RESOCONTO DEL PROCESSO
PEI
FURTI DI S. AGATA

(sfere e bara)

ARRICCHITO
DA
NOTIZIE STORICHE SUL FERCULO
E DALLO
INVENTARIO DEL TESORO DELLA V. E M. CATANESE

-->o<--

DIBATTIMENTO
svoltosi dal 19 Ottobre al 10 Dicembre 1891
innanzi il Tribunale penale di Catania.

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Prezzo L. 2.
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CATANIA
Tipografia di Francesco Martinez
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1891 92.


[p.i]

NOTIZIE STORICHE
intorno al Ferculo di S. Agata.


Il fercolo, o bara, nella quale si conducono con la statua e lo scrigno le sante reliquie di S. Agata, era in origine di legno, scolpita magistrevolmente in tutte le sue parti.

Nel 1554 venne donata questa antica bara alla città di Troina per servirsene nel giro della statua di S. Silvestro, monaco basiliano di S. Michele, devotissimo in vita di S. Agata, e fu costruito, nel medesimo anno il nuovo fercolo.

Questo stupendo lavoro artistico ebbe cominciamento, a spese del vescovo di Catania Nicolò M.ª Caracciolo, dal valente artista Catanese Paolo Aversa, con la fusione di due candelabri di argento purissimo, ed ebbe luogo allora la costruzione delle sei colonne con intaglio corintio di finissimo lavoro. (1)

Nel 1592 il vescovo Giovanni Corrionero vi volle aggiungere, a sue spese, dodici statuette di argento massiccio sopra la cornice esprimenti i dodici apostoli, ciascuna di esse di libbre cinque, alte un palmo e mezzo, che, con gli annessi, pesavano libbre novantasei (2).

Nel 1610 Mons. Patriarca Bonaventura Secusio, pure Vescovo di Catania, volle decorarlo, a proprie spese, con venti lampade, pure di finissimo argento (3).

Nel 1638 il senato di Catania vi volle aggiungere, ma colla spesa fatta da diversi devoti, ventidue piastre o lame di argento, a mezzo-rilievo, scolpite con il martirio e la traslazione di S. Agata, e con il nome segnato, in ciascuna piastra, del donatore. Il costo di ciascuna piastra fu di onze 30 (L. 382, 50) che in tutto ammontarono onze seicentosessanta (L. 8415) (4).

Nel 1829 venne poi racconciato tutto il fercolo «dacchè, dice lo storico Cordaro Clarenza, col correr dei secoli eranvi alquante coserelle mancate, onde oggi (1833) con l'aumento di rotoli quattordici e mezzo, pesa quintali due, rotoli novantaquattro ed once sedici di solo argento; il Comune approntò onze 430 (L. 5482, 50), l'ottimo fu Duca di Cardaci Vincenzo Paternò Castello, allora Patrizio, aggiunse, del suo, altre onze 70» (L. 878, 50) (5).

Ma nel 1743 Monsignor De Ciocchis Regio Visitatore avea fatto verificare il peso dell'argento di questo Fercolo o Bara e risultò in libbre 711, 10 3/4, e gli si diede il valore, calcolato l'argento ad onze 4 e tarì 12 (L. 56, 10) ogni libbra, di onze 3132, tarì 10 e grana 5, pari a L. 36,937, 36.

L'argento, di cui erano formate tutte le parti sopra indicate di questa Bara, è cosa certa che era finissimo, detto in termine tecnico di orificeria, di bollo o di tragitto (oltre il pomo dorato, ed alcune cornici di rame, dorate) cioè la colonna, le statuette, i lampadarii, le placche e le due tabelle poste, l'una in avanti ove si leggeva: M. S. S. H. D. E. P. L. (6); e l'altra di dietro ove si leggeva: N. O. P. A. Q. U. I. E. (7).

Di questo Fercolo, o Bara, si trovano due descrizioni l'una fatta dal Guarnieri (8), nel 1651, importante per le 22 piastre istoriate, ovvero incise, a mezzo rilievo, con i fatti principali del martirio e della traslazione di S. Agata, in purissimo argento; l'altra dal Duca di Carcaci (9) nel 1847, con la misura di tutti i pezzi componenti sì stupendo lavoro artistico. Ma il Carcaci prende un abbaglio dicendo, che venne costruito nel 1565, mentre è risaputo di essere stato costruito nel 1554, a spese del Vescovo Nicolò M.ª Caracciola, con la fusione di due candelabri di argento massiccio, non a soscrizione ed a cura di lui.

Ecco le stesse parole dello storico G. B. de Grossis (10): «Venne costruito questo insigne fercolo di argento, tanto rinomato in tutto il mondo con denaro proprio del Vescovo Caracciolo: aere proprio excitum, insigne prae celeris est Thensum illud argenteum toto orbe celeberrimum, Baram vulgus appellat». Quindi non altro il Senato di Catania vi ha fatto, che qualche ristauro con la spesa di onze 430, avanti citata; ed alcuni individui devoti con le sole piastre; ed una delle sei festine di argento, venne dal Canonico della Cattedrale D. Pietro Gullotta a sue spese costruita.

Nella Regia Sacra visita fatta da Mons. De Ciocchis nel 1743 per ordine di re carlo III, (pubblicata in Palermo nel 1836), si trova nel 3° Vol.--Val di Noto--a pag. 176 e segg., il rivelo [sic] della Bara e l'inventario delle gioie che esistono sopra il sacrato corpo (la statua) della gloriosa compatriotta V. e M. S. Agata; che pubblichiamo come ivi si trova stampato:


INVENTARIO

delle gioie che esistono sopra il sacrato corpo della gloriosa Compatriotta V. e M. S. Agata.

Una verghetta di diamanti al N. 28 con un [sic] grosso immezzo.

Un anello a crocetta con 5 diamanti di fondo.

Un anello di smeraldo dottorale.

Un anello con topazio dottorale ottangolo smaltato a porcellana.

Un anello piccolo a cuore con n. 8 rubini.

Un anello con diamante grosso smaltato di nero.

Un anello con zaffiro grosso ottangolo con 18 diamanti di fondo.

Un anello dottorale con zaffiro bianco.

Un anello dottorale con grisologo ottangolo.

Un anello con 8 rubini ed uno smeraldo in mezzo.

Un anello con rubini ed una torchina in mezzo.

Un anello con una granata, dottorale ottangolo.

Un anello con amatista dottorale ottangolo.

Un anello con smeraldo smaltato di nero, quadro.

Un quadretto di smeraldi con n. 9 smeraldi.

Un anello con zaffiro ottangolo.

Una torchia [torchina?] grossa.

Un anello con 5 granati.

Un anello con topazio ottangolo.

Una rosetta di rubini con 29 rubini.

Un anello con liazza con 5 duppietti.

Un anello a rosa di perle.

Un anello con 5 granati, 6 diamanti di fondo ed uno valletta [sic] in mezzo.

Un anello con smeraldo smaltato alla spagnuola.

Un paio di braccialetti di perle.

Un altro paio di braccialetti d'oro alla tuachesca [sic] con sue guarnizioni, di corallo attorno.

Un tosone grande d'oro con diverse sorti di pietre di pasta, smaltato di bianco ed azzolo, consistente in 12 pezzi.

Un tosone d'oro a conocchia consistente in 60 pezzi.

Un tosone d'oro smaltato di rosso e bianco con abito gerosolimitano, consistente in pezzi n. 40 con 40 diamanti di fondo.

Un frontale con 12 perle grosse e due duppiette, ed una madonnina in mezzo di nostra Signora delle Grazie.

Un tosone d'oro smaltato di rosso e bianco, consistente in 38 pezzi con una gioietta d'opera di filo con una aquiletta in mezzo, e suoi pendicoli di coralli.

Un tosone d'oro a maglia di cane.

Una catena d'oro a maglia di cane.

Un'altra catena d'oro a maglia di cane intorcigliata.

Un'altra catena d'oro a maglia di cane.

Una corona di mistura con suoi [sic] guarnimenti d'oro smaltato di bianco e nero.

Un'altra corona di mistura semplice.

Una catena a passamano smaltata di bianco, e bardiglio.

Una catenetta d'oro a maglia di cane piccola.

Una catenetta d'oro a possamano [sic] smaltata di bianco e rosso con una croce di diamante di fondo al n. 50.

Una catena di argento d'opera di filo con una gioietta con zaffiro, ed una duppietta.

Una catena d'oro a mostazzolo smaltata di rosso e bianco.

Un lazzetto d'oro con suoi maglietti d'oro.

Un altro lazzetto d'oro con suoi giummetti.

Uno stratto di coralli grossi consistenti in coccia n. 36 con suoi partituri piccolini.

Un tosone d'oro stampato, smaltato di torchino, bianco, rosso e nero, consistente in pezzi 42.

Un filetto di catena d'oro, con sua crocetta di berilli.

Una catena d'oro, smaltata di bianco e torchina.

Una corona di diaspro con partiture d'oro, ed una crocetta di cristallo con capelli d'oro.

Due filetti di catena d'oro piccoli a madonetto.

Una catenetta d'oro d'opera di filo, smaltata di bianco e rosso, consistente in pezzi n. 34.

Un filetto di catena piccola, smaltata di rosso e bianco.

Due filetti di catena d'oro con una medaglia d'oro, coll'effigie della gloriosa V. e M. S. Agata.

Un altro filetto di catena d'oro con una croce di diamanti al n. di 15.

Un altro filetto di catena d'oro con un cagnoletto smaltato di bianco, con due smeraldi ed un rubino e tre perle, una buffa con una perla grossa, con 13 rubini attorno.

Una liazza d'oro con topazio in mezzo con 4 delfini di rubini.

Un filetto di catena d'oro a maglia di cane piccola.

Un altro pezzo di catena d'oro stampata, fatta a liazza.

Un altro pezzo di frontale d'oro con alcune paste e perle in mezzo al n. di 24, e un filetto di catena piccola.

Una liazza di rubini senza smaltata.

Una gioia di rubino a liazza smaltata a porcellana con 12 dozzine di rubini.

Un fiore di smeraldi e rubini.

Una liazza di smeraldi.

Una gioia di smeraldi e rubini colle armi di Tudisco con 5 perle.

Una gioia all'antica con zaffiro in mezzo, una perla ed un pupillo in capo, due rubini, uno smeraldo, e 5 perle.

Un Agnus Dei smaltato di bianco e rosso con 10 perle.

Un altro Agnus Dei d'oro circondato di rubini.

Una liazza piccola di smeraldi.

Una gioetta d'opera di filo, con una granata in mezzo, e 5 perle fatte a grasta.

Un'aquila d'oro colle armi di Tudisco con 5 perle.

Una miniera di diamanti.

Una gioietta d'oro d'opera di filo con sette perle.

Una liazza di smeraldi con rubini piccoli.

Due mammelle d'oro e le armi dell'illustre Conte di S. Stefano.

Una gioia con le armi di Tudisco, con due rubini, uno smeraldo e 4 perle.

Una gioia con un rubino in mezzo e 5 perle, ed un orfeo di sopra smaltato di bianco e rosso.

Un S. Michele Arcangelo d'oro smaltato bianco e rosso con tre perle e 5 diamanti, dato alla gloriosa Santa da D. Michelangelo Paternò Castello barone della Signora nel 1696.

Uno struzzo d'oro smaltato di bianco e torchino con 5 perle ed un zaffiro in mezzo.

Un pezzo di catena con smalto bianco e nero e di dietro turchino e bianco.

Una Serena d'oro con 3 perla.

Una crocetta d'oro semplice.

Una crocetta lapislazzulo con puntetta d'opera di filo d'oro.

Una gioietta all'antica con un zaffiro ed una pietra rossa.

Uno stucchietto d'oro piccolo con una gioietta con 6 perle.

Una corona di corallo con partiture d'oro e perle, con un Agnus Dei per medaglia.

Una gioietta all'antica con 5 perle, ed una pietra di pasta nel mezzo.

Un'altra gioia all'antica con 8 perle con una pietra di pasta in mezzo.

Un Agnus Dei d'oro d'opra [sic] di filo con tre perle.

La croce d'oro, che tiene in mano la Gloriosa Santa con 10 smeraldi grossi.

Un fiore d'oro con 9 perle grosse.

Un giglio grande d'opera di filo con 7 perle grosse ed altre ordinarie.

La Corona che tiene sopra il capo la gloriosa Santa, consistente in 13 pezzi, seu [sic] mergoli d'oro, tempestata di diverse gioie, perle, zaffiri, diamanti ed altre gioie senza nessuna mancanza.

Una gioia, seu [sic] tasone [sic] d'oro tempestato a due facce di preziose diamanti e rubini, dato alla gloriosa Santa del fu D. Ferdinando Francesco Gravina de Gruyllas principe di Palagonia, a cui l'Illustre Senato per devozione diede un anello di diamanti al valore circa onze 16 (L. 204).

Una gioia di diamanti e rubini, donata da D. Michelangelo Tedeschi barone di Villarmosa.

Uno smeraldo grosso girato di diamanti, donato del clero della Città di Catania.

Un anello di zaffiro con diamanti, lasciato del fu Can. D. Pietro Gulletta.

Un anello di diamanti lasciato dal fu priore D. Pietre [sic] Gravina y Gruylas.

Una gioia di smeraldi e perle donata da D. Pietro Moncada, che sta attaccata sotto la mammella.

Si avverte però che dal 1743 fino al 1891, sono stati numerosi, i preziosi doni fatti alla Santa Catanese: 1° La Croce e l'Anello del Vescovo Salvatore Vendimiglia, [sic] del valore, dice il Ferrara, di 7 mila scudi; quella di Deodati. 2° Un fiore di arancio in oro, smaltato, con rosette di smeraldi; una perla orientale donata a S. Agata da D. Giacomo Di Bartolo nel 1837; ed un'altra dal Cav. Ignazio Paternò Castello dei Principi di Biscari nel 1879; e molti altri doni che ha ricevuto annulamente ne' due giri in città, di febbrario e di Agosto.

E` desiderabile oggidì un completo e dettagliato inventario del sudetto tesoro della Statua e dello Scrigno di S. Agata cumulato in un periodo di cinque secoli con esatto riscontro dagli inventarii precedenti cioé di quello del 1521 esistente, nell'Archivio del Municipio con quello del 1660, e l'altro del 1748 conservato dell'Archivio Arcivescovile.

Relativamente al fercolo si afferma «ch'era di finissimo argento, consistente: in bajardo, piedistallo, colonne, cornicione, cubola, 20 lamperini, 6 festine di argento di bella; per sopra li lamperini, dodici apostoli lunghi palmo uno e mezzo di argento di tragitto; un pomo per sopra detta bara dorato ed altre cornici di rame dorato....».

Il Privitera nell'Annuario Catanese pag. 206, sopracitato, dice: che nel 9 luglio 1592 il Vesc. Corrionero adornò, questa Bara con le statuette d'argento delli dodici apostoli con la di Christo, vale a dire tredici statuette.

Questo fercolo a giudizio di tutti gli atorici e dei più valenti incisori, era ritenuto come un monumento sacro di gran pregio, il cui lavoro d'intaglio vinceva di gran lunga quello del purissimo argento in parte dorato.

Ma, o tempo, o costumi! Dopo più di tre secoli e mezzo, senza mai di essere derubato da mano sacrilega [sic] in tempo di guerra, di rivoluzione, di terremoti, di eruzioni dell'Etna, di carestie, di pestilenze ed altre sciagure, non è trascorso ancor un anno, una ladronaia di malfattori, lo svaligiarono quasi del tutto, dopo di aver involato i due ostensorii di grande valore per la preziosità delle gioie e del lavoro artistico, e di avere attentato (fatto senza riscontro nella storia) al tesoro della statua di S. Agata!!

Ma non mancherà la giustizia di Dio nel punire tanta scelleraggine.

Cennoi [sic] alcuni furti sagrileghi dei passati secoli con la punizione dei ladri.

1.-- Nel 1696 Gaetano Lo Cugno, forestiere, rubò la grande Pisside, o Ciborio, con le Sacre Ostie nella Chiesa di S. Nicolò all'Arena; arrestato, confessò il delitto, si rinvenne la Pisside con Gesù in Sacramento; ed il ladro pentito lasciò sulla forca la vita. (Vedi Tommaso Costanzo, la descrizione di questo avvenimento in poesia siciliana, Catania 1697; tipog. Bisagni).

2.-- Nel 1796 venne derubata la sfera, o Ostensorio, dalla Chiesa dei PP. Gesuiti, interinalmente [sic] Cattedrale, da un ladro non catanese. Venne rinvenuto con la Sacra ostia ed al ladro, a preghiera del Prelato, gli fu commutata la pena del laccio in quella di perpetua reclusione. (Vedi la descrizione fattane da Camillo Reina in terza rima siciliana; Catania 1796, tipog. Bisagni).

3.-- Nel 1696, alcuni ladri di notte tempo entrarono nel magazzino ove sta il fercolo, tentarono di strappare le dodici statuette di argento, tremò la terra (come eglino confessarono), fuggirono dalla porta grande di Città; scontarono, dice lo storico, in poesia:

«Nelle galere il fio girando il mare»
(Vedi, vita di S. Agata, poema in 12 canti senza nome dell'autore, tipografo ed anno, ma si conosce dalle note che fu stampato questo poemetto trovandosi vescovo il Galletti, al principio del passato secolo). [Cioè primi 1700 --NdR] E` da notarsi che per un semplice attentato, subirono i ladri la pena della galera!

4.-- Nel 1641 furono rubati due lampadarii di argento, posti innanzi la camerella di S. Agata. Il ladro fuggito in Messina viene denunziato dalla moglie, dopo la morte di due figli; ed avendo pagato il prezzo dell'argento dei lampadarî, venne carcerato a scontare il delitto. (Vedi Carrera, Memorie storiche, t. 2, pagina 583-87); il quale conchiude: che S. Agata non lascia impunite le offese dei ladri. «Laonde i malvaggi huomini per l'avvenire si guarderanno d'incorrere nell'ira della Santa, et i virtuosi si avanzeranno di affetto in riverirla».


Note

(1)
Vedi De Grossis, Cat Sac., pag. 260
(2)
Privitera, Ann. Cat. pag. 206.
Carrera, Mem St., t. 2, pag. 515.
L'Ab. Amico, Cat. Ill. Par. 2, pag. 427, dice otto libbre. per ciascuna statuetta -- circiter octo libras.
(3)
De Grossis, op. cit., pag. 278.
(4)
Privitera, op. cit., pag. 206.
(5)
Oss. alla Storia di Catania, t. 3, pag. 118.--Così si ha in nota terza [nota quarta in quest'edizione --NdR].
(6)
Mentem. Sanctam. Spontaneum. Honorem. Deo. Et. Patriæ. Liberatiomen.
(7)
Noli. Offendere. Patrium. Agathæ. Quia. Ultrix. Inijuriarum. Est.--De Ciocchis, R. S. Vista, t. 3, pag. 176, Palermo 1836.
(8)
Zolle Catanae. pag. 219-222.
(9)
Descrizione di Catania, 2ª ediz. pag. 192.
(10)
Op. e l. cit., 1654.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.