Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte I.--Interrogatori


Confronto tra Di Maggio Domenico e Torrisi Concetto.
(Fog. 407, vol. 1.--2 maggio 1891).

  Torrisi--Voi padre Di Maggio dovreste confessare alla Giustizia, come io mi trovo in questo carcere per causa vostra.
  Di Maggio--Scellerato infame, inventi ancora contro di me, ti dimentichi il bene che ti feci.
  Torrisi--È inutile far chiacchiere sentite, d'innanzi la Giustizia la verità.
  Di Maggio-- Tu sei uno scellerato, che cosa ho da dire.
  Torrisi -- Vi dovete ricordare che il giorno di S. Giuseppe dell'anno 1889, quando eravamo alla Cattedrale voi mi chiamaste nelle stanze da voi abitate e là in presenza di vostra nipote Francesco Nicotra, mi parlaste di un furto che si dovea commettere.
  Di Maggio--Scellerato, infame, che stai dicendo? Se non fossi dinanzi la Giustizia ti strozzerei.
  Torrisi -- Calmatevi, calmatevi, voi mi diceste che si doveva raccogliere tutto l'argento di uso comune della Cattedrale, compreso anche quello che ci si conservava e che apparteneva alla Chiesa di S. Cristoforo Minore; che il detto argento si dovea avvolgere in certi portali vecchi e che quindi racchiuso tutto in sacchi si dovea consegnare di notte alla porta di via Vittorio Emanuele a coloro che sarebbero venuti a prenderlo.
  Di Maggio--Ma come puoi inventare simile infamia, come Iddio non ti fulmina, non sei contento del male che sin'ora mi hai fatto.
  Torrisi-- Non ho che farvi, sono più di tre mesi che piango in questo carcere e per causa vostra, perchè voi mi avete condotto al male.
  Il giorno di S. Giuseppe con le vostre esortazioni e le vostre promesse io mi negai recisamente--Ma voi tornaste alla carica nel settembre durante le feste del Quarantore e tante me ne diceste, finchè io, sebbene a malincuore, aderii al vostro desiderio.
  Ricordatevi che eravamo appunto al giorno 4 settembre 1889 quando io vi dissi di sì, e voi più tardi dello stesso giorno mi chiamaste ed in presenza dello stesso vostro nipote Nicotra, mi presentaste ad un uomo sui cinquant'anni, al quale manifestaste la mia adesione.
  Di Maggio--Ma come puoi essere così infame dimenticaste il bene che ti feci, e quante volte ti detti da manciare [sic] assassino, scellerato. Iddio ti dovrà punire.
  Torrisi--Almeno io ora che ho detto la verità sono in pace colla mia coscienza, ma voi dovete dar conto a Dio anche per il male che avete fatto fare a me, perchè non vi ricordate tutte le seduzioni che adoperaste per farmi aderire al vostro proposito. Io che avevo aderito quasi costretto da voi ero ancora esitante e malcontento ed avevo espressamente dichiarato che non volevo alcun compresso [sic] per il servizio che avrei prestato raccogliendo l'argento, avvolgendolo e consegnandolo alla porta.
  Però vostro nipote Nicotra ascoltando ciò saltò subito dicendo che in quel modo non si sarebbe potuto conchiudere nulla.
  Io, diceva egli, avrei dovuto prendermi le 30 onze che mi si promettevano, perchè altrimenti avrei potuto tutto rivelare alla Giustizia e rovinare tanti padri di famiglia. E siccome io persisteva nel rifiuto del compenso il Nicotra disse: Allora o io, o mio fratello sposeremo vostra sorella. E voi subito soggiungeste: ed io vi farò la biancheria necessaria.
  Io quasi preso dalla paura, come ero non risposi nulla, ma dentro me esclamai: bel matrimonio fra ladri di chiesa.
  Di Maggio--Tu inventi per calunniarmi, tanto vero che chiami il Nicotra mio nipote, mentre con costui io non ho avuto mai e non ho alcuna relazione di parentela o affinità.
  Torrisi--Io posso dire che vi chiamavate zio e nipote, voialtri potete sapere se sieti [sic] parenti o no. Il certo si è che io sto dicendo la pura verità, non ostante che vi faccia dispiacere il sentirla.
  Ricordatevi padre Di Maggio il giorno 6 settembre 1889, quando mi chiamaste e mi avvertiste che essendosi uscito l'ostensorio grande non era più il caso di pensare all'argento essendo ben sufficienti i due Ostensori il piccolo e il grande che rappresentavano un grandissimo valore. E mi soggiungeste allora che il furto sarebbe riuscito più facilmente, anche perchè non sarebbe stato necessario far venire molte persone.
  Di Maggio--Infame scellerato, come puoi inventare tante cose, sono stati certo i tuoi complici che ti hanno suggerito di calunniare me in tale modo.
  Torrisi-- Io non calunnio nessuno Padre Di Maggio, io dico la verità come mi ha ispirato Iddio--Ricordatevi che la mano di Dio arriva a tutti.
  Non foste voi che la stessa notte del 6 settembre mi veniste a svegliare verso la mezza notte avvertendomi che si avvicinava l'ora?.... Non foste voi che quando sentiste il fischio convenzionale mi faceste venire con voi a piedi scalzi? non foste voi che mi consegnaste le chiavi con cui si dovevano aprire le porte delle sagrestie e della Giunta?...
  Di Maggio -- Calunniatore scellerato chi ti ha suggerito tutte codeste infamie? dice la verità se hai coscienza, devi essere stato tu che hai inteso il fischio e che mi rubaste le chiavi ed apristi ai tuoi compagni tra cui il Nicotra.
  Torrisi--È inutile negare Padre di Maggio. Dovreste piuttosto confessare che voi stesso apriste colle vostre mani la porta in via Vittorio Emmanuele e faceste entrare il Nicotra, quell'uomo dai cinquant'anni, ed un altro giovane, i quali furono coloro che si portarono via gli Ostensori.
  Di Maggio -- Tu mi calunni, tu sei un'infame, senza coscienza; se non fossimo dinanzi la Giustizia ti strangolerei--Io quella notte dormivo profondamente perchè stanco.
  Dici la verità. tu mi rubasti le chiavi ed apristi ai tuoi compagni, a cui faceste portare via gli Ostensorî.
  Torrisi--Voi, voi, voi foste l'autore di tutto: voi faceste prendere gli Ostensori a vostro suocero Vincenzo Motta; dopo che gli faceste fabbricare il palazzo e non avevate più che cosa dargli, gli faceste rubare le sfere.
  Se io dovessi dire tutti gli scandali che avete commessi!!!!
  Di Maggio--Hai ragione scellerato, è questo il compenso dei benefici che ti feci?....
  Torrisi -- Io non ho che farvi perchè non ho detto che la pura verità.
  Io solo so quanto ho sofferto e quanto ha sofferto la povera mamma mia per causa vostra. -- Voi mi avete indotto ad aiutarvi nel furto, e vostro nipote mi ha accusato dinanzi la Giustizia.
  Avete voluto che io dicessi la verità, eccovi serviti come meritati-- Vostro nipote si è voluto vendicare di me perchè mancai alla promessa di dire alla Giustizia che la notte del furto preso dal sonno e dal vino mi ero addormentato profondamente, lasciando i balconi aperti, dai quali avevano potuto salire i ladri.
  Di Maggio -- Tu sei infame e traditore, tu inventi calunnie per rovinarmi.
  Torrisi--Dio conosce se quello che ho detto sia la pura verità.
  La mano di Dio punisce a tutti.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.