Nomi menzionati nel Processo a Stampa per i Furti al Tesoro di S. Agata,
alla Cattedrale di Catania nel 1889-1890

PER NOME E SOPRANNOME

Africano, il: Alfio il cocchiere, che abita accanto alla chiesa di Monserrato, dal quale F. Puglisi mandò A. Spampinato quando cercava carrozza. [F-2/65, F-1/346]

Babbo, il: Paolo Sciacca. [O-2/69, O-2/72]

Barone, il: Salvatore Ferlito. [O-1/300]

Capraro, il: Alfio Spampinato. [F-2/99] Salvatore Spampinato. [F-1/357]

Carmelo, "il barbiere di cui non mi ricordo il cognome": ebbe G. Sciacca come commesso nella sua bottega. [O-2/99]

Cavaliere, il: Francesco D'Aquino. [F-2/64, O-1/325, O-1/351]

Ciccia, donna: Aveva una bettola nel Piano del Borgo dove Alfio Spampinato ed altri andavano a giuocare a carte e bere un po' di vino. [F-2/51]

Ciccio il Babbo: Francesco Puglisi, chiamato da Alfio Spampinato per procurare una carrozzella, a sua volta chiamò quel cocchiere che abita accanto alla Chiesa di Monserrato. [F-1/346, F-2/65]

Ciccio figlio del pettinaio del borgo: fece chiamare Giovanni Consoli nella bottega di Alfio Spampinato per acconciare una forbice. [F-2/64]

Don Ciccio: Francesco Nicotra. [O-1/399]

"un giovane piuttosto snello e con baffi piccoli": Giuseppe Consoli.

Giovanni, massaro del Marchese di S. Gaetano (vedi).

Giuseppe D., cameriere di monsignor Caff. [O-1/465]

Giuseppe, sediario.
Nominato da Francesco Nicotra come "Un altro di coloro che nell'interno della Cattedrale erano di accordo col Torrisi era, a quanto apprendevo dai miei compagni, il sediario Giuseppe, di cui non ricordo il cognome: giovine di circa 24 anni, quasi dell'istessa mia statura" [O-1/360] e da Alfio Spampinato come parte della "comitiva della Cattedrale" che doveva dividere L. 500 del ricavato. [O-1/356]

Iana, donna: Sebastiana Torrisi.
"Fu tenuta una riunione nella bettola di una certa donna Iana in contrada Scala del Pero". [O-1/356, O-1/360, O-2/102]

Luigi, cocchiere. In realtà si tratta di Di Paola Mangano Francesco. [O-1/476]

Mammano: Francesco D'Aquino. [O-1/300] Questa parola siciliana, sebbene ci si dà anche il significato di "traffichino, ruffiano, maneggino", qui è la forma maschile di "mammana", riferita a sua moglie, [F-2/60] che sarebbe "levatrice; consigliere delle altre donne".

Marchese di Sangiuliano. Ebbe Francesco Maccarone come portinaio per ben quindici anni, prima di essere custode del Cattedrale. [O-1/330]

Marchese di S. Gaetano. Suo massaro Giovanni aveva un fondo in Misterbianco dove Salvatore Spampinato andò a tagliare legna. [F-1/442]

Nasone: Carmelo Sciacca. [O-1/356]

Nedda: il 17 giugno verso le 9:30, viene al carcere assieme ad un giovine e parla con F. Nicotra, loro fuori in strada, lui dentro. [F-2/148]

Orazio, maestro chiavettiere che abita dietro il convitto. [O-2/36]
Nel 1873, Nicolò Isaia gli fece fare il segreto della porta della Giunta. [O-2/36]

Pettinara, la: moglie di Antonino Nicotra. [F-2/36]

Pudda: una mantenuta di Salvatore Nicotra [F-2/46], probabilmente Rosa Mazzarino [F-2/48].

Puddu lu Nanu, gestore di una bettola frequentata da "Raimondo". [O-1/476]

Raimondo, cocchiere durante i furti, che F. Nicotra chiama anche Ciccio o Luigi, reduce dalla galera. È colui il quale uccise il boia, e per tale reato riportò la condanna a vent'anni di lavori forzati. Egli soleva frequentare la bettola di lu ziu Puddu lu nanu. [O-1/476]

Saati, albergo: F-2/46

Salvatore Don, amico di Di Maggio, fabbricante di carrozze in piazza Nuovaluce. Era con Di Maggio quando questo rincasò alla Cattedrale il 6 settembre 1889. [O-2/1]

Saponara, la: Agata Sapienza. [F-2/38]

Sciancato: Antonino Guglielmino. [O-1/300]

Tingitore: Biagio Randazzo.

Vito il fallegname [sic]: [O-2/66] Vito Pellerito [p.126].

PER COGNOME

Abbate Nunzio, nipote di Giovanni De Natale, comprò il bono per la risposta ad un telegramma da Giuseppe Nicotra. [F-2/24]

Abramo Giuseppe, sacerdote.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/42]

Agnini, Regio Procuratore Generale, destinatario di una lettera anonima a difesa del Riela, 30 marzo 1891 [O-1/369]

Agosta Giuseppe.
Per mezzo di lui, G. Nicotra comprò 18 salme di vino da G. D'Urso. [F-2/77]
Esame testimoniale: 11 aprile 1891 [F-2/77]

Aiello Caterina, ha una bottega ove vende pane, crusca ed altre merci, si forniva da Giuseppe Nicotra.
Esame testimoniale: 9 giugno 1891 [F-2/134]

Aiello Francesco, orefice.
V. Ecora dice: "nella stessa strada [forse via S.Orsola] in cui trovasi la mia bottega vi è anche la bottega di un altro orefice di cognome Aiello". [O-2/78]
Costruì un anello per Francesco Nicotra con un brillante. [O-2/85]
Esame testimoniale: 16 maggio 1891 [O-2/85]

Albergo.
F. Nicotra: "Per la fabbricazione [delle false monete d'oro], Spampinato per mezzo di Neddu Sciacca, parlò con certi Albergo e Bianca". [O-1/308]

Albergo Giovanni.
Nel 1863 fu incaricato, assieme a C. Puglisi, per i restauri da farsi al ferculo.
Già defunto al 15 aprile 1891. [F-2/78]

Allegra Santo (o Santi).
Abita in contrada S. Giorgio, amico di ConcettoTorrisi fin da tempo che lui venne ad abitare con la sua famiglia nella stessa via. [O-2/101]
Destinatario di alcune lettere scritte da Concetto Torrisi il 10 settembre 1889 al 10 novembre 1890, [O-1/464] quattro delle quali sequestrate il 25 febbraio 1891. [O-2/101]
Esame testimoniale: 5 giugno 1891 [O-2/101]

Amendolia Paolo, orefice, comprò dei piccoli rubini e diamanti da Paolo Parisi. [O-1/444]
Ne fece vari oggetti e, quando venne a sapere la loro provenienza, li restituisse volontariamente tutti alla chiesa, in una scatola vellutata. [O-2/94]
Esame testimoniale: 22 marzo 1891 [O-2/64], 21 maggio 1891 [O-2/94]

Anfuso Giovanni.
Ha un piccolo fondo in contrada chiusa Garifo di Misterbianco dal quale vendette degli ulivi vecchi a Salvo e Antonino Spampinato. Abita nel fondo del marchese Sangiuliano a Bicocca.
Esame testimoniale: 18 maggio 1891 [O-2/91]

Andronico Francesco.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/28]

Antonino Romeo.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/33]

Arangio Salvatore, guardia carceraria, vide Riela e Perina mentre scrivevano una lettera minacciosa diretta a F. Nicotra assieme ai colleghi carcerari Primo D'Alessandro e Sebastiano Lessi. [F-2/135] Chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]
Esame testimoniale: 9 giugno 1891 [F-2/135]

Arcidiacono Vincenzo, avvocato, difende i Nicotra Francesco, Salvatore e Antonino all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126] È riportato un suo dibattito. [p.127]

Astor, Assessore Cav..
Il 27 gennaio 1891, C. Tornabene tardò a venire alla Cattedrale per ripulire la bara perchè aspettava quest'assessore. [F-2/71]

Auteri Paolo, orefice con tre lavoranti: La Ferla, Bucolo e Coppola. [F-2/141]
F. Nicotra: "All'orefice Paolo Auteri vendetti una sola volta dello argento, e ricavai come ben ricordo, il prezzo di L. 250." [F-1/373]

Barresi Girolamo fu Stetano, [sic] di anni 45 falegname da Palermo, provvisoriamente escarcerato al 19 ottobre 1891, imputato di sciente ricettazione di argento proveniente dal furto al ferculo di S. Agata e di essersi intromesso scientemente nella vendita di parte dell'indicato argento. [p.125, n.27]
È il nipote di Carmelo "Neddu" Sciacca. [O-1/296]
Abita in Palermo al corso Scinà. [F-2/22]
Paolo Parisi: "Mediante l'opera di certo Barresi, si erano vendute la maggior parte delle pietre provenienti da quel furto". [O-1/444]
Francesco Nicotra: "A Palermo vendetti lo argento per mezzo di Girolamo Barresi, ad un orefice in Via Macqueda". [F-1/373]
Interrogatorio: 3 marzo 1891 [O-1/311], 24 ottobre 1891 [p.133]

Battiati Rosario, membro della commissione costituito nel 1863 per attendere alla restaurazione del ferculo. [F-2/78]

Baurittel Giulio.
In ottobre 1890, possedeva un cambiale di L. 163, che Concetta Grimaldi gli doveva pagare, e che gli era stato girato da Francesco Ventimiglia. [F-2/41]

Belluso Giulio, incarcerato, presente quando Riela fece scrivere la lettera a Nicotra. [F-2/135]
Cognato di Carmelo Riela. [F-2/140]
Esame testimoniale: 13 giugno 1891 [F-2/140]

Benanti, canonico, citato come fonte delle informazioni sulle origini dell'ostensorio piccolo. [O-2/74]

Benigno Salvatore, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Bianca.
F. Nicotra: "Per la fabbricazione [delle false monete d'oro], Spampinato per mezzo di Neddu Sciacca, parlò con certi Albergo e Bianca". [O-1/308]

Bianco Motta Francesco, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

Boccadifuoco Sig., Avvocato del Comune di Catania, viene accusato di inimicizia contro Riela in una lettera anonima al procuratore generale il 30 marzo 1891, "Amico intimo del padre di Nicotra" [F-1/368]

Bonaccorso Salvatore, proprietario di una carrozza che presta a Alfio Castorina (vedi). [F-2/99]

Bonanno Angelo, orefice, aveva lavorato nella bottega di Michele Russo. [O-2/76]
Il 1 febbario 1891 aveva una bottega in via Stesicoro-Etnea da almeno un anno, dove Francesco Nicotra gli vendette un anello di oro con un diamante per il prezzo di lire trentacinque o quarantacinque. "Dopo alcuni giorni vendei il detto anello all'orefice Michele Russo". [F-2/40]
F. Nicotra: "La pietra con la quale mi feci costruire lo anello che poi vendetti all'orefice Bonanno. è appunto una di quelle dell'ostensorio grande." [O-1/308]
Esame testimoniale: 1 febbraio 1891 [F-2/40]

Bonanno Francesco, Giudice all'udienza del 19 ottobre 1891 alla Corte D'Assisi di S. Francesco. [p.125]

Bonaventura Maugeri, sacristanello alla Cattedrale.
La notte del furto degli ostensori, si coricò con altri tre sacristani accanto alla porta dell'ingresso del sagrista maggiore e del finestrone che dà nella via Vittorio Emanuele. [O-2/1]
Menzionato in [F-2/7].
Esami testimoniali: 14 settembre 1889 [O-2/35], 12 maggio 1891 [F-2/110]

Bracale Raffaele, proprietario dell'albergo New York, in via Piliero N. 21 a Napoli.
Francesco Ferlito e Francesco Ventimiglia pernottarono alla fine di ottobre 1890. Quando prese la valigia del Nicotra (piena di verghe di argento), esclamò «Perdio quanto pesa !....» [F-2/41]

Brancato Vito, orefice in Palermo.
Nel dicembre 1890, Barresi gli presenta Francesco Nicotra; compra argento per L. 1028 [F-2/131]; Nicotra gli rilasca una quittanza. [F-1/373] Chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello per legale attestato di malattia. [p.126] Menzionato p.134.
Esame testimoniale: 8 giugno 1891 [F-2/131]

Bruno Primo, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Brusà Giovanni, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Buccheri Orazio, procuratore legale, difende Cannizaro Nunzio all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Bucolo, lavorante nella bottega di Paolo Auteri. [F-2/141]

Cacciola Pasquale fu Michele, di anni 56 costruttore di parafulmini, da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di complicità nel furto al ferculo di S. Agata, per avere fatto nell'interesse dei ladri la fusione di parte dell'argento. [p.125, n.25] Ripara i parafulmini della casa di Paolo Caltabiano in Risposto. [F-2/125] Nel settembre 1890, sua moglie è malata. Parisi lo vede in strada, insiste per accompagnarlo a casa e insiste che fondi del metallo per lui, cosa che fece. [F-1/359] "Una porzione dello argento rubato nella indicata volta fu portato da Francesco D'Aquino in casa di Pasquale Cacciola, presso cui venne liquefatto." [F-1/357]
Interrogatorio: 23 marzo 1891 [F-1/359], 13 maggio 1891 [F-1/452].

Caff Monsignor Antonino, Priore della Cattedrale, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]
Membro della commissione costituito nel 1863 quando era Canonico, "oggi vescovo") per attendere alla restaurazione del ferculo. [F-2/78]

Uno dei detentori della chiave della porta del Cannarozzo della Cattedrale. [F-2/126]
Informato da Maccarone dei presunti colpevoli, risponde «Adesso c'è la Giustizia, spetta ad essa il fare quel che si deve». [O-1/465]

Calì Barbaro.
Esame testimoniale: 1 febbraio 1891 [F-2/36]

Caltabiano Paolo, proprietario di una casa in contrada Franca (piana Mascali), abita in corso Vittorio Emanuele in Riposto.
Fa riparare i suoi parafulmini da Pasquale Cacciola il 30 ottobre 1888 e il 25 settembre 1890. [F-2/125]
Esami testimoniali: 18 maggio 1891 [F-2/114], 6 giugno 1891 [F-2/125]

Cannizzaro Nunzio fu Vincenzo, di anni 71 fabbro ferraio da Catania, imputato al 19 ottobre 1891 di complicità nel furto al ferculo di S. Agata, per avere costruite le chiavi false per l'apertura delle porte del magazzino del ferculo. [p.125, n.29]
Cacciola dice: "Nel mese di settembre 1890, non ricordo se verso la fine, una sera circa le otto e mezzo, mentre ritornava dalla casa del Dott. Cannizzaro..." [F-1/359]
Esame testimoniale: 3 marzo 1891 [F-2/60]
Interrogatorio: 15 giugno 1891 [F-1/535]

Cantarella Ing. Giuseppe, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Caponnetto Antonino, custode nella Cappella del SS. Crocifisso del Cattedrale di Catania.
Esame testimoniale: 17 giugno 1891 [O-2/104]

Capparelli Mario.
Il 20 novembre circa si trovò a mangiare assieme a F. Nicotra ed altri nella bettola di D. Gragorio vicino via Coppola. [F-2/48]

Carbone.
Spesso si parla de "il tentativo di furto in danno alla ditta Savoia e Carbone", avvenuto prima dei furti alla Cattedrale.

Carbone Agatina
Sorella di Rita, Antonia e Maria, scriveva lettere di ringraziamento al Di Maggio per cibo e denaro ricevuti come sussidio fra 1886 e 1888.

Carbone Antonia di Salvatore.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/44]

Carbone Maria.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/45]

Carbone Rita.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/43]

Carbone Salvatore, carrozziere.
La notte del furto degli ostensori, era con Di Maggio quando questi tornò alla Cattedrale verso le dieci e un quarto di notte. [O-2/4]

Cardaci, il Duca. Affitta due mobili a G. Nicotra. [F-2/24]

Cardile Domenico, chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello per legale attestato di malattia. [p.126]
Proprietario di una bottega a Messina in via Primo Settembre, dove viene proposta in vendita dell'argento. [F-2/117]
F. Nicotra: "Io ne vendetti poca quantità per circa L. 250 all'orefice Domenico Cardile." [F-1/480]
F. Nicotra: "Non son sicuro di aver venduto dell'argento all'orefice Cardile di Messina--Ripensando meglio mi sembra che non ci fossimo potuti mettere d'accordo sul prezzo e che quindi io non gli avessi nulla venduto." [F-1/531]
Interrogatorio: 27 maggio 1891 [F-2/117]

Cardile Pancrazio
Il 2 o 3 maggio 1891, uscito dal carcere, andò da Antonino Nicotra in compagnia di Cosimo Ranieri, pregandolo di comprargli una cambiale la quale avrebbe dovuto essere riempita e sottoscritta da Carmelo Riela per la somma di L. 10,000, per indurlo a ritrattare quanto aveva dichiarato contro Riela. [F-1/439]

Carnevali L. M., ditta di Napoli con la quale G. Nicotra dice di essere in relazioni di amicizia. [F-2/27]

Carrabba Vittorio, ha un negozio di strumenti musicali

Carrara Orazio, fu Lorenzo, di anni 36 carpentiere da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata. [p.125, n.20]
Circa l'8 gennaio 1891, si trova fermo all'angolo del caffè Nazionale in piazza del Duomo, in compagnia di Gaetano Mazzola ed il calzolaio Speranza. [F-2/17]

Caruso, socio, con Manara, del pastificio a Picanello ceduto poi a G. Nicotra. [F-2/55]

Caruso Giorgio, amministratore carcerario, acquistò della pasta per il carcere dalla famiglia Nicotra. [F-2/130]
Esame testimoniale: 8 giugno 1891 [F-2/130]

Castorina Alfio, proprietario di una carrozza. La sua essendo in riparazione, ottiene un'altra da Salvatore Bonaccorso e la presta a F. Puglisi, S. Nicotra e Alfio Spampinato, cha la usano nel furto [quale?].
Esame testimoniale: 4 maggio 1891 [F-2/99]

Castorina Giuseppe, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]
Esame testimoniale: 31 maggio 1891 [O-2/98]

Castro Francesco, Monsignor, Tesoriere della Cattedrale. [p.127]
Il 27 gennaio 1891, fu il prima dal quale si mandò ad avvertire della scoperta del furto. [F-2/69]

Catania Gaetano, sediaro della Cattedrale, nominato da Torrisi. [p.129]
Cognato di Giuseppe Viola di Carmelo. [O-2/24]
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/17]

Catania Luigi, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

Catinella sig., esattore.
In ottobre 1890, la signora Concetta Grimaldi gli doveva pagare circa 400 lire. [F-2/41]

Chines Antonino, cappellano [F-2/101]
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/41]

Chines, orefice con bottega in vicinanza della Collegiata. [O-1/330]

Cimino Giuseppe.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/23]

Coci Antonino, negoziante, comprava pasta da Giuseppe Nicotra.
Esame testimoniale: 9 giugno 1891 [F-2/133]

Coco Gaetano, conosce Francesco Mangano.
Interrogatorio: 30 maggio 1891 [F-2/124]

Cocuccio Grazia, ragazza di piacere che abitava in una casa particolare presso il Castello Ursino, [F-2/48]

Collorite Paolo, abita a Messina dove, nel febbraio 1890 circa, ospita suo fratello, Raffaello De Matteo. [F-2/56]

Consoli Angelo, fratello di Antonino [F-1/373, O-1/350], intimo amico di Giuseppe Viola. [F-1/373]

Consoli Antonino, di Giuseppe, di anni 40 orefice, da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedral e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo due volte. [p.125, n.5]
Intimo amico di Giuseppe Viola. [F-1/373]
Interrogatorio: 14 marzo 1891 [O-1/347]
Confronto con Salvatore Spampinato: 15 marzo 1891 [O-1/348]
Confronto con Francesco Nicotra: 15 marzo 1891 [O-1/350]

Consoli Carmelo, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

Consoli Giovanni, fu chiamato nella bottega di Alfio Spampinato per acconciare una forbice per "Ciccio figlio del pettinaio del borgo". [F-2/64]
"Io di vista son losco e vedo poco bene e a breve distanza". [F-2/64]
Esame testimoniale: 18 marzo 1891 [F-2/64]

Consoli Giuseppe, di Matteo, di anni 30 fabbro ferraio, [p.125, n.10] o lettinaio [O-1/356] da San Giovanni La Punta, domiciliato in Catania. [p.125, n.10]
Un giovane piuttosto snello e con baffi piccoli. [O-1/421]
Intimo amico di Francesco Nicotra. [O-1/421]
Prima abitava in via Consolazione, poco distante della casa dei Nicotra ed i Spampinato. [O-1/428]
Abita in via Monserrato di rimpetto alla bottega già di Alfio Spampinato. [O-2/87, O-1/356]
Abita verso il Borgo. [O-1/421]
La notte del furto agli Ostensori entrò insieme agli altri e venne sino alla stanza della Giunta. [O-1/421]
"Quando tornai dal servizio militare [il 29 settembre 1885], entrai come lavorante nella fabbrica di letti di Mario Sangiorgio in via Vecchia Ognina." [O-1/468]
"Quando si aperse il teatro Massimo la seconda volta, il Consoli vi entrò come corista, ed all'uopo andava alla scuola di canto da padre Nicosia." [O-2/98]
I barbieri Catanesi raccontano le varie lunghezze della sua barba nel tempo in [O-2/98,99].
Detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo nella seconda sottrazione. [p.125, n.10]
F. Nicotra: "Giuseppe Consoli non prese parte solamente nel furto degli Ostensori della Cattedrale, ma anche nel furto dell'argento della bara di S. Agata. Egli anzi secondo quanto ben ricordo, intervenne personalmente nella seconda sottrazione dello argento e fu tra coloro che si recarono in contrada S. Francesco all'Arena, per la fusione dell'argento stesso presso Salvatore Spampinato. Sul proposito devo anche dichiarare alla S. V. che il Consoli venne meco due volte in Messina, per la vendita dello argento proveniente da detto furto. Il Consoli veniva in Messina con me per vendere l'argento, anche con speciale incarico di Francesco D'Aquino." [F-1/480]
Interrogatori: 8 maggio 1891 [O-1/428], 13 maggio 1891 [O-1/437], 8 giugno 1891 [F-1/508], 28 giugno 1891 [F-1/556], 28 giugno 1891 [O-1/468], 1 luglio 1891 [O-1/474]

Consoli Salvatore. Abita in via S. Calogero ed è un fabbro ferraio, ma è anche un bravo meccanico e si adopera anche a fare qualunque mestiere.[F-2/17]

Conti Antonino, lavorante di Alfio Isaia.
Il 27 gennaio 1891, venne assieme ad A. Isaia alla Cattedrale con le chiavi del locale della bara.

Coppola, lavorante nella bottega di Paolo Auteri. [F-2/141]

Corsaro Giuseppe, sacristanello alla Cattedrale.
La notte del furto degli ostensori, si coricò con altri tre sacristani accanto alla porta dell'ingresso del sagrista maggiore e del finestrone che dà nella via Vittorio Emanuele. [O-2/1]
Esami testimoniali: 14 settembre 1889 [O-2/31], 27 gennaio 1891 [F-2/7], 12 maggio 1891 [F-2/106]

Corsaro Raimondo fu Giuseppe di anni 31, cocchiere da Catania, latitante al 19 ottobre 1891, imputato per complicità nel furto degli ostensorii per aver trasportati parte dei ladri e la preda furtiva nella sua carrozza e per complicità nel furto al ferculo di S. Agata, per avere, previo concerto con gli autori del reato, trasportato con la sua carrozza parte dei ladri con parte dell'argento rubato. [p.125, n.16] Menzionato da F. Nicotra. [p.130]

Cosentino Cristofaro, sacerdote, funzionario alla Cattedrale.
Esame testimoniale: 6 giugno 1891 [F-2/126]

Costa Salvatore, ramaio. [F-2/17]

Cristaldi: fornitore di pasta al carcere fino al 1889, quando smise. [F-2/130]

Cristofaro Cosentino.
Esame testimoniale: 27 gennaio 1891 [F-2/10]

Cuppari Giovanni, sensale di Salvatore Vicari. [F-2/41]

Curiale Rosario.
Esame testimoniale: 29 gennaio 1891 [F-2/20]

Cutore Fratelli, destinatari del telegramma spedito da Nicotra da Napoli in data del 1° novembre 1890, nel quale il Fusco dichiarava non occorrere le informazioni precedentemente richieste sul Nicotra. [F-1/373]

Cutore Luigi, fratello di Natale
Il 31 ottobre 1890 era in villeggiatura in contrada Trappeto. [F-2/29]

Cutore Natale.
Menzionato in [F-2/24] e [F-2/27].
Esame testimoniale: 30 gennaio 1891 [F-2/29]

D'Agata Salvatore, marito di Stella Laudani. [O-2/38, O-2/39]
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/38]

D'Alessandro Primo, Capo Guardia al carcere (vedi Lessi e Arangio).
Chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

D'Amico Neddu.
B. Randazzo: "Girolamo Scordia abita in via Cibali nella casa di Don Neddu D'Amico." [O-2/89]

Daniele Francesco, detenuto assieme a Francesco Lo Re. [O-2/106]
Quando G. Fazio cerca di persuadere Lo Re a dire il falso, Daniele disse: "Ladri e svergognati, avete rubato le sfere e pretendete che gli altri si compromettano per farvi falsa testimonianza?" Dopo ciò si avventò contro il Fazio, e se non ci fosse stato di mezzo il cancello forse gli avrebbe messo le mani addosso. [O-2/106]

D'Aquino Francesco, fu Giovanni, inteso il Cavaliere, [p.125, n.4], inteso Mammano, [O-1/296] conciapelle da Catania, latitante al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo due volte. Imputato inoltre di lesioni volontarie commesse con arma da fuoco (rivoltella), la sera del 25 gennaio 1891, in Catania: lesioni che produssero malattia ed incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni, una per più di venti giorni in offesa di Longo Biagio, e l'altra per dieci giorni in offesa di Tomarchio Sebastiano. [p.125, n.4]
Concetto Torrisi lo descrive il suo aspetto del 6 sett. 1889 come "Di statura piuttosto alta e con tutta la barba" [O-1/421] In occasione del furto degli ostensori, G. Consoli lo descrive "un uomo di età avanzata con barba e capelli quiasi bianchi". [O-1/468]
Sua moglie è "mammana" (cioè levatrice, consigliere delle altre donne). [F-2/60]
È lo zio della moglie di Francesco Ventimiglia. [F-2/41]
Abitava in Catania vicino via Maddalena. [p.129]
Casa sua si trova nella via dirimpetto la caserma di S. Agostino. [F-2/60]
Gaetano Mazzola dice di averlo incontrato in carcere nel 1888. [O-1/351]
La notte de "il furto alla bara", va in carrozza da Porta Uzeta a S. Francesco all'Arena [F-1/357]
Nel settembre 1889, porta l'argento in casa di Cacciola con Parisi. [F-1/359]

De Felice Antonino, avvocato, difende Parisi Paolo e Torrisi Concetto all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

De Luca Salvatore, il Giudice Istruttore che interrogò F. Nicotra [p.131]

De Marco Carlo, notaio con ufficio in via Condurso N. 8
Vittima di ripetuti tentativi di furto, che lui attribuisce a Riela. [F-2/137]
Esame testimoniale: 12 giugno 1891 [F-2/137]
Menzionato: p.132.

De Matteo Raffaele, macchinista nel pastificio S. Lucia a Picanello, prima, durante e dopo il periodo in cui lo gestiva G. Nicotra. [F-2/55]
Esame testimoniale: 14 febbraio 1891 [F-2/55]

De Matteo Raffaello.
Suo fratello è Paolo Collorite. [F-2/56]
Esame testimoniale: 14 febbraio 1891 [F-2/56]

De Natale Giovanne. Nunzio Abbate è il suo nipote. [F-2/24]

Di Bartolo Calì, francescano, nipote del Vescovo Orlando. Nel 1838, da lui furono comprate le pietre per il restauro dell'ostensorio grande. [O-2/74]

Di Bartolo Salvatore, avvocato, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Di Bella Agatino.
Era presente il 27 gennaio 1891 alla scoperta del furto alla bara. [F-2/71]
Esame testimoniale: 4 aprile 1891 [F-2/74]

Di Bella Antonino, orefice.
Lavorava nella bottega di Francesco Aiello e, presumabilmente, fu la sua mano a costruire un anello per Francesco Nicotra. [O-2/85]

Di Bella Federico, chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]
Il 17 giugno 1890 si trova in carcere e alle ore 9:30 a. m., sente conversare Francesco Nicotra (nel carcere) con un giovane ed una donna "Nedda" (fuori in strada). [F-2/148]
Esame testimoniale: 17 giugno 1891 [F-2/148]

Di Bella Saverio, avvocato.
F. Maccarone dice di essere stato invitato ad andare nel suo fondo in contrada San Nullo. [O-1/330]

Di Benedetto Angelo, avvocato, difende Francesco Maccarone e Carmelo Riela all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126] Interviene il 20 ottobre [p.128]

Di Lorenzo Nicolò, avvocato, difende Viola Giuseppe all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Di Maggio Domenico, sacerdote, Sagrista Maggiore della Cattedrale, che aveva le chiavi e che conservava presso di sè nel suo alloggio che soprastà alla Sagrestia, ov'è un balcone prospiciente in essa [...] Anzichè unto del Signore, era rotto alla lussuria, si aveva abito di piaceri carnali, egli per molti anni era stato in illecita tresca colla figlia del Motta a nome Agatina, donna di belle fattezze e che poscia esso Di Maggio la cesse in matrimonio a tal Lo Porto Salvatore ed in comprova di ciò si son trovati, tanto presso di lui, quanto appo la Agatina, lettere lascive. [O-1/207]
In occasione del furto degli ostensori, G. Consoli lo descrive "di età matura e di statura piutosto bassa e con un berrettino nero in testa". [O-1/468]
Carmela Reale dice: «Conosco per averlo inteso dire alla Pettinara, che suo marito Antonino Nicotra ha una sorella, o cognata, la quale allevò il già sacerdote Di Maggio.» [F-2/38]
Ordinanza della Camera di Consiglio del Tribunale a carico: 27 agosto 1890 [O-1/207]
Confronto con Concetto Torrisi: 2 maggio 1891 [O-1/407]

Di Mauro Carmelo.
Esame testimoniale: 25 maggio 1891 [O-2/97]

Di Mauro Giuseppe, chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

Di Mauro Salvatore, avvocato, difende Consoli Giuseppe, Mazzola Gaetano, Consoli Giuseppe, Viola Giuseppe e Mangano Franc. all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Distefano Andrea, sagristano del monastero di S. Agata. [O-2/1, O-2/4]
Fratello di Camillo [O-2/34]
La notte del furto degli ostensori, si coricò con altri tre sacristani accanto alla porta dell'ingresso del sagrista maggiore e del finestrone che dà nella via Vittorio Emanuele. [O-2/1]
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/34]

Di Stefano (o Distefano) Camillo, sacristanello alla badia di S. Agata, fratello di Andrea. [O-2/34]
Esame testimoniale: 12 maggio 1891 [F-2/104]

Distefano Gaetano, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

D'Urso Giuseppe, "quel tale che ha la bettola nel piano di S. Euplio ed aveva una botte di vino da vendere". [F-2/77]

Dusmet Cardinale, vero proprietario delle sfere rubate. [p.127]
Membro della commissione costituito nel 1863 (quando era già Cardinale) per attendere alla restaurazione del ferculo. [F-2/78]

Ecora Vincenzo, orefice con bottega [forse in v. S. Orsola].
Esame testimoniale: 6 maggio 1891 [O-2/78]

Faia Salvatore.
Esame testimoniale: 8 marzo 1891 [F-2/62]

Famà Salvatore, addetto alla massaria di Salvatore Spampinato a S. Francesco all'Arena. [O-2/81]
Esame testimoniale: 16 maggio 1891 [O-2/81]

Faranda Prof. Francesco, avvocato, difende Carmelo Riela e Alfio Isaia all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126] È riportato un suo dibattito. [p.127]

Fasanaro Federico(?), abita in casa propria in via Maddem ed è presente nella bottega dell'orefice Puglisi in piazza S. Francesco quando Paolo Sciacca ci torna. [O-2/72]

Fazio Giuseppa. "La istruttoria non ha rilevato indizii sufficienti." [O-1/207] (probabilmente si tratta di un errore tipografico per Giuseppe)

Fazio Giuseppe, fu Giovanni, di anni 39, da Barcellona Pozzo di Gotto, barbiere, domiciliato in Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato per complicità nel furto degli ostensorii e di aver ricevuti e nascosti presso lui stesso gli ostensorii rubati. [p.125, n.12] Fazio il barbiere, genero di Vincenzo Motta. [O-1/432]
Vincenzo Motta è suo suocero; Salvatore Lo Porto è suo cognato. [O-1/312]
Aveva una bottega in Catania, via Plebiscito casa Ferlito Faro. [O-1/312]
Il 14 settembre 1889, Salvatore D'Agata dice di aver passato la notte del furto degli ostensori, dalle 01:00 alle 03:00, con Fazio che "mi fece entrare nella sua bottega facendomi vedere un giochetto di un ometto che salterellava dentro una bottiglia. Poi mu fece osservare altri giochetti, con altri puppattoli che vende nella sua bottega." [O-2/38]
Interrogatorio: 4 marzo 1891 [O-1/312]
Confronto con Francesco Nicotra: 8 marzo 1891 [O-1/323]
Interrogatorio: 24 ottobre 1891 [p.133]

Ferlito Salvatore, inteso Barone di Francesco, di anni 25, barbiere da Catania. [p.125, n.21]
Detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo due volte. [p.125, n.21]
Salvatore Ferlito, il 4 febbraio 1891, dice: "Da circa tre mesi avevo io contratto amorosa relazione con certa Concettina Guttà che intendo sposare." [F-2/46]
Nel confronto dell'18 marzo 1891, Alfio Spampinato dice, «in compagnia di Salvatore Nicotra e di me, fosti per ben due volte a prendere lo argento rubato alla bara di S. Agata, [...] e tu avevi cura, appena giungevamo in Piazza del Duomo, di smorzare i fanali col tuo bastone». [F-1/349]
Francesco Nicotra dice: «anche tu nel prodotto dell'argento avesti la tua parte. Ed io, in compagnia di Alfio Spampinato, ti diede L. 200.»
Va in casa di M. Tropino (vedi) dopo il furto, ma prima della sua scoperta.
Dopo la vendita dell'oro degli ostensorii, faceva da commesso per Francesco Nicotra nel commercio di panno. [O-1/308]
Esame testimoniale: 4 febbraio 1891 [F-2/46]
Confronto con Alfio Spampinato: 18 marzo 1891 [F-1/349]
Confronto con Francesco Nicotra: 18 marzo 1891 [F-1/350]
Interrogatorio: 5 aprile 1891 [F-1/389]

Ferro Marco, chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello perché morì in Palermo. [p.126]

Fichera Giacomo, intesto Neddu, proprietario di una fabbrica di zolfo, abita in via Madonna della Saletta. Alfio Torrisi gli consegna legna di ulivi per la sua fabbrica.[O-2/84,92,93]
Chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]
Esame testimoniale: 19 maggio 1891 [O-2/93]

Fischetti, sig., gestore di una casina nella via principale di Cibali. [O-1/300]

Frontini Vincenzo, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

Fusco G., proprietario di una ditta di Napoli.
Il 31 ottobre 1890, spedisce un telegramma a Natale Cutore in Catania chiedendo informazioni di Francesco Nicotra, che gli aveva offerto circa 14 kg di argento. [F-2/29]

Fusco Lorenzo.
F. Nicotra cerca di vendergli dell'argento a Napoli verso la fine di ottobre 1890. [F-2/145]
Esame testimoniale: 15 giugno 1891 [F-2/145]

Garozzo Giuseppe, padre alla Cattedrale.
Francesco Maccarone lo cita come testimone della sua angoscia al momento della scoperta del furto degli ostensorii. [O-1/330]

Gaspare Amico, avvocato, difende Sciacca Carmelo all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Giammona Salvatore, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Giandalia Francesco, va in casa di F. Nicotra in compagnia di Antonino Nicotra a scroccare soldi. Alfio Spampinato: "Circa sei od otto giorni dopo, si presentò una sera in casa mia il solo Giandalia, il quale, [...] mi dichiarava che Francesco Nicotra avea già dichiarato ogni cosa e che mi avea indicato come complice." [F-1/384]
Esame testimoniale: 4 aprile 1891 [F-2/75]

Giovanazzi Vincenzo, Vice Presidente dell'udienza del 19 ottobre 1891 alla Corte D'Assisi di S. Francesco. [p.125]

Giuffrida Angelo.
Usciva a passeggio in compagnia di F. Nicotra dalla bottega di Alfio Spampinato. [F-2/51]

Giuffrida Giuseppe, sacristanello del monastero di S. Agata.
La notte del furto degli ostensori, si coricò con altri tre sacristani accanto alla porta dell'ingresso del sagrista maggiore e del finestrone che dà nella via Vittorio Emanuele. [O-2/1]
Esami testimoniali: 27 gennaio 1891 [F-2/6], 12 maggio 1891 [F-2/101]

Giuntini, condannato per fabbricazione di monete false.
Il 28 ottobre, era presente sul piroscafo che portò Francesco Ventimiglia e Francesco Nicotra verso Napoli. [F-2/41]

Grasso Giuseppe, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Grasso Rosario, carrettiere. [F-2/13]

Grecuzzo Mario, Torrisi nega di averlo ricevuto in carcere. [p.128] G. Fazio racconta che il condannato Grecuzzo è venuto da lui mentre detenuto, per indurlo a confessare. [p.133]

Gregorio, D.
Proprietario di una bettola vicino via Coppola dove, circa il 20 novembre 1890, andò a mangiare F. Nicotra ed altri. [F-2/48]

Grimaldi Concetta, cliente del avvocato Finocchiaro, e moglie di Salvatore Vicari.
Nell ottobre 1890 si trovava in urgente bisogno di denaro e perciò si rivolse a Francesco Ventimiglia. Per aiutarla, il Ventimiglia fece un viaggio a Napoli per vendere dei suoi oggetti: un quadro della Madonna delle Grazie, un altro della Sibilla, un altro di S. Ignazio, una tazza chinese con piatto, un boccale di cristallo ed altri oggetti. Il denaro serviva per pagare circa 400 lire all'esattore Catinella, e per pagare un cambiale di L. 163 a Giulio Baurittel. [F-2/41]

Guglielmino Antonino, inteso Sciancato, abitante allato [sic] alla Badiella al Borgo, lavorante di Alfio Spampinato. [O-1/300]
Conoscente di G. Consoli e F. Nicotra.
Esame testimoniale: 3 marzo 1891 [F-2/57], 16 maggio 1891 [O-2/90]

Guglielmino Giuseppe, fu chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, ma la difesa di Nicotra Salvatore rinunziò alla sua testimonianza. [p.127]

Guttà Concettina.
Salvatore Ferlito, il 4 febbraio 1891, dice: "Da circa tre mesi avevo io contratto amorosa relazione con certa Concettina Guttà che intendo sposare." [F-2/46]

Honger Ernesto, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Iannucci, sottocapo carcerario, dà consiglio a Torrisi di dire la verità. [p.128]

Indelicato Francesco padre, Indelicato Francesco figlio e altri due che portano lo stesso nome e cognome, aiutano a trasportare una macchina dalla stazione di Aci Reale all'opificio di Venerando Scandurra. [F-2/13]

Indelicato Giuseppe. Aiuta a trasportare una macchina dalla stazione di Aci Reale all'opificio di Venerando Scandurra. [F-2/13]

Indelicato Salvatore. Aiuta a trasportare una macchina dalla stazione di Aci Reale all'opificio di Venerando Scandurra. [F-2/13]

Isaja Alfio, di Nicolò, di anni 26 fallegname [sic] da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di complicità nel furto al ferculo di S. Agata, per avere fornite le chiavi vere per l'apertura delle porte del magazzino del ferculo, e per la fabbricazione delle chiavi false. [p.125, n.26]
"Per mezzo del Maccarone si ottennero da Alfio Isaia, figlio del Capo mastro Nicolò, le chiavi vere". [F-1/373]
Nicotra: "Qualche mese dopo i primi due furti dello argento della bara m'incontrai in piazza del Duomo con Alfio Isaja, ci avvicinammo e parlammo del commesso furto, omettendo ciascuno di noi la parte avuta nel medesimo. Fu in questa occasione che entrambi ci impegnammo formalmente a mantenere il segreto l'uno rispetto all'altro". [F-1/373]
Il 27 gennaio 1891, fu lui il primo ad entrare nella stanza della bara ed ad accorgersi del furto, gridando "Hanno scassinato! Hanno scassinato!" [F-2/69, F-2/71]

Isaia Nicolò, capo maestro, padre di Alfio Isaia. [F-1/373]
Nel 1873, fece fare il segreto della porta della Giunta dal maestro chiavettiere Orazio che abita dietro il convitto. [O-2/36]
Il 27 gennaio 1891, fu mandato dalla Cattedrale a prendere le chiavi della bara; suo figlio tornò con le chiavi. [F-2/69]
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/36]
Nota storica: Ne "Il Duomo di Catania (Basilica di S. Agata): Guida storica - religiosa - artistica" del Sac. Giuseppe Consoli, 1950, c'è scritto: "1732 Viene nominato Capomastro della Bara: Pietro Saija, figlio di Gioachino (Tutt'atti Curia pag. 391)."

La Ferla Michele, lavorante nella bottega dell'orefice Paolo Auteri. [F-2/141]
Esame testimoniale: 13 giugno 1891 [F-2/141]

La Gala Andrea, segretario nello stabilimento S. Lucia, dove G. Nicotra depositò L. 2000 in nome di sua zia Maria Nicolosi. [F-2/53, F-2/54]
Esame testimoniale: 13 febbraio 1891 [F-2/53]

Lanza Russo Giuseppe, seminarista, scrisse una lettera per incarico di Concetto Torrisi. [O-1/464]

La Rosa Agata fu Giuseppe, vicina di casa di Stella Laudani. [O-2/40]
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/40]

La Rosa Francesco, compra dell'argento da Francesco Nicotra a Messina. Nicotra: "A Palermo quando vendetti lo argento per mezzo di Girolamo Barresi, ad un orefice in Via Macqueda assunsi il nome e cognome di Francesco La Rosa, di quel tale cioè cui io avevo venduto l'argento a Messina". [F-1/373]
F. Nicotra: "Il resto [dell'argento] lo vendetti a quel Francesco La Rosa" [F-1/480]

Laudani Stella, moglie di Salvatore D'Agata, [O-2/38, O-2/39] vicina di casa di Agata La Rosa. [O-2/40]
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/39]

Leonardi Vincenza.
Il 31 gennaio 1891, Carmela Reale le chiede consiglio per quanto riguarda delle verghe di metallo che la moglie di Antonino Nicotra l'aveva fatto conservare in casa, dicendo che era piombo. La Leonardi la riconosce come argento e la consiglia di consegnarlo ai Cappellani. [F-2/38]

Leone Giovanni, genero del custode del Cattedrale, Maccarrone, già fidanzato a certa Carmela Licciardello. In un primo tempo, Di Maggio ha tentato di riversare su di lui la responsabilità per il furto degli ostensori, smentito dal fatto che Leone all'epoca del furto si trovava a Messina ricoverato all'ospedale Militare. [O-1/207]

Leotta Sebastiano. Aiuta a trasportare una macchina da Catania da Aci Reale per conto di Venerando Scandurra. [F-2/13]

Lessi Sebastiano, guardia carceraria.
Trovavasi di guardia sul pianerottolo della prigione il 25 aprile 1891. Quando il capo guardia Salvatore Arangio e sotto capo guardia Primo D'Alessandro salgono, Lessi chiede loro se è lecito per i detenuti scrivere su carta da bollo. I due capi si mostrano sorpresi e Lessi dice di avere visto il detenuto Riela scrivere sopra un foglio di carta bollata. [F-2/95]
Menzionato in [F-2/135].
Chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

Liborio Don, trovavasi nella bottega del calzolaio Alfio Spampinato. [O-1/437]

Licciardello Carmela, già fidanzata di Giovanni Leone, di cui smentisce le accuse fatte da Di Maggio nei confronti di lui. [O-1/207]

Lipani Giuseppe, avvocato, difende Motta Vincenzo, Fazio Giuseppe e Lo Porto Salvatore all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Lo Giudice Candido, orefice con bottega. Fratello: Vincenzo. Nel novembre o dicembre 1890 gli viene offerto dell'argento da comprare, ma non compra. [F-2/132] Chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello per legale attestato di malattia. [p.126]
Esame testimoniale: 8 giugno 1891 [F-2/132]

Lo Giudice Vincenzo, fratello di Candido. [F-2/132]

Lombardo Giuseppe, Vice Cancelliere, assiste all'udienza del 19 ottobre 1891 alla Corte D'Assisi di S. Francesco. [p.125] Interrogatore di F. Nicotra. [p.131]

Longo Biagio, ferito dal D'Aquino (vedi), non si presentò all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Longo Ernesto, commesso nella ferramenta di Letterio Pettinato. [F-2/4,5]
Esame testimoniale: 27 gennaio 1891 [F-2/5]

Lo Porto Salvatore fu Francesco, di anni 70 contadino da S. Giovanni La Punta, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato per complicità nel furto degli ostensorii e di aver ricevuti e nascosti presso lui stesso gli ostensorii rubati. [p.125, n.17] V. Motta lo nomina come suo genero e come proprietario della casa dove Motta abita. [p.133]
Interrogatorio: 12 marzo 1891 [O-1/341]
Confronto con Francesco Nicotra: 12 marzo 1891 [O-1/343]
Interrogatorio: 24 ottobre 1891 [p.133]

Lo Re Francesco (o Ciccio [O-1/421])
Giuseppe Fazio viene da lui in cella dicendogli di proteggerlo dicendo il falso. [O-2/106]
Esce dal carcere portando un messaggio a Concetto Torrisi in difesa della famiglia Motta. [O-1/421]
Esame testimoniale: 27 giugno 1891 [O-2/106]

Luca Francesco di Matteo.
Esame testimoniale: 15 giugno 1891 [F-2/144]

Maccarone (o Maccarrone) Francesco fu Nicolò, di anni 55 da Acireale, custode della Cattedrale di Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale, e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo due volte. [p.125, n.2]
In occasione del furto degli ostensori, G. Consoli lo descrive "alto". [O-1/468]
"Fratello di quel tale che fa il macchinista a Cibali." [O-1/337]
Interrogatorio: 11 marzo 1891 [O-1/330]
Confronto con Francesco Nicotra: 11 marzo 1891 [O-1/334]
Confronto con Salvatore Spampinato: 11 marzo 1891 [O-1/337]
Interrogatorio: 21 maggio 1891 [F-1/459], 16 giugno 1891 [O-1/465], 24 ottobre 1891 [p.134]

Magri Giovanni, sacerdote.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/30]

Malavranca, signor.
Antonino Spampinato lavorara presso lui nella stessa contrada di S. Francesco all'Arena in cui abitava suo zio. [F-2/67] (contrada Altarello [F-2/149])

Manara, socio, con Caruso, del pastificio S. Lucia a Picanello, ceduto poi a G. Nicotra. [F-2/55]

Manganaro, signor, aveva un'officina meccanica a Messina.
Si andò a prendere da lui un'ingranaggio ed una vita senza fine per i macchinari del pastificio S. Lucia mentre era gestito da G. Nicotra. [F-2/56]

Mangano Francesco Di Paola fu Antonio, di anni 30 murifabbro e cocchiere da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato per complicità nel furto al ferculo di S. Agata, per avere, previo concerto con gli autori del reato, trasportato con la sua carrozza parte dei ladri con parte dell'argento rubato. [p.125, n.23] Durante il trasporto, si fa chiamare Ciccio. [O-1/476]
F. Nicotra: "Stamane ho veduto nel carcere Francesco di Paola Mangano che è appunto quel tale Ciccio, cocchiere di cui parlai alla S. V. nei miei precedenti interrogatorii. [...] Il Mangano fu colui che portò a S. Francesco all'Arena con la sua carrozza, lo argento rubato la prima volta alla detta bara." [F-1/416]
P. Marchese: "Ricordo di averlo arrestato tre anni fa, per complicità di furto di tubi di piombo. [...] furto in danno della Ditta Savoia [...] stesso, in compagnia degli agenti Gh[...]tera, io arrestai una seconda volta. Egli dice di essere un manovale, ma [...] ho veduto mai lavorare. Circa tre anni fa, egli aveva una piccol[...]tega di merci in fondo della via Grotte Bian[...]. Circa sei o sette mesi fa, l'ho veduto [...] da cocchiere con carrozza e cavallo appartenente a suo fratello." [F-2/121]
Interrogatorio: 24 aprile 1891. [F-1/419]
Confronto con Francesco Nicotra: 26 aprile 1891 [F-1/426]
Interrogatorio: 24 ottobre 1891 [p.133]

Mangano Giuseppe, avvocato, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Mangano Sebastiano, fratello di Francesco, cocchiere. [F-2/121]

Maranta Sebastiana.
Esame testimoniale: 4 febbraio 1891 [F-2/48]

Maranto Sebastiana, chiamata come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello per legale attestato di malattia. [p.126]

Marcellino, ispettore scolastico. Il 31 gennaio 1891 stava passeggiando con Barbaro Calì in via Stesicoro Etnea. [F-2/36]

Marcenò, il Canonino. F. Maccarone dice di aver ottenuto cinque lire da lui come sussidio per Paolo Parisi, che poi non rimase contento. [O-1/330]

Marchese Pietro, poliziotto. "Conosco benissimo Mangano Francesco Paolo, anzi ricordo, di averlo arrestato tre anni fa". [F-2/121]

Marinelli, guardia carceraria, dà consiglio a Torrisi di dire la verità. [p.128]

Marino Paolo.
Esame testimoniale: 29 gennaio 1891 [F-2/19]

Marletta Michele.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/19]
Esame testimoniale: 28 gennaio 1891 [F-2/17]

Mascali Giuseppe, Proprietario della tenuta in S. Francesco Di Paola [all'Arena] alla contrada Altarello, dato in mezzadria a Salvatore e Antonino Spampinato. [F-2/149]
Esame testimoniale: 1 luglio 1891 [F-2/149]

Massa Gaetano, detenuto in carcere, compagno di stanza di Maccarrone, poi in infermeria con Spampinato, Nicotra et al. [F-2/115]
Interrogatorio: 23 maggio 1891. [F-2/115]
Confronto con Francesco Nicotra: 23 maggio 1891 [F-1/463]

Matera Nicolò, notaro presso il quale fu stipulato il contratto di mezzadria fra G. Mascali ed i Spampinato. [F-2/149]

Maugeri Bonaventura.
Esame testimoniale: 27 gennaio 1891 [F-2/1]

Maugeri Giuseppe, sacristano alla Cattedrale.
La notte del furto degli ostensori, si coricò con altri tre sacristani in una stanza. [O-2/1]
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/1]

Mauro Francesco, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

Mauro Giuseppe.
Esame testimoniale: 17 giugno 1891 [O-2/103]

Mazzarino Rosa
"Francesco Nicotra è venuto nell'albergo Saati a cercare certa Rosa Mazzarino". [F-2/48]
20 nov 1980 circa, si trovò a mangiare col Nicotra ed altri nella bettola di D. Gregorio, vicino via Coppola. [F-2/48]
Intesa anche "Pudda" [F-2/46].

Mazzeo Giuseppe, detenuto al 19 marzo 1891 nella stessa stanza dove sta Alfio Spampinato, secondo cui: «Si vanta avere il grado di "camorrista", non ha mai tralasciato di chiedermi giornalmente informazioni su questo processo e rimproverarmi per le propalazioni da me fatte, esortandomi a non rivelare niente alla Giustizia. Ieri sera, in tuono minaccioso, m'ingiunse di chiedere un colloquio alla S. V. per ritrattare completamente quanto mi trovavo di avere rivelato e mi suggerì di dire che Riela, Consoli, Sciacca, Parisi e compagni, sono del tutto innocenti dei furti che loro si addebitano, e che io li avevo calunniati per suggestione di Francesco Nicotra. Anzi mi soggiunse di dichiarare che spinto dal rimorso della coscienza chiedevo un confessore onde confessare a lui questa grave mancanza, di avere cioè fatto male a tanti poveri diavoli innocenti--Per indurmi a secondare questo suo desiderio mi fece presente che io facendo i nomi di quei ladri, sarei stato dalla Giustizia ritenuto ladro come loro e che finalmente uscendo dal carcere sarei stato con certezza assassinato.» [F-1/352]

Mazzola Gaetano d'Ignoti, di anni 37 murifabbro da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo due volte. [p.125, n.8]
Era in carcere nel 1888. [O-1/351]
F. Nicotra: "Gaetano Mazzola tanto la prima, quanto la seconda volta in cui fu rubato lo argento della bara di S. Agata venne meco a San Francesco all'Arena presso lo Spampinato". [F-1/389]
Circa l'8 gennaio 1891, si trova fermo all'angolo del caffè Nazionale in piazza del Duomo, in compagnia di Gaetano Mazzola ed il calzolaio Speranza. [F-2/17]
Interrogatorio: 16 marzo 1891 [O-1/351]

Messere Federico, Giudice dell'udienza del 19 ottobre 1891 alla Corte D'Assisi di S. Francesco. [p.125] Assente per malattia il 21 ottobre. [p.128]

Messina Domenico.
Esame testimoniale: 29 gennaio 1891 [F-2/21]

Messina Francesco, padre.
Nel agosto 1889 andò a tagliare olivi a Misterbianco per Giuseppe Torrisi, tagliando legna. [O-2/79, F-1/442]
Socio di Giuseppe Torrisi. [O-2/82]
"I Messina abitano in vico Guglielmo al Borgo". [F-1/442]
Esame testimoniale: 16 maggio 1891 [O-2/82]

Messina Francesco, figlio.
Nel agosto 1889 andò a tagliare olivi a Misterbianco per Giuseppe Torrisi, "andando e vendendo con G. Torrisi in Catania per trasportare le legna tagliate". [O-2/79, F-1/442]
Esame testimoniale: 18 maggio 1891 [O-2/92]

Messina Giuseppe, proprietario di un pastificio in Paternò in cui G. Nicotra dice di aver collocato suo fratello Santo come commesso. [F-2/24]

Miraglia Prof. Giuseppe, avvocato, difende Consoli Antonino, Spampinato Alfio, Carrara Orazio, Ferlito Salvatore e i Pappalardo Pietro e Salvatore all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Mondio (o Mondìo) Giuseppe Enrico, Avvocato signor Cav., Sostituto Procuratore del Re da P. M. all'udienza del 19 ottobre 1891 alla Corte D'Assisi di S. Francesco. [p.125] Destinatario di una copia della lettera anonima inviata ad Agnini, a difesa del Riela, 30 marzo 1891 [F-1/371] Interrogatore di F. Nicotra [p.131]

Monterosso Giuseppe, avvocato, difende i Spampinato Salvatore e Antonino all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Morvilla Pietro, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

Motta Agatina, "donna di belle fattezze con cui Di Maggio fu in illecita tresca e che poscia cesse in matrimonio a tal Lo Porto Salvatore". [O-1/207]
Concetto Torrisi: "La monachella pinzocchera figlia del Motta prima di maritarsi, mesi addietro, soleva frequentare di sera e di giorno la casa del Di Maggio". [O-2/4]
Arrestata pel furto degli Ostensorii, poi rilasciata [O-1/421] Il Maccarone: "Una sorella di Vincenzo Motta personalmente ogni mattina recavasi dal sacerdote Di Maggio." [O-1/465]

Motta Vincenzo fu Antonino, di anni 72, contadino da Misterbianco, domiciliato in San Giovanni La Punta, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato per complicità nel furto degli ostensorii e di aver ricevuti e nascosti presso lui stesso gli ostensorii rubati. [p.125, n.1] Assolto l'11 ottobre 1891 dall'imputazione di furto per non provata reità, tradotto per ricezione e nascondimento. [p.127]
Entrò nella Cattedrale per il furto degli Ostensori ma non andò in carrozza al Trappeto. [O-1/432]
Modi imperiosi nella Cattedrale, servito il caffè dal Di Maggio nella stanza della Giunta. [O-1/465]
G. Fazio è suo genero. [O-1/432]
La domenica successiva alla sua liberazione dal carcere, andò alla Cattedrale dove insistette in modo burbero perché si accendessero otto lampade per lui, e sentì la messa. [O-2/104]
Interrogatorio: 24 ottobre 1891 [p.132]

Mulino Angelo, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Muscetti Gaetano.
Francesco Nicotra cerca di vendergli dell'argento a Napoli nell'ottobre 1890.
Esame testimoniale: 15 giugno 1891 [F-2/147]

Musumeci Di Bartolo Antonino, procuratore legale scelto dall'Avv. Simoncini Vincenzo. [p.127]

Nesci Domenico.
Esame testimoniale: 28 gennaio 1891 [F-2/16]

Nicolosi Antonino, fu Francesco, di anni 53 orefice da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di complicità nel furto al ferculo di S. Agata, per avere fatto nell'interesse dei ladri la fusione di parte dell'argento. [p.125, n.24]
Vito Pellerito è suo figliastro. [O-2/66]
Interrogatorio: 16 marzo 1891 [F-1/344]

Nicolosi Nicotra Maria, la zia agiata di Giuseppe Nicotra, proprietaria di alquante case. [F-2/53]
Giuseppe Nicotra depositò L. 2000 in suo nome, a sua insaputa, nella cassa dello stabilimento S. Lucia ove egli lavorava come contabile.
Esame testimoniale: 13 febbraio 1891 [F-2/54]

Nicosia, padre: G. Consoli andò da lui alla scuola di canto. [O-2/98]

Nicosia Giuseppe, orefice. [O-2/66]

Nicotra, famiglia.
Padre: Antonino.
Figlio di primo letto: Giuseppe.
Figli di secondo letto: Salvatore, Francesco e Santo.
Abitano in due case in vico Guglielmo [F-2/31, F-2/33]: Giuseppe in una; padre e altri fratelli al N. 18. [F-2/24]

Nicotra Antonino fu Giuseppe di anni 67 pettinaio da Catania, provvisoriamente al 19 ottobre 1891 escarcerato, imputato di sciente ricettazione di argento proveniente dal furto al ferculo di S. Agata e di avere scientemente permesso in casa propria, ed aiutata, la fusione del medesimo argento rubato. [p.125, n.30] F. Nicotra lo dice orefice. [p.130] Era venditore di neve in via Crocifisso. [F-2/29]
Sua moglie viene chiamata sempre "La Pettinara".
Carmela Reale dice: «Conosco per averlo inteso dire alla Pettinara, che suo marito Antonino Nicotra ha una sorella, o cognata, la quale allevò il già sacerdote Di Maggio.» [F-2/38]
Esame testimoniale: 30 gennaio 1891 [F-2/33]
Interrogatori: 5 maggio 1891 [F-1/439], 21 ottobre 1891 [p.129]

Nicotra Francesco di Antonino, inteso Don Ciccio [O-1/399] di anni 23 industrioso da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo in sei successive volte. [p.125, n.7]
Nipote di latte di padre Di Maggio (secondo Torrisi Concetto). [p.128]
D. Cardile lo descrive come "un giovane piuttosto nello, [sic] corto e ben vestito". [F-2/117]
Una volta era alla Cattedrale in qualità di sacristano. [O-1/369]
G. Consoli dice che Francesco e Salvatore Nicotra abitavano in via Consolazione. [O-1/428]
Quando passò dalla bottega di Alfio Spampinato, Giuseppe Consoli gli disse: Tanti galantuomini lavorano dalla mattina alla sera e non riescono a potersi fare un paio di scarpe, e tu, o Nicotra, catena d'oro, orologio, costume, spolverino, bastoncino e cappello a palla, potresti dirmi come fai?" e poi dice che "da quando venne arrestato, per una zuffa avvenuta in una locanda, io non mi ero più unito con lui". [O-1/437]
"Quando la mia famiglia aveva lo stabilimento per la fabbrica della pasta a Picanello, io era preposto alla vendita della pasta nella bottega che allora tenevasi in Piazza Scammacca." [F-1/373]
"Quando a Palermo vendetti l'argento per mezzo di Girolamo Barresi, ad un orefice in via Macqueda, assunsi il nome e cognome di Francesco La Rosa" [F-1/373]
Sopraintendeva ad una bottega in via S. Orsola. [O-2/85]
Il 18 febbraio 1891 si trovava in cella. [p.132]
Andò in casa di M. Tropino (vedi) dopo il furto ma prima della sua scoperta.
Esame testimoniale: 29 gennaio 1891 [F-2/22]
Interrogatori: 27 febbraio 1891 [O-1/283], 29 febbraio 1891 [O-1/296], 3 marzo 1891 [O-1/308], 7 marzo 1891 [O-1/319]
Confronto con Giuseppe Fazio: 8 marzo 1891 [O-1/323]
Confronto con Francesco Maccarrone: 11 marzo 1891 [O-1/334]
Confronto con Lo Porto Salvatore: 12 marzo 1891 [O-1/343]
Confronto con Antonino Consoli: 15 marzo 1891 [O-1/350]
Confronto con Carmelo Sciacca: 16 marzo 1891 [O-1/354]
Interrogatorio: 17 marzo 1891 [F-1/348]
Interrogatorio: 17 marzo 1891 [O-1/360]
Confronto con Salvatore Ferlito: 18 marzo 1891 [F-1/350]
Confronto con Giuseppe Viola: 20 marzo 1891 [O-1/369]
Interrogatorio: 1 aprile [F-1/373], 3 aprile 1891 [O-1/383]
Confronto con Alfio Spampinato: 3 aprile 1891 [F-1/381]
Interrogatorio: 17 aprile [F-1/416], 17 aprile 1891 [O-1/476]
Confronto con Francesco Mangano: 26 aprile 1891 [F-1/426]
Confronto con Concetto Torrisi: 2 maggio 1891 [O-1/413]
Interrogatorio: 3 maggio 1891 [F-1/434]
Altro confronto con Concetto Torrisi: 6 maggio 1891 [O-1/421]
Interrogatori: 10 maggio 1891 [O-1/432], 21 maggio 1891 [O-1/442], 21 maggio 1891 [F-1/458], 22 maggio 1891 [F-1/461], 25 maggio 1891 [O-1/446]
Confronto con Gaetano Massa: 23 maggio 1891 [F-1/463]
Confronto con Paolo Parisi: 26 maggio 1891 [O-1/447]
Interrogatori: 28 maggio 1891 [F-1/480], 13 giugno 1891 [F-1/531], 21 ottobre 1891 [p.129], 23 ottobre 1891 [p.130]

Nicotra Giuseppe, fratello di Salvatore Nicotra [F-2/130] e di Francesco Nicotra.
"Io sono il più grande dei figli di mio padre sebbene non siamo tutti della stessa madre. Ho altri tre fratelli che sono del secondo letto." (sarebbero Francesco, Salvatore e Santo) [F-2/24]
Teneva una fabbrica di pasta. [F-2/130]
Era il contabile del pastificio di S. Lucia. [F-2/22, F-2/31]
Nel dicembre 1890, depositò L. 2000 nella cassa dello stabilimento a vapore S. Lucia in nome di sua zia Maria Nicolosi, all'insaputa di lei. [F-2/53, F-2/54]
Nei primi di novembre 1890, si presentò a Natale Cutore. [F-2/29]
Esami testimoniali: 29 gennaio 1891 [F-2/24], 30 gennaio 1891 [F-2/27]

Nicotra Pietro, sacristanello alla Cattedrale.
La notte del furto degli ostensori, si coricò con altri tre sacristani in una stanza. [O-2/1]
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/9]
Interrogatorio: 12 maggio 1891 [F-2/108]
Esami testimoniali: 27 gennaio 1891 [F-2/8], 12 maggio 1891 [F-2/108]

Nicotra Rosario, da Napoli. G. Nicotra dice di non conoscerlo. [F-2/24]

Nicotra Salvatore di Antonino, di anni 20, industrioso da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo tre volte. [p.125, n.18] "Un giovinetto magro". [F-2/99]
G. Consoli dice che Salvatore e Francesco Nicotra abitavano in via Consolazione. [O-1/428]
Esame testimoniale: 30 gennaio 1891 [F-2/31]

Nicotra Santo, fratello di Giuseppe Nicotra. [F-2/24]

Orlando, il sergente.
Trovavasi a mangiare assieme a F. Nicotra ed altri nella bettola di D. Gregorio vicino via Coppola. [F-2/48]

Orlando, Vescovo, nel 1838 fece ristaurare l'ostensorio grande e, nel 1872, quello piccolo. Di Bartolo Calì è suo nipote. [O-2/74]

Pantano Adolfo, avvocato, difende Barresi Girolamo all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Pappalardo Neddu, accusato il 16 marzo 1891 da Alfio Spampinato, che dice: «Neddu Pappalardo, l'amico di Francesco Nicotra, fu in compagnia di me, di Salvatore Nicotra, e di Salvatore quando si commise il furto dello argento. Il Pappalardo venne con noi a prendere lo argento dinanzi al magazzino della bara, ed a portarlo quindi alla grotta esistente nel fondo di mio padre a Cibali.» [O-1/356 o F-1/345]

Pappalardo Pietro di Andrea, di anni 20, civile da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo nella quinta sottrazione. [p.125, n.22]
Interrogatorio: 24 ottobre 1891 [p.134]

Pappalardo Salvatore, di Andrea, di anni 36 sensale da Catania al 19 ottobre 1891, imputato di sciente ricettazione di argento proveniente dal furto al ferculo di S. Agata di essersi intromesso scientemente nella vendita di parte dell'indicato argento. [p.125, n.31] Nicotra: "Alfio Spampinato mi assicurò di aver venduto quell'argento per mezzo del sensale Salvatore Pappalardo" [F-1/373]
Interrogatorio: 15 giugno 1891 [F-1/534]

Parisi Paolo fu Matteo, di anni 60, sensale da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo due volte. [p.125, n.6] Nel settembre 1889, porta l'argento in casa di Cacciola. [F-1/359] "Io stesso accompagnai il D'Aquino quando si recò a portare l'argento in casa del Cacciola, nella quale però io non entrai." [F-1/357] Interrogato il 22 marzo 1891, si dice: «deciso di isvelare quanto è a mia conoscenza intorno al furto dello argento alla bara di Sant'Agata» e racconta che il furto fu commesso in un'unica volta. [F-1/357] Il 26 maggio 1891, in confronto con F. Nicotra, "non si è potuto continuare perchè il Parisi, che grado grado nel dialogo si era andato riscaldando, e saltato su dalla sedia e schizzando fuoco e fiamme dagli occhi, col viso rosso come un peperone, si è avventato addosso al Nicotra e lo avrebbe afferrato e stretto al collo se non fosse stato impedito dai componenti dell'ufficio stesso. E siccome ancora il Parisi strepitava come un assesso, ingiurando il Nicotra, bestemmiando e cercando in tutti i modi di afferrare costui, si son dovute chiamare le guardie carcerarie e farlo immediatamente condurre nella sua stanza--Si dà atto altresì che il Parisi, anche in mezzo alle guardie, nell'atto che veniva condotto via, ha continuato ad ingiurare il Nicotra, a bestemmiare, cercando di svincolarsi dalle guardie, pestando i piedi a terra e dando pungi alle porte dinanzi a cui veniva passando." [O-1/447]
Interrogatori: 9 marzo 1891 [O-1/325], 22 marzo 1891 [F-1/357], 25 marzo 1891 [O-1/374], 22 maggio 1891 [O-1/444], 22 maggio 1891 [F-1/460]
Confronto con Francesco Nicotra: 26 maggio 1891 [O-1/447]
Interrogatorio: 15 giugno 1891 [F-1/538]

Pastorini Giuseppe, proprietario di un pastificio in Catania, dove G. Nicotra dice di aver collocato suo fratello Santo come commesso. [F-2/24]

Patamia (o Platania) Gaetano. Vedi Platania.

Pellerito Vito fu Antonino, di anni 22, falegname, da Catania, escarcerato al 19 ottobre 1891, imputato di ricettazione di una pietra preziosa proveniente del furto degli ostensori e per essere scientemente intromesso nella vendita di un rubino di quelli dell'ostensorio grande rubato. [p.125, n.19]
Figliastro dell'orefice Antonino Nicolosi. [O-2/66]
Esame testimoniale: 14 aprile 1891 [O-2/68]

Perina Carmelo, "Io sono scrivanello in questo carcere". [F-2/95]
È il cognato di Giulio Belluso [F-2/140]
Il 25 aprile 1891, nel carcere, scrive una lettera per Riela, diretta a F. Nicotra. [F-2/95]
Esame testimoniale: 2 maggio 1891 [F-2/95]
Esame: 12 maggio 1891 [F-1/450]

Perrone Nicolò, sacristanello nella Cattedrale.
Menzionato in [F-2/7].
Esame testimoniale: 27 gennaio 1891 [F-2/9]

Pettinato Letterio.
Esame testimoniale: 27 gennaio 1891 [F-2/4]

Pizzotti Francesco. Usciva a passeggio in compagnia di F. Nicotra dalla bottega di Alfio Spampinato. [F-2/51]

Platania (o Patamia) Gaetano, proprietario di un'agenzia a S. Francesco, dove G. Nicotra dice di aver collocato suo fratello Salvatore come commesso. [F-2/24]
Sensale di cereali, impiegò Salvatore Nicotra come commesso. [F-2/31]

Platania Serafino, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Puglisi Antonino, gioielliere con bottega in piazza S. Francesco. [O-2/66]
Il 19 marzo 1891, Paolo Sciacca cerca di vendergli un grosso rubino, ma non lo prende. [O-2/69]
Esame testimoniale: 14 aprile 1891 [O-2/69]

Puglisi Camillo.
Esami testimoniali: 10 aprile 1891 [F-2/76], 15 aprile 1891 [F-2/78]

Puglisi Carmelo. Suo zio è Antonino Puglisi. [O-2/66]
Esame testimoniale: 14 aprile 1891 [O-2/71]

Puglisi Caudullo Emanuele, nel 1838 restaurò l'ostensorio grande. [O-2/74]
Esame testimoniale: 14 aprile 1891 [O-2/74]

Puglisi Francesco, cocchiere. Nell'inverno 1890, presenta Alfio Spampinato e S. Nicotra a Castorina per avere in prestito la sua carrozza. [F-2/99]
Esame testimoniale: 21 marzo 1891 [F-2/65]

Puglisi Michele, figlio di Antonino Puglisi, cugino di Carmelo Puglisi. Era in bottega quando Paolo Sciacca cercò di vendere un rubino.
Esame testimoniale: 14 aprile 1891 [O-2/72]

Ragonesi, "il prete", "il cappellano", nominato come complice all'interno del Cattedrale da Francesco Nicotra, [O-1/360] e da Alfio Spampinato come parte della "comitiva della Cattedrale" che doveva dividere L. 500 del ricavato. [O-1/356]
Nicotra: "Relativamente al prete Ragonesi, posso aggiungere che nel tempo in cui si trattava il progetto del furto al tesoro di S. Agata, un giorno Paolo Parisi mi dette una imbasciata in termini convenzionali per il nominato prete" [F-1/373]

Ragonesi Concetto, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

Randazzo Biagio, inteso Tingitore, abitante in via Consolazione, lavorante di Alfio Spampinato. [O-1/300]
Esami testimoniali: 3 marzo 1891 [F-2/58], 16 maggio 1891 [O-2/89]

Ranieri Cosimo. Accompagnava Pancrazio Cardile quando andarono da Antonino Nicotra (vedi Cardile). [F-1/439]

Rapisarda Giuseppe. Calzolaio con bottega nel Piano del Borgo, dove lavorava Alfio Spampinato. [F-2/143, O-1/300, O-1/356]
Esame testimoniale: 13 giugno 1891 [F-2/143]

Reale Carmela.
Il 31 gennaio 1891 si avvicinò a Barbaro Calì in via Stesicoro Etnea dicendo di dovergli parlare con tutta urgenza. Vedutosi nella Parrocchia del Borgo, gli consegna delle verghe di metallo, ricevute dalla moglie di Antonino Nicotra. [F-2/36]
Esame testimoniale: 1 febbraio 1891 [F-2/38]

Recupero Salvatore, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Reitano Anna. Una lettera anonima dice: "La famiglia del detto Nicotra abita vicino la mantenuta Anna Reitano, del detto Avv. Boccadifuoco, quindi delle probabili relazioni tra costei e la famiglia del Nicotra." [F-1/368]

Riccardi Nicola, calzolaio. [F-2/17]

Riccioli, "le sorrelle".
Neddu Pappalardo fu trovato da Ferlito e Salvatore Nicotra presso loro. [F-1/346]
Sebastiana Maranta andò a ballare presso loro, raggiunta poi da F. Nicotra. [F-2/48]

Riccioli Antonino, membro della commissione per la festa di S. Agata. [F-2/69]
Il 27 gennaio 1891, si recò alla cattedrale assieme a C. Tornabene per ripulire la bara di S. Agata, scoprendo così il furto dell'argento che lo ricopriva. [F-2/69, F-2/71]
Esame testimoniale: 4 aprile 1891 [F-2/69]

Riela Carmelo, fu Vincenzo, di anni 51, appaltatore da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo due volte. [p.125, n.3]
"Con capelli lunghi e barba" [F-2/67]
G. Consoli: "Dinanzi alla fabbrica [di letti di Mario Sangiorgio in via Vecchia Ognina] quasi ogni giorno mattina e sera vedeva il Riela che m'indicavano come un grosso appaltatore." [O-1/468]
Nicotra: "Gli mostrai il Riela facendogli comprendere che costui tra i miei compagni era uno dei pezzi più grossi" [F-1/373]
F. Nicotra: "Il Riela tanto la prima, quanto la seconda volta giunse a S. Francesco all'Arena verso le 4 pom." [F-1/416]
Il 30 marzo 1891 una lettera anonima giunge a sua difesa al procuratore Agnini. [F-1/368]
In carcere fa scrivere da Perina una lettera di minaccie e promesse diretta a F. Nicotra, ma viene scoperto della guardie. [F-2/95, F-2/135]
Interrogatorio: 12 marzo 1891 [O-1/345]
Obbligazione: 25 aprile 1891 [F-1/425]
Interrogatorio: 27 aprile 1891 [F-1/428]

Riela Caterina: Firmataria di una lettera sequestrata indosso a Carmelo Riela il 10 marzo 1891. [F-1/428]

Riforgiato Giuseppe, avvocato, difende Torrisi Concetto all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Rizzone Francesco, conosce Francesco Mangano.
Interrogatorio: 30 maggio 1891 [F-2/122]

Rispoli, delegato, abitava in via Condurso dirimpetto all'ufficio notarile di Carlo De Marco, che dice di lui: "Essendosi accorto dell'opera delittuosa dei ladri, fece fuoco da uno dei suoi balconi e così indusse costoro a fuggire". [F-2/137]

Rizzone Giuseppe, conosce Francesco Mangano.
Interrogatorio: 30 maggio 1891 [F-2/123]

Romero Giovanni, avvocato, difende Barresi Girolamo all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Ronsisvalle Liborio.
Ha una bottega in via Monserrato, e fa fare le scarpe da Alfio Spampinato. [O-2/87]
Esame testimoniale: 16 maggio 1891 [O-2/87]

Ruffo Salvatore, avvocato, difende i Nicotra Francesco, Salvatore e Antonino all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Runci Agostino, abita a Messina dove, nel febbraio 1890 circa, ospita Santo Nicotra e "un calzolaio catanese". [F-2/56]

Russo Emanuele, avvocato, difende Vito Pellerito all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Russo Luciano.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/15]

Russo Michele, orefice con bottega in piazza dei Martiri. [F-2/40]
Angelo Bonanno, che era stato lavorante nella sua bottega, [O-2/76] gli vendette l'anello che aveva comprato da F. Nicotra. [F-2/40]
Esame testimoniale: 4 maggio 1891 [O-2/76]

Russo Pietro, avvocato, difende Vito Pellerito, Antonino Nicolosi ed i Spampinato Antonino e Salvatore all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Salimbemi Giuseppe, funzionario alla cattedrale (forse l'organista).
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/21]

Sangiorgio Mario.
Proprietario di una fabbrica di letti in via Vecchia Ognina, ove lavorava G. Consoli. [O-1/468]

Sangiuliano, marchese.
Proprietario di un fondo a Bicocca dove abita Giovanni Anfuso. [O-2/91]

Sapienza Agata, detta la Saponara.
Il 31 gennaio 1891, Carmela Reale le mostra delle verghe di metallo lasciatele dalla Pettinara, moglie di Antonino Nicotra. Le riconosce come argento e consiglia di restituirle alla Pettinara. [F-2/38]

Sapienza Alfio.
Esame testimoniale: 25 maggio 1891 [O-2/96]

Savoia.
Spesso si parla de "il tentativo di furto in danno alla ditta Savoia e Carbone", avvenuto prima dei furti alla Cattedrale.

Scandurra Alfio.
Chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Scandurra Rosario.
Chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Scandurra Venerando.
Ha un mulino a vapore in Aci Reale. [F-2/13]

Sciacca Carmelo, o Neddu Sciacca [1/384], intesto Nasone, [O-1/356] fu Vincenzo di anni 50 ramaio da Catania. [p.125, n.11] Girolamo Barresi è suo nipote. [O-1/296]
Detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale. [p.125, n.11]
Ramaio, andò in compagnia di F. Nicotra in Palermo dove vendettero delle pietre preziosi mediante l'opera di certo Barresi. [O-1/444]
Venne portato a S. Francesco all'Arena con un pretesto, poi costretto a fondere l'argento dell'ostensorio grande. [O-1/446]
Confronto con Francesco Nicotra: 16 marzo 1891 [O-1/354]
Confronto con Salvatore Spampinato: 10 aprile 1891 [O-1/384]

Sciacca Giuseppe, barbiere.
Lavorò come commesso nella bottega di Carmelo il barbiere per 6 o 8 mesi circa 1884, trasferendosi poi nel salone di Gaetano Camilleri, poi di Villani Sebastiano, e poi tornò da Camilleri. [O-2/99]
Esame testimoniale: 31 maggio 1891 [O-2/99]

Sciacca Paolo inteso il Babbo. [O-2/69, O-2/72]
Nel marzo 1891, viene chiesto da Vito Pellerito di vendere un rubino. L'orefice dal quale va s'insospettisce che sia rubato, e lo Sciacca corre via. Inseguito da uno dei lavoranti della bottega, si reca in piazza Bellini dove restituisce il rubino a due persone.
Esame testimoniale: 5 aprile 1891 [O-2/66]

Scordia Girolamo, calzolaio.
B. Randazzo dice che "Lavorava spesso nella bottega di Alfio Spampinato anche il calzolaio Girolamo Scordia che abita in via Cibali nella casa di Don Neddu D'Amico." [O-2/89]

Scuderi Giuseppe, padre di Rosario Scuderi.
Aiuta a trasportare una macchina dalla stazione di Aci Reale all'opificio di Venerando Scandurra. [F-2/13]
Esame testimoniale: 28 gennaio 1891 [F-2/14]

Scuderi Rosario, figlio di Giuseppe Scuderi.
Suole scaricare il grano dai legni mercantili per conto di Venerando Scandurra, ed aiuta a trasportare una macchina dalla stazione di Aci Reale all'opificio di questi. [F-2/13]
Esame testimoniale: 28 gennaio 1891 [F-2/13]

Scuto Francesco, proprietario del Bazar Siciliano, cugino di Giuseppe Nicotra. Fallì verso il luglio del 1890. [F-2/24]

Sedici Vincenzo, sacristanello alla Cattedrale.
La notte del furto degli ostensori, si coricò con altri tre sacristani in una stanza. [O-2/1]
Menzionato in [F-2/7].
Esami testimoniali: 27 gennaio 1891 [F-2/3], 12 maggio 1891 [F-2/112]

Serra Caracciolo, Cav.
Deposita delle scritte private dal notaio De Marco, avvertendo che Riela avrebbe tentato di rubarle. [F-2/137]

Signorelli Giacomo.
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/26]

Signorelli Giuseppe, usciere all'udienza del 19 ottobre 1891 alla Corte D'Assisi di S. Francesco. [p.125]

Simoncini Vincenzo, procuratore legale dei Monsignori Caff Antonino e Castro Francesco nell'udienza del 19 ottobre 1891. È riportato un suo dibattito. [p.127]

Simone Filippo, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.127]

Soraci Giuseppe, aggiunto giudiziario, funzionante da Giudice supplente all'udienza del 19 ottobre 1891 alla Corte D'Assisi di S. Francesco [p.125] e da Giudice il 21 ottobre. [p.128]

Spampinato Alfio di Domenico, di anni 23, calzolaio da Catania. [p.125, n.15]
Detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo tre volte. [p.125, n.15]
Il 3 marzo 1891, F. Nicotra dice che "egli fu uno di coloro che la notte che si commise il furto [degli ostensori] stette di guardia in via Vittorio Emanuele." [O-1/308]
Interrogato il 16 marzo 1891, rivela la complicità di Neddu Pappalardo. [F-1/345]
Il 17 marzo 1891 ammette di essere intervenuto tre volte al furto dello argento della bara di Sant'Agata e racconta quelle volte. [F-1/346]
Aveva una bottega con due lavoranti calzolai [O-1/437] in via Monserrato [O-2/87] e anche casa sua nella stessa via. [O-1/356]
G. Consoli dice che Alfio e Salvatore Spampinato abitavano in via Consolazione. [O-1/428]
Fu per qualche tempo uno dei lavoranti nella bottega del calzolaio G. Rapisarda, che ne dice «Lo ritenevo un giovine onesto, sebbene fosse molto donnaiuolo." [F-2/143]
"Nel dicembre o nel gennaio ultimo (1890-91), Francesco Nicotra mi consegnò alquante lettere che si riferivano al furto dello argento della bara di S. Agata e mi disse di conservargliele gelosamente perchè erano compromettenti." [F-1/384]
Esame testimoniale: 12 febbraio 1891 [F-2/51]
Interrogatori: 2 marzo 1891 [O-1/300], 16 marzo 1891 [O-1/356]
Confronto con Salvatore Ferlito: 18 marzo 1891 [F-1/349]
Interrogatorio: 19 marzo 1891 [F-1/352]
Confronto con Giuseppe Viola: 20 marzo 1891 [O-1/371]
Confronto con Francesco Nicotra: 3 aprile 1891 [F-1/381]
Interrogatorio: 4 aprile 1891 [F-1/384], 21 maggio 1891 [O-1/443], 25 maggio 1891 [F-1/467]

Spampinato Antonino, fu Santo, di anni 28 contadino da Catania. [p.125, n.28]
Al 19 ottobre 1891, imputato di sciente ricettazione di argento proveniente dal furto al ferculo di S. Agata e di avere scientemente permesso in casa propria, ed aiutata, la fusione del medesimo argento rubato. [p.125, n.28]
Salvatore Spampinato è suo zio. "Quando mio zio non era in carcere, solevo lavorare presso il signor Malavranca, nella stessa contrada (Altarello [F-2/149]) e mi recavo a pernottare da mio zio". [F-2/67]
Esame testimoniale: 25 marzo 1891 [F-2/67]
Interrogatorio: 15 giugno 1891 [F-1/536]

Spampinato Salvatore fu Antonino, inteso il Capraro, di anni 57 contadino da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo due volte. [p.125, n.9]
È lo zio di Antonino Spampinato [F-2/67]
G. Consoli dice che Alfio e Salvatore Spampinato abitavano in via Consolazione. [O-1/428]
Prese la tenuta in S. Francesco Di Paola [all'Arena] alla contrada Altarello in mezzadria da Giuseppe Mascali. [F-2/149]
Nel agosto 1889 andò a tagliare olivi a Misterbianco per Giuseppe Torrisi. [O-2/79]
Interrogatori: 5 marzo 1891 [O-1/314], 8 marzo 1891 [O-1/321]
Confronto con F. Maccarrone: 11 marzo 1891 [O-1/337]
Confronto con Antonino Consoli: 15 marzo 1891 [O-1/348]
Confronto con Carmelo Sciacca: 10 aprile 1891 [O-1/384]
Interrogatorio: 5 maggio 1891 [O-1/442]

Speranza Giovanni, calzolaio.
Visto l'8 gennaio 1891 all'angolo del caffè Nazionale di piazza del Duomo, assieme a Orazio Carrara e Gaetano Mazzola. [F-2/17] Alfio Spampinato dichiara di non conoscerlo. [F-2/51]

Tenerelli Nunzio, di Mascalucia, unico debitore di Maria Nicolosi, nella somma di circa centodieci lire, per la locazione di un quartino. [F-2/54]

Tizzano Giuseppe.
F. Nicotra cerca di vendergli dell'argento a Napoli nel 1890. [?-?/???]
Esame testimoniale: 15 giugno 1891 [F-2/146]

Tomarchio Sebastiano, ferito dal D'Aquino (vedi), non si presentò all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Tornabene Cav. Camillo, economo del Municipio [F-2/69]
Il 27 gennaio 1891, si recò alla cattedrale assieme a A. Riccioli per ripulire la bara di S. Agata, scoprendo così il furto dell'argento che lo ricopriva. [F-2/69, F-2/71]
Esame testimoniale: 4 aprile 1891 [F-2/71]

Torrisi Alfio.
Esame testimoniale: 16 maggio 1891 [O-2/84]

Torrisi Concetto, fu Giuseppe, di anni 24 contadino da Catania. [p.125, n.13]
Alfio Spampinato lo descrive: "Un tale di statura un po' più alta della mia, il quale aveva in testa un berretto di pelo". [O-1/300]
Santo Allegri dice: "Torrisi è mio amico fin da tempo che lui venne ad abitare con la sua famiglia in contrada S. Giorgio." [O-2/101]
Detenuto al 19 ottobre 1891, imputato di avere, la notte del 6 al 7 settembre 1889, sottratto due ostensori d'oro della Cattedrale e di furto di una quantità d'argento di quello che rivestiva ed adornava il ferculo di S. Agata, intervenendo in sei successive volte. [p.125, n.13]
Racconta tutto il 1 maggio 1891 [O-1/399], nega tutto il 20 ottobre 1891 per paura delle minacce ricevute da Francesco Nicotra, ma poi riafferma la sua dichiarazione del primo maggio 1891. [p.128]
In occasione del furto degli ostensorii, G. Consoli lo descrive "molto giovane e magro". [O-1/468]
Un sei mesi dopo il furto degli ostensori, passeggia per Catania con F. Nicotra e Alfio Spampinato. Lo Spampinato fa affilare per lui una forbice per tagliare latta e lo nomina come parte della comitiva della Cattedrale che doveva dividere L.500 del ricavato, assieme al "prete Ragonesi e il sediario Giuseppe". [O-1/356]
Esami testimoniali: 14 settembre 1889 [O-2/4, O-2/7, O-2/37]
Interrogatorio: 1 maggio 1891 [O-1/399]
Confronto con Domenico Di Maggio: 2 maggio 1891 [O-1/407]
Confronti con Francesco Nicotra: 2 maggio 1891 [O-1/413], 6 maggio 1891 [O-1/421]
Confronto con Francesco Nicotra: 9 maggio 1891 [F-1/447]
Interrogatori: 13 giugno 1891 [O-1/464], 13 giugno 1891 [F-1/530], 20 ottobre 1891 [p.128], 21 ottobre 1891 [p.128]

Torrisi Giuseppe. Nell'agosto del 1889 andò in Misterbianco per tagliare degli olivi. Lavorarono con lui S. Spampinato e i F. Messina figlio e padre. [O-2/79, F-1/442] Socio di Francesco Messina padre. [O-2/82]
Abita in via Fossa dell'Arancio. [F-1/442]
Esame testimoniale: 16 maggio 1891 [O-2/79]

Torrisi Salvatore, avvocato, difende Cacciola Pasquale all'udienza del 19 ottobre 1891. [p.126]

Torrisi Sebastiana, proprietaria di una bettola poco distante dalla contrada detta Scala del Pero, sulla via che mena a S. Giovanni Galermo. [O-2/102]
"Fu tenuta una riunione nella bettola di una certa donna Iana in contrada Scala del Pero". [O-1/356, O-1/360]
Esame testimoniale: 14 giugno 1891 [O-2/102]

Toscano, Baronessa, fece costruire l'ostensorio grande nel 1777. [O-2/74]

Tropea Raimondo, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. Comunque, la difesa di Mazzola aveva già renunziato alla sua testimonianza. [p.127]

Tropino Mario, calzolaio, abita sotto casa di Francesco Nicotra, e venne in casa di Salvatore Ferlito assieme a Francesco Nicotra subito dopo il furto alla bara ma prima della sua scoperta. [F-1/350]

Vacca Domenico, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]

Ventimiglia Francesco, chiamato come testimone a carico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. [p.126]
Francesco D'Aquino è lo zio di sua moglie.
Nell'ottobre 1890, lavorava come scritturale nello studio del Signor Avvocato Finocchiaro.
Il 28 ottobre 1890, va a Napoli per conto di Concetta Grimaldi, in compagnia di Francesco Nicotra. Vanno in Napoli col treno e col piroscafo e prendono una stanza insieme in albergo. Scopre per caso che contiene le verghe di argento e s'insospettisce. Nicotra cambia subito albergo. L'intero viaggio si trova raccontato in minuzioso dettaglio in [F-2/41].
Esame testimoniale: 3 febbraio 1891 [F-2/41]

Verdura Francesco, chiamato come testimone a discarico nell'udienza del 19 ottobre 1891, non ha risposto all'appello. Comunque, la difesa di Mazzola aveva già renunziato alla sua testimonianza. [p.127]

Vicari Salvatore, marito di Concetta Grimaldi.
Nel ottobre 1890 si trovava sottoposto a procedimento per falsità in cambiale.
Giovanni Cuppari è il suo sensale. [F-2/41] Alfio Spampinato dichiara di non conoscerlo. [F-2/51]

Vicario Monsignor, uno dei detentori della chiave della porta del Cannarozzo della Cattedrale. [F-2/126]

Vigo, Marchese, membro della commissione costituito nel 1863 per attendere alla restaurazione del ferculo. [F-2/78]

Villani Sebastiano, barbiere con bottega, impiegò Giuseppe Sciacca per un periodo. [O-2/99]

Viola Giuseppe di Carmelo, di anni 23, calzolaio da Catania, detenuto al 19 ottobre 1891, imputato per complicità nel furto degli ostensorii e per aver prestato assistenza durante e dopo la consumazione del reato. [p.125, n.14]
Gaetano Catania è il suo cognato. [O-2/24]
Nicotra: "Egli era in intima relazione con i fratelli Angelo ed Antonino Consoli". [F-1/373]
Esame testimoniale: 14 settembre 1889 [O-2/24]
Interrogatorio: 20 marzo 1891 [O-1/367]
Confronto con Francesco Nicotra: 20 marzo 1891 [O-1/369]
Confronto con Alfio Spampinato: 20 marzo 1891 [O-1/371]
Interrogatorio: 24 ottobre 1891 [p.134]

Virgilio Francesco. Aiuta a trasportare una macchina da Catania da Aci Reale per conto di Venerando Scandurra. [F-2/13]
Esame testimoniale: 28 gennaio 1891 [F-2/15]

Virgillito Michele.
Era presente il 27 gennaio 1891 alla scoperta del furto alla bara. [F-2/71]
Esame testimoniale: 4 aprile 1891 [F-2/73]

Zappalà Giuseppo (o Giuseppe).
La notte del furto degli ostensori, si coricò con altri tre sacristani in una stanza. [O-2/1]
Esami testimoniali: 14 settembre 1889 [O-2/12], 27 gennaio 1891 [F-2/2]

VIE A CATANIA

Cereali, piazza: Nome comune di piazza S. Francesco. Michele Puglisi: "la bottega di mio padre in piazza dei cereali" [O-2/72]

Cibali, via: "Girolamo Scordia abita in via Cibali nella casa di Don Neddu D'Amico." [O-2/89]

Condurso, via: Al N. 8 si trova l'ufficio notarile di Carlo De Marco. Di fronte abita il Delegato Rispoli. [F-2/137]

Consolazione, via: Ci abita Biagio Randazzo. [O-1/300]

Crocifisso, via: Qui il padre della famiglia Nicotra (Antonino?) era venditore di neve. [F-2/29]

Degli Studi, piazza: Qui Pasquale Cacciole incontrò Paolo Caltabiano. [F-1/452]

Della Statua, piano: Suppungo che sia il nome del odierno Piazza dei Martiri. [O-1/356]

Del Vallone, via: Alfio Spampinato nascose i suoi due rotoli d'argento provenienti dagli ostensori in questa via.

Fossa dell'Arancio, via: Qui abita Giuseppe Torrisi. [F-1/442]

Garifo, contrada chiusa di Misterbianco: Giovanni Anfuso vi ha un piccolo fondo di olivi. [O-2/91]

Guglielmo, via: Qui abita la famiglia Nicotra in due case: Giuseppe in una; il padre Antonino e i fratelli Francesco e Salvatore al N. 18. [F-2/24]

Guglielmo, vico, al Borgo: Qui abitano "I Messina" (Francesco padre e Francesco figlio). [F-1/442]

Lincoln, via: vicino a via Vittorio Emanuele, ci si trova la chiesa di S. Teresa. [O-1/356, O-1/360, O-1/371]

Maddem, via: ci abita Federico(?) Fasanaro in casa propria. [O-2/72]

Madonna della Saletta, via: Ci abita Neddu Fichera, proprietario di una fabbrica di zolfo. [O-2/84]

Martiri, piazza dei: L'ostensorio piccolo "era stato rubato nel 1731, ed era stato poscia ritrovato in piazza dei Martiri". [O-2/74]

Monserrato, via: Alfio Spampinato aveva una bottega da calzolaio [O-2/87] e anche casa sua. [O-1/356] Dirimpetto la sua bottega abitava Giuseppe Consoli, il lettinaio. [O-1/356] Ronsisvalle Liborio vi ha una bottega. [O-2/87]

Morti, via: F. Nicotra fece costruire un'anello da un diamante staccato dall'Ostensorio dall'orefice in via Morti. [O-1/300]

Nuovaluce, Piazza: Ci sta il fabbricante di carrozze "Don Salvatore", amico del Di Maggio [O-2/1]

Plebiscito, via: Fazio Giuseppe fu Giovanni ci aveva una bottega a casa Ferlito Faro. [O-1/312]

Politi, via: ci stava "l'incisore napoletano" [O-2/66]

Primo Settembre, via [F-2/117]

S. Francesco, piazza. Nome comune: "piazza dei cereali", ci si trovava la bottega dell'orefice Michele Puglisi. [O-2/69, O-2/72]

S. Orsola, via. F. Aiello dice: "Conosco Francesco Nicotra perchè costui sopraintendeva ad una bottega in via S. Orsola." [O-2/85]

Scala del Pero, contrada: C'era una bettola di una certa donna Iana. [O-1/356]

Vecchia Ognina, via: Il 29 settembre 1885, Giuseppe Consoli "entrai come lavorante nella fabbrica di letti di Mario Sangiorgio in via Vecchia Ognina." [O-1/468]

VIE A NAPOLI

Del Municipio, piazza: All'angolo di via Piliero c'è un caffè dove suole sedersi per abitudine "quel vecchietto con la barba rasa vestito di panno oscuro con cappello a cencio, che fa il cicerone". [F-2/41]

Piliero, via: Al N. 21 c'è l'albergo New York di proprietà di Raffaele Bracale, dove soggiornarono Francesco Nicotra e Francesco Ventimiglia alla fine di ottobre 1890. [F-2/41]

Toledo, via: Quando F. Ventimiglia sorprese F. Nicotra in albergo con le verghe d'argento sul tavolo, Nicotra aveva scritto su un biglietto un indirizzo per via Toleda N. 71 o 171. Domandato, Nicotra rispose che era d'una persona che fabbricava medaglie, ciondoli e simili. [F-2/41]

VIE A PALERMO

Maqueda, via: Francesco Nicotra: "A Palermo vendetti lo argento per mezzo di Girolamo Barresi, ad un orefice in Via Macqueda". [F-1/373]

Scinà, corso: Ci abita Girolamo Barresi. [F-2/22]

ALTRI ARGOMENTI PARTICOLARI

Bazar Siciliano, [F-2/24]

Donne, testimonianze di:
Carbone, Antonia di Salvatore: [O-2/44]
Carbone, Maria: [O-2/45]
Carbone, Rita: [O-2/43]
Laudani Stella: [O-2/39]
La Rosa Agata fu Giuseppe: [O-2/40]

Ostensorii, descrizione dettagliata: [O-2/41, O-2/42]

Ultima revisione di quest'indice: 12 Dicembre 2011.


Quest'archivio preparato da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>