Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte II.--Esami testimoniali


Concetto Torrisi
(Fog. 4, Vol. 2.--14 settembre 1889).

  D. R. Le funzioni religiose del sei settembre finirono verso un'ora e un quarto di notte, ed immediatamente il sagrista maggiore Di Maggio prese dall'altare maggiore l'ostensorio, lo portò nella stanza della giunta, lo conservò nel suo luogo e chiuse la porta con chiave che si mise in sacca.
  Dopo ciò, si passò alla rivista alle porte della chiesa, chiuse dall'interno con chiave e ferri, ed indi si ispezionò la intera chiesa non trovandosi alcun individuo.
  Tale rivista si passò insieme al Di Maggio ed i sediarii e gli altri sacristani.
  Poscia si entrò nella sacristia dei preti, ove esso Di Maggio chiuse la porta di comunicazione dalla chiesa alla sagrestia con ferro dell'interno, e si raccolse tutte le chiavi delle porte della chiesa.
  I sediarii se ne andarono via uscendo dalla porta che dà in via Vittorio Emanuele.
  D. R. Il custode Maccarone, appena finite le funzioni, se ne era andato via.
  Chiuse, come testè dissi, le porte della sagrestia e della giunta e che i sediarii se ne andarono, il Di Maggio salì nel suo alloggio, ma non so dire se per cambiarsi o per altro, ed uscì col ferraiuolo, ed i lembi del detto ferraiuolo li portava rivolti sul braccio. Ritornò verso le dieci ed un quarto insieme al carrozziere Don Salvatore Carbone. Io, e tutti gli altri sagristani, lo aspettavamo nel portone e rientrato si chiuse la porta nella parte interna con ferri.
  Io consegnai a lui la chiave della detta porta, e tutti i sagristani, assieme a lui, salimmo nel suo alloggio, ove gli consegnammo le altre chiavi ed io me ne andai nel mio alloggio come pure gli altri.
  So che quella notte dormirono dietro la di lui porta, accanto al finestrone che sporge nella via Vittorio Emanuele, i quattro piccoli sagristani, cioè due del monastero di S. Agata, e due della Cattedrale, cioè Bonaventura Maugeri e Corsaro Giuseppe.
  D. R. Continuamente frequentava il suo alloggio il suo intimo amico Vincenzo Motta con la sua figlia, frequentava più spesso il suo alloggio una sorella del detto Vincenzo Motta che abita in Catania, ma non so dove.
  Assieme a costei vi era una sua nipote figlia del detto Don Vincenzo. Cinque o sei, dico meglio, per circa dodici giorni continui dormì col Di Maggio il suddetto Motta, ma se ne era andato due o tre giorni prima del Quarantore.
  D. R. Nel vano che resta innanzi la mia porta del mio alloggio non vidi alcun individuo quella sera.
  D. R. Il carrozziere D. Salvatore Carbone quella sera accompagnò il Di Maggio sino alla porta d'ingresso alla sagristia e se ne andò.
  D. R. La monachella pinzocchera figlia del Motta prima di maritarsi, mesi addietro, soleva frequentare di sera e di giorno la casa del Di Maggio.
  Pria di licenziarlo à soggiunto.
  Quel giorno in cui venne la Giustizia nella chiesa il Di Maggio voleva che io dichiarassi che quella notte avevo dormito profondamente, e di non avere inteso rumore, e di non dire ancora, che i piccoli sagristani avevano dormito vicono al finestrone, accanto la porta d'ingresso del suo alloggio.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.