Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte I.--Interrogatori


Altro confronto tra F. Nicotra e Torrisi Concetto
(Fog. 421, vol. 1.--6 maggio 1891)

  Nicotra-- Adesso che mi sono persuaso di persistere nella via della verità, bisogna, o Concetto, che anche tu dici intera la verità.
  Ê mai vero che io fui a parlare con te nella stanza del Sacerdote Di Maggio il giorno di San Giuseppe del 1889 per un furto d'argento che si volea commettere alla Cattedrale?
  Torrisi-- A dire il vero il discorso nella stanza del Di Maggio realmente avvenne, ma tu non eri presente, seppi però dal Sacerdote Di Maggio che tu eri in quella sacristia che doveva commettere l'indicato furto.
  Nicotra-- E puoi dire se oltre quel giorno ti trovasti mai in mia compagnia nelle stanze del Di Maggio a parlare di furto alla Cattedrale?
  Torrisi-- Devo confessare che veramente giammai fui con te a discorrere intorno al furto da commettersi alla Cattedrale, nè altrove pria del furto degli ostensorii.
  I discorsi di cui ho parlato alla Giustizia, realmente avvennero, ma sempre tra me ed il Di Maggio ed una volta, come dissi, anche con quel vecchio sui cinquant'anni.
  Nicotra--E in quella notte in cui furono rubati gli ostensorii, puoi dire in coscienza che il sacerdote Di Maggio ebbe parte nel furto?
  Torrisi--Sì, e mille volte sì.
  Il sacerdote Di Maggio fu quello che colle sue continue esortazioni e promesse mi spinse a prendere quella piccolissima parte che io presi nel fatto della sottrazione degli ostensorii.
  Io non parlai che con lui solo, egli solo fu la causa della mia rovina. Tutti gli altri componenti la società che avea deliberato commettere il furto non erano da me conosciuti.
  É inutile che tu neghi, il padre Di Maggio è reo e dei principali.
  La notte del furto fu egli che mi venne a svegliare, fu egli che mi condusse coi piedi scalzi ad aprire le porte della sagrestia e della Giunta, e fu egli appunto che aperse la porta in Via Vittorio Emanuele.
  Perchè non dici tu la verità?
  Perchè non confessi che padre Di Maggio fu, se non il solo, uno dei capi organizzatori di quel furto?
  Nicotra--Io veramente avrei voluto salvare il sacerdote Di Maggio, ma oramai poichè tu hai rivelato alla Giustizia la sua reità, devo piegare il capo anche io e dire come sta la verità.
  Il prete Di Maggio fu realmente uno degli organizzatori di quel furto. Tu però non hai rivelata intera la verità alla Giustizia. Perchè non nomini le persone che la notte del furto entrarono dalla porta di via Vittorio Emanuele per portar via gli ostensori. Perchè non nomini quel tale vecchio che tu dici averti parlato una volta sul furto nelle stanze del Di Maggio, e averti battuto la spalla?
  Quel tale uomo che poi, come tu dici, entrò dalla detta porta la notte del furto?
  Torrisi--Su questo hai ragione perchè l'individuo di cui tu parli e che io ho indicato alla Giustizia è appunto Vincenzo Motta.
  Io non volevo nominare per non fargli male.
  Nicotra-- E gli altri che entrarono nella notte del furto dalla stessa porta chi sono? perchè non li nomini?
  Torrisi--Non li posso nominare perchè veramente non so chi siano; però ho detto alla Giustizia e confermo pienamente che se io li rivedessi potrei benissimo riconoscerli, poichè quella notte veramente entrarono altri, oltre quelli da me indicati.
  Nicotra--E pure tu li dovresti nominare.
  Dovresti ricordarti che oltre del Motta entrò Francesco Maccarone il custode della Cattedrale e Francesco D'Aquino.
  Torrisi--Ricordo benissimo che entrarono, come tu dici, due altre persone, ma esse non s'introdussero nella stanza della Giunta, ma rimasero nella sagristia così detta dei secondarii a parlare tra loro.
  Però ricordo bene che uno di essi aveva tutta la statura e le fattezze del Maccarrone e parmi proprio che fosse egli stesso, mentre l'altro era un individuo di statura piuttosto alta e con tutta la barba--Ma io non posso dire se costui fosse il D'Aquino o perchè io non conosco il D'Aquino di cui tu parli -- Sicchè potrebbe bene essere che fosse stato realmente il D'Aquino--Tu però dovresti indicare alla Giustizia chi sia quell'altro individuo giovane piuttosto snello e con baffi piccoli, il quale la notte del furto entrò insieme agli altri e venne sino la stanza della Giunta.
  Nicotra--È verissimo che quella notte entrò cogli altri il giovane da te indicato che è un fabbro ferraio, il quale abita verso il Borgo e del quale però non ricordo le generalità.
  Tu però ti dovresti ben ricordare che non fui io colui che apersi la porta della Giunta.
  Torrisi--È vero quanto mi dici--La porta della Giunta che quella notte era chiusa senza il segreto venne aperta da me stesso--Non so però come tu potesti dire alla Giustizia che io fui il vero organizzatore, od uno degli organizzatori del furto degli ostensorii, mentre io, come tu ben conosci, non fui che trascinato dal Di Maggio, e non ebbi nessuna relazione cogli altri compagni della società che dovea consumare quel furto -- Dico società perchè appunto il Di Maggio dicevami che era una società quella che dovea commettere il furto, vale a dire molte persone che si erano messe di accordo per quell'istante.
  Nicotra -- Ê facile comprendere che se dissi alla Giustizia che eri uno degli organizzatori di quel furto si fu, perchè mi ero proposto di salvare il Sacerdote Di Maggio.
  Pria di licenziarsi è avvenuto il seguente Dialogo:
  Nicotra-- Tu potresti del reato riferire alla Giustizia qualche cosa sulle relazioni esistenti tra te ed il Maccarone.
  Puoi dire che il Maccarone non venne nessuna volta a mangiare e divertirsi in casa tua a San Giorgio?...
  Torrisi--Ma di quali relazioni parli?...
  Tra me ed il Maccarone non ci furono mai strette relazioni -- Posso dire soltanto che una volta, tre anni e mezzo fa, il Maccarone insieme a sua moglie, a sua figlia e ad una sua zia, senza il sacerdote Di Maggio, venne a S. Giorgio in casa mia, dove tutti passarono la giornata divertendosi e mangiando pure.
  Nicotra-- Tre o quattro giorni dopo la notte del furto degli ostensorii, non si recò da te per dirti qualche cosa o per farti qualche raccomandazione Giuseppe Fazio, il genero di Vincenzo Motta?
  Torrisi--Da me non venne nessuno a farmi delle raccomandazioni--Ricordo soltanto che pochi giorni pria di uscire dal Carcere Agatina Motta, che era stata arrestata pel furto degli Ostensorii, un giorno mentre da casa mia mi recava alla Cattedrale, in contrada Guardia del Fortino incontrai certo Ciccio Lo Re, il quale mi avvicinò, mi disse che usciva dal carcere ed a nome di qualcuno della famiglia Motta, di quelli precisamente che erano nel carcere, mi raccomandò che ove fossi interrogato dalla Giustizia avrei dovuto dire che tra la detta famiglia e il prete Di Maggio non vi erano strette relazioni d'amicizia.
  Pria di licenziarsi l'imputato Torrisi, s'è mostrato il ritratto di Francesco D'Aquino e domandato.
  R. Nel ritratto che la S. V. mi presente, riconosco benissimo quel tale che la notte del furto degli ostensorii si era fermato a discorrere nella sagrestia degli Ordinarii con quell'altro che io giudicai fosse il Maccarone.
  Pria di essere licenziato il Nicotra,
  D. R. Il giovine indicato da Torrisi è il fabbro Ferraio [sic] Giuseppe Consoli che io non avevo voluto nominare pria perchè egli è un mio intimo amico.
  Se il Torrisi non l'avesse indicato con tanta persistenza e precisione, io non lo avrei giammai nominato.
  Prego pertanto la S. V. di risparmiarmi il dispiacere di mettermi in confronto con il Consoli.
  A questo punto il Nicotra non vuol firmare per non far del male al suo intimo amico Consoli Giuseppe.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.