Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte I.--Interrogatori


Interrogatorio di Spampinato Alfio
(Fog. 356, Vol. 1°--16 marzo 1891).

  D. R. Nel dicembre dell'anno 1889, ricordo, che mentre io lavoravo nella bottega di Giuseppe Rapisarda al Borgo, venne a chiamarmi, nelle ore pomeridiane, Francesco Nicotra, mentre aspettavano, passeggiando dinanzi la bottega, Neddu Sciacca inteso Nasone, Antonino Consoli e Gaetano Mazzola. Io mi scusai col Nicotra, perchè avevo da fare e non potevo uscire in quel momento.
  Il Nicotra si pose ad insistere, ma io tenni duro. Il Rapisarda che si accorse di quelle insistenze e vide quella gente che passeggiava dinanzi la bottega, sospettò qualche cosa di male e mi fece degli ammonimenti raccommandandomi di non unirmi con cattivi soggetti.
  Circa mezz'ora pria dell'Avemaria mi licenziai dal Rapisarda, ed uscii.
  Mi accorsi subito che fuori mi aspettavano il Nicotra e le altre persone già nominate. Tutti mi avvicinarono, e lo Sciacca mi diede un falso biglietto da lire 25, un falso biglietto da lire 10 ed una falsa moneta da lire 2, proponendomi di andar con loro a mangiare in una bettola e di pagare poi il conto con una di quelle carte o con la moneta.
  Io non aderii alla loro proposta; ma alle loro insistenze tenni quelle carte e quella moneta, promettendo che ci avrei pensato.
  Però fui sempre deciso di rifiutare quel delittuoso invito, massime dopo aver mostrato quei biglietti e quella moneta al Rapisarda, il quale mi fece molti savii avvertimenti, confermandomi nel mio proponimento di rifiutare, come infatti feci, restituendo tutto allo stesso Sciacca.
  D. R. Alle esortazioni della giustizia, rispondo dicendo la verità, e perciò dichiaro lealmente che io conosco bene Concetto Torrisi, ed eccomi ad indicare taluni fatti e circostanze, nei quali l'ho veduto e sono stato in sua compagnia.
  Alcuni mesi dopo il furto degli ostensori della Cattedrale, vidi in piazza del Duomo Francesco Nicotra in compagnia di un sacristano.
  Quando giunsi presso il Nicotra, quel sacristano si era già allontanato; ma il Nicotra subito lo raggiunse e me lo presentò dicendomi che era un suo amico sacristano della Cattedrale.
  Poi quando il sacristano si era allontanato, il Nicotra mi confidò che quegli era Concetto Torrisi, quel tale che la notte del furto aveva portato gli ostensori sino alla porta della sacristia della Cattedrale.
  Alcuni mesi dopo di questo fatto, trovandomi a passare per via Vittorio Emanuele, verso il piano della Statua; dico meglio, in via Lincoln, in vicinanza della chiesa di S. Teresa, raggiunsi Francesco Nicotra, che andava nella stessa direzione in compagnia di Concetto Torrisi e di un altro chiamato Giuseppe, sediario della Cattedrale.
  Unitomi a loro, giungemmo nel piano della Statua, dove ci ponemmo per qualche tempo a passeggiare.
  L'oggetto dei discorsi che colà si tennero era l'ostensorio grande rubato, il quale si credeva fosse tutto di oro, mentre invece, come si era scoperto, era di argento dorato.
  Nel gennaro ultimo, un giorno venne in casa mia, in via Monserrato, Francesco Nicotra, in compagnia dello stesso Concetto Torrisi, il quale, tratta di tasca una forbice da potare, mi pregò di farvi levare le molle e di farle bene affilare il taglio, perchè, siccome egli diceva, gli dovea giovare per tagliare della latta. Io, volendo favorire l'amico, chiamai Giuseppe Consoli, il lettinaio [sic] che abita dirimpetto la mia bottega, e lo pregai di fare quell'operazione sul detto strumento.
  Il detto Consoli dapprima si negava; ma poscia cedette alle mie insistenze, ed ebbe in compenso soldi 8 che furono pagati dal Nicotra.
  D. R. Quel tale che la S. V. mi mostrò in mezzo ad altri lo scorso venerdì, e che io confessai poi di avere riconosciuto, mentre pria per paura avevo toccato un altro, è un individuo da me ben conosciuto, sebbene io ancora non ne sappia il nome ed il cognome.
  Posso anzi in proposito narrare alla S. V. il seguente fatto:
  Alcuni mesi dopo del furto degli ostensori della Cattedrale, io mi trovai presente in una riunione che si tenne in contrada Scala del Pero nella bettola di una certa donna Iana, fra parecchie delle persone che aveano parte nel detto furto. Quando io entrai nella bettola, trovai già riuniti Francesco Nicotra, Antonino Consoli, Francesco D'Aquino, Paolo Parisi, e quel tale da me riconosciuto come ora ho detto.
  Ivi si trattò di distribuire il ricavato della prima fusione dell'oro degli ostensori rubati. Non ricordo i precisi particolari della distribuzione.
  Ricordo però che quel tale, di cui non so il nome, il D'Aquino ed il Parisi prelevarono dalle lire 1500 che dicevano di avere ricevuto dallo Sciacca, una rilevante somma [:] credo lire 500 o più, dicendo che quella somma dovea servire per la comitiva della Cattedrale.
  Secondo appresi dai discorsi, in seguito anche a qualche mia domanda, la detta comitiva si componeva in primo luogo: del sacristano Torrisi, il quale dovea dividere coi suoi compagni, fra cui intesi nominare, come senza dubbio rammento, il prete Ragonesi ed il sediario Giuseppe, che ho già indicato alla S. V.--Non ricordo se si fossero nominate altre persone.
  A questo punto l'imputato ha spontaneamente dichiarato:
  Trovandomi in corso di dire tutta la verità alla Giustizia, devo alla S. V. rivelare un altro dei ladri dell'argento della bara.
  Egli è Neddu Pappalardo, che fu in compagnia di me, di Salvatore Nicotra e di Salvatore Ferlito quando si commise il furto dello argento che io già confessai alla S. V., sicchè il Pappalardo venne con noi a prendere l'argento dinanzi il magazzino della bara ed a portarlo quindi al luogo destinato che era, come questa volta voglio pur confessare, la grotta esistente nel fondo di mio padre in Cibali.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.