Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte I.--Interrogatori


Confronto tra Maccarone e Nicotra Franc.
(Fol. 334, vol. 1.--11 marzo 1891.)

  Nicotra--Dovete ricordarvi, signor Maccarrone, che qualche tempo prima del furto degli ostensori, fummo insieme in una riunione in contrada Santo Nullo. Vi era il Parisi, il D'Aquino, Salv. Spampinato ed altri, e vi si parlò del furto che si dovea commettere; anzi ricordo, che voi precisamente riferiste ch'era stato già tutto stabilito col Torrisi.
  Maccarrone -- Io, in riunione con voi, a Santo Nullo? Ma se io non vi conosco? ma se io non sono stato mai in contrada Santo Nullo?
  Una volta fui invitato dal mio amico Avv. Saverio Di Bella ad andare nel suo fondo in contrada Santo Nullo, e neppure vi sono andato, e ancora non conosco quel luogo.
  Perchè dunque mi calunniate?
  Nicotra--Io non vi ho calunniato, e non ho fatto che dire la pura verità. -- Non fui io solo che vi vidi nella detta riunione, ma ci furono altri che vi videro, e che possono dire la verità al par di me.
  Maccarrone--Ma quale verità se io non mi sono mai unito con voi e con Paolo Parisi? Io sono stato sempre un onesto padre di famiglia. Chi siete voi? Ê perchè mi calunniate?
  Adesso vi raffiguro. Voi siete quel Francesco Nicotra che io riconobbi sacristano e poi seminarista. Ê questa dunque la ricompensa del bene che vi feci quando eravate alla Cattedrale. Ricordatevi quando vostro zio Di Maggio vi maltrattava e vi bastonava. Ero io che vi proteggevo e impedivo che il Di Maggio continuasse a percuotervi.
  E voi adesso mi ricompensate così quel bene che vi feci?
  Nicotra--Il Di Maggio non è punto mio zio, e non ricordo affatto questo bene di cui parlate.
  Io non ho fatto, vi ripeto, che dire la verità.
  Del resto potrà darsi che qualche volta impediste che il Di Maggio continuasse a percuotermi; io non posso però ricordarlo, perchè trattasi di un fatto avvenuto circa dodici anni fa. Ad ogni modo state sicuro che quel che ho detto alla Giustizia, l'ho detto perchè ho voluto dire la verità.
  Maccarrone--Pensate che io sono un padre di famiglia. Pensate che le vostre dichiarazioni mi fanno molto male, mentre io sono affatto innocente. Ricordatevi meglio, voi forse vi sarete ingannato. Mi avete forse scambiato per un altro, perchè da quando usciste dal seminario, io non vi ho mai più riveduto.
  Nicotra--Il vostro discorso mi commuove, e desidererei di essermi ingannato; ma quanto ho detto, vi ripeto, non è che la verità. Del resto dovete ricordarvi che sette od otto mesi fa, un'altra volta fummo insieme in compagnia di Paolo Parisi, in vicinanza della Collegiata.
  Maccarrone--Con me e con Paolo Parisi, in vicinanza della Collegiata?
  Nicotra--Sì, sì, anzi dovete ricordarvi che il Parisi vi chiamò da un salone là vicino, e credo da quello dirimpetto l'orefice Chines.
  Maccarrone--Ê vero che qualche volta soglio andare in quel salone perchè il padrone di esso è un mio amico, ma non è punto vero che una volta fosse venuto là ha [sic] chiamarmi Paolo Parisi.
  Nicotra--Potete pur dire alla Giustizia come anche voi foste di accordo con gli altri, tanto nella tentata consumazione del furto al tesoro di S. Agata, quanto nel furto dello argento della bara, come io apprendevo dai miei compagni e specialmente dal Riela e dal Parisi.
  Maccarrone--Figlio mio, potete dire quello che volete, voi mi calunniate. Ma dovreste pensare, che io sono un padre di famiglia ed un innocente e che il rimorso vi dovrà perseguitare per tutta la vita.
  Nicotra--Se io vi calunniassi direste bene; ma io, vi ripeto, non ho fatto che dire la verità e non avrei avuto ragione alcuna di calunniarvi.
  Che cosa mi avete mai fatto di male? Perchè vi dovrei calunniare?
  Maccarrone--Io non posso conoscere quali siano i vostri fini, nè la ragione di questo vero tradimento. Conosco soltanto che sono innocente.
  Ognuno ha persistito nelle proprie asserzioni.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.