue insistenze gli attenni cinque lire dal Canonico Marcenò.
  Anzi ricordo che il Parisi, il quale forse si sarebbe aspettato di più, non rimase contento.
  D. R. Non conosco Giuseppe Fazio, Salvatore Nicotra, Francesco D'Aquino inteso il Cavaliere, Salvatore Spampinato, Alfio Spampinato, Gaetano Mazzola, Carmelo Riela e Neddu Sciacca inteso Nasone ed Antonino Consoli.
  D. R. Conosco Francesco Nicotra perchè fu sacristano alla Cattedrale, e quindi seminarista; ma da circa sette anni, cioè da quando uscì dal seminario, io non l'ho più riveduto. E quindi forse neppur lo riconoscerò, perchè egli allora era un giovanetto dell'età di circa 13 anni, e adesso potrà ben essere cresciuto e alquanto trasformato.
  D. R. Conosco benissimo Vincenzo Motta, perchè lo vedevo venire spesso dal sacerdote Di Maggio, ma con lui non ebbi mai relazione alcuna.
  D. R. È assolutamente falso che io qualche tempo pria della consumazione del furto degli ostensorii avessi preso parte ad una riunione che si tenne in contrada Santo Nulla presso Cibali, dove intervennero il Parisi, Francesco Nicotra ed altri, e dove si parlò del modo in cui doveva consumarsi il detto furto.
  D. R. Non conoscendo affatto Salvatore Spampinato, non posso avere avuto con lui quistione alcuna, e quindi non possono esistere inimicizie tra me e lui.
  D. R. Con Francesco Nicotra non ebbi mai quistione alcuna, massime considerando che da ben sette anni circa io neppure l'ho riveduto. Non possono perciò esistere ragioni d'inimicizia tra me e lui.
  D. R. Forse i ladri non vogliono nominarsi tra loro e nominaro [sic] me che non so nulla del furto. Posso anzi, in conferma del mio concerto, dire alla Giustizia che ieri un detenuto che trovasi nella cella accanto a quella occupata da Concetto Torrisi, la quale ultima è dirimpetto alla mia, rivolgendo la parola a colui che sta rinchiuso nella cella accanto alla mia, diceva: «Don Paolo, bella mi riuscì la festa di S. Agata», e l'altro (di cui ho conosciuto la voce, che è di Paolo Parisi) gli rispose: «E a me pure».
  Il primo allora ripigliò: «Don Paolo, non vi conosco» e il Parisi a sua volta rispose: «Ed io nemmeno vi vedo». In seguito il primo soggiunse: «Don Paolo, pipa» e così il discorso cessò. Dopo qualche tempo vidi di nuovo che il primo disse, rivolgendosi, come al solito, al Parisi:
  D. Paolo, quando non vi rispondo vuol dire che c'è la guardia.
  D. R. Francesco Nicotra e Salvatore Spampinato, se dicono che io fui d'accordo con loro nella consumazione del furto degli ostensori, dicono il falso, e vogliono calunniarmi. Io però non so dare spiegazione alcuna di questo fatto perchè, come ho già dichiarato, non conosco punto lo Spampinato e non ho mai avuto relazioni con il Nicotra che da ben sette anni non ho neppure più riveduto.
  D. R. Non ho testimoni da indicare a mia discolpa:

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.