Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte II.--Esami testimoniali


Gaetano Catania
(Fol. 17. vol. 2--14 settembre 1889).

D. R. Io sono uno dei sediarii, e messo del capitolo della cattedrale; la sera del 6 volgente, finita la benedizione e sgombrati dalla chiesa i fedeli, io, assieme agli altri seggiaiuoli e sagristani, chiusimo le porte esterne della chiesa con le chiavi e con i ferri, indi passammo la consueta visita dell'intiera chiesa, e non ci fu dato di trovare alcuno individuo occultato.
Dopo ci entrammo nella sagrestia, consegnammo le chiavi della chiesa al sagristano maggiore, che furono depositate in un cassuolo della sacrestia, e poi ci siamo licenziati dal detto sacristano ed uscimmo dalla porta che sbocca nella via Vittorio Emanuele. Lasciammo in detta sagrestia il detto sagrista maggiore e gli altri sagristanelli.
D. R. Il detto sagrista maggiore nell'atto della rivista si trovava a passare dalla chiesa alla sagrestia e viceversa.
D. R. Non mi accorsi che dopo finita la benedizione esso Di Maggio abbia preso la sfera grande per portarlo nella stessa stanza della giunta.
D. R. Bazzicava nella casa di detto Di Maggio Vincenzo Motta, intimo suo amico, come qualche volta vedeva costui insieme a sua figlia nella sagrestia; e tempo addietro, nella festa di S. Agata, nell'Agosto ultimo, la vidi nella sagrestia in compagnia al di lei marito, che non so come chiamasi.
D. R. Tutte le chiavi delle porte della sagrestia, del capitolo e della giunta, rimanevano presso il Di Maggio, che se le portava sopra nella sua stanza.
D. R. Il mio giudizio quello che non si poteva penetrare nella stanza del Di Maggio, e quindi, il furto in parola, un mistero ed una storiella inventata dal prete Di Maggio, come lui l'ha riferito nella mattina quando si divulg il furto.
D. R. Il contegno del Di Maggio quella mattina era confuso e perplesso, poich alle domande che a lui si rivolgevano, non sapeva punto scagionarsi.

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Ultima revisione: 28 dicembre 2005.