Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte II.--Esami testimoniali


Luciano Russo
(Fol. 15, vol. 2° -- 14 settembre 1889).

  D. R. La sera del 6 volgente, verso un'ora di notte, furono finite le funzioni nella Cattedrale, e dopo sgombrati i fedeli, come di uso con gli altri sediarii e sagristani, ed alcune sere, anche assieme al sagrestano maggiore Di Maggio, dopo chiusa la porta esterna della chiesa dalla parte interna della chiesa, e non avendo niente osservato in contrario, siamo entrati in sagrestia, ed abbiamo consegnate le chiavi a Di Maggio, che le conservò in un cassuolo della sagristia destinato per le chiavi, e quindi siamo usciti dalla porta della sagristia che dà nella via Vittorio Emanuele, lasciando in detta sagrestia il Di Maggio con gli altri sagristani.
  D. R. Prima che noi fossimo assicurati, dalla chiesa aveva visto, dopo finite le funzioni, il Di Maggio pigliare l'ostensorio grande e portarlo nella stanza della giunta, ma non posso dire se egli avesse chiuso la porta.
  D. R. Il custode Maccarrone non ha obbligo di fare la rivista della chiesa; appena finite le funzioni egli se ne era andato prima di noi altri sediarii.
  D. R. Trafficava l'allogio del Di Maggio, spesso il di lui intimo amico Vincenzo Motta, e nel corso del Quarantore io lo vidi che si pigliava nella sagresta il caffè.
  D. R. La mattina del 7, intesi dire dai sagristani, che il Di Maggio, appena finite le funzioni, se ne era uscito di casa a spasso per la città, e che si era ritirato verso le dieci e un quarto.
  D. R. Il modo come è avvenuto il furto mi pare misterioso, perchè le chiavi erano presso il Di Maggio, e quel mattino mi parve perplesso e confuso, e precisamente, perchè egli non sapeva giustificarsi come erano state aperte le porte con le rispettive e identiche chiavi.

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Ultima revisione: 28 dicembre 2005.