Processo a Stampa pei Furti di S. Agata
Vol. II.--Ostensori / Parte II.--Esami testimoniali


Puglisi Antonino
(Fol. 69, vol 2.--14 aprile 1891).

  D. R. Il giorno diciannove marzo ultimo, verso le dieci ant., si presentò nella mia bottega in piazza cereali certo Paolo Sciacca, inteso il Babbo il quale mi mostrò e mi offerse in vendita un bel rubino della grossezza di un seme di carrubba.
  Io risposi subito che non voleva acquistarla, ma egli si pose ad insistermi domandandomi per qual prezzo avrebbe potuto venderla.
  Io per tentare di scoprire di che si trattasse gli dissi che gli si sarebbero potute dare L. 25.
  Egli, udendo le mie parole mi porse subito il rubino dicendo: Vossignoria se lo pigli: Mio nipote Carmelo Puglisi che ascoltava quel discorso intervenne subito facendomi osservare che doveva trattarsi di una delle pietre appartenenti all'ostensorio rubato alla Cattedrale, poichè altrimenti, diceva egli, non si sarebbe potuto offrire per L. 25 una pietra preziosa così bella, che può ben vendersi per lire 100.
  Lo stesso mio nipote immediatamente si volse allo Sciacca chiedendogli con grande insistenza di chi avesse ricevuto quel rubino, ma lo Sciacca tutto confuso e tremante conservatosi il rubino in tasca andò via rapidamente dicendo solo per calmare le insistenze di mio nipote: Me l'han dato i parenti di Ninareddu.
  Mio nipote non si contentò dell'avuta risposta, ed andò dietro lo Sciacca per vedere dove costui si recasse.
  Al suo ritorno egli dissemi, che lo Sciacca aveva prima mostrato di volere entrare nella bottega dell'orefice Avolio e poscia in quella dell'orefice Torrisi e che vistosi pedinato da lui (mio nipote) aveva continuato il suo cammino sino in piazza Bellini, dove aveva fatto atto di consegnare qualche cosa a due persone.
  Soggiungevami mio nipote, che avendo veduto tornare indietro lo Sciacca, lo aveva avvicinato chiedendogli conto del rubino, che lo Sciacca avevagli risposto di averlo restituito a quei due, accennando a quelle stesse persone vedute poco pria; dallo stesso mio nipote.
  Mostrata al testimone la pietra esibita dal Pellerito ed analogamente richiesto
  R. Questa è una pietra falsa e di nessun valore e non è punto il rubino di cui ho parlato, il quale del resto era ben più piccola di quella che mi si mostra.
  Faccio inoltre notare alla S. V. che un rubino della grossezza e del valore della pietra che mi si mostra, varrebbe per lo meno lire trecento.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.