Resoconto del Processo pei Furti di S. Agata, pp. 133-166

AUDIZIONE DEI TESTIMONI A CARICO

Viene chiamato il Mons. Caff.

L'avv. Simoncini si rivolge al presidente e dichiara che Mons. Caff prega il Tribunale che gli si desse il permesso di presentarsi Martedì.

Priconi Ursini

(Ex ispettore di pubblica sicurezza).

Giura con voce forte e chiara.

Interrogato sul furto ostensori dice oltre Di Maggio, Motta Vincenzo e Loporto S. debbo dichiarare che il Nicotra Francesco, venina indicato come uno dei ladri e che io ne feci relativo rapporto.

A domanda del Di Benedetto perchè avesse sospetto su costui risponde: sospettai di costui perchè in relazione col Di Maggio e Motta.

Chiesto il presidente alle parti se volessero fare quanche altra domanda al teste, e nussuno [sic] facendosi avanti, il teste viene licenziato.

Cav Ferro Urzì

(Questore).

E' morto! Si legge il suo dichiaratorio e solo alcuni brani relativi al furto delle sfere.

Bonaventura Maugeri

(Nato a S. G. La Punta, Seminarista, non giura perchè minorenne).

Domandato sul furto degli ostensori dice:

Nella notte 6 7 Settembre del 1889 io dormivo, perciò non so niente. Mi faccia delle domande.

Presidente--A che ora si facevano in chiesa le funzioni?

Teste--Verso le 7 pom.

Presidente--Veniva Vincenzo Motta dal Di Maggio?

Teste--Spessissimo.

Presidente--Dormiva in casa del Di Maggio?

[p.134]

Teste--Qualche volta, ma non so bene.

Presidente--Quando successe il furto, alla notte avete inteso rumore?

Teste--Dormivo.

Presidente--Dove vi siete coricato, in che camerata, e il balcone di questa dove sporge? e che distanza vi è?

Teste--Nella notte del 6 7 Settembre 1889 anzichè dormire nella mia solita stanza, mi recai invece sulla piazzetta della scala il cui balcone in quella notte rimase aperto e mi trovavo quasi sulla soglia del Di Maggio.

Il De Benedetto chiede che si inserisca nel verbale.

A domanda dello stesso avvocato se vide il Maccarrone durante le funzioni delle 40 ore--dice non mi ricordo--posso però dire che il giorno 6 lo vidi, ma non posso dire a che ora lo vidi--poi non l'ho mai più incontrato.

Domandato sul furto della bara, e precisamente sull'ora e chi fu il primo che annunziò il furto.

Dice, mi fu detto da un sagrestano.

(Viene licenziato).

Testimone Pietro Nicotra.

(sagrestano di anni 14 minorenne non giura).

Domandato sul furto delle sfere se vide il Motta in casa del Di Maggio risponde uniformente [sic] alla sua deposizione già fatta e cioè che il Motta spessissimo veniva dal Di Maggio e qualche volta vide una «cristiana fimmina».

A domanda del Di Benedetto se il Maccarone era amico del Torrisi e del Di Maggio.

Risponde: Il Maccarone non era amico del Di Maggio o meglio, non andavano d'accordo--Torrisi invece era amicissimo del Maccherone [sic].

A domanda dell'Avv. Arcidiacono se egli seppe quale sfera fu rubata--Risponde: mi si disse «quella grande».

Riguardo al furto della Bara dice: Io era con dei miei compagni.

Noi in quella sera abbiamo inteso abbaiare un cane mentre noi si recitava il rosario.

Lo si rimanda perchè conferma quanto ha già detto nel suo interrogatorio [F-2/8] e cioè: Che più del cane che abbaiava nulla intese.

Testimone Zappalà Giuseppe

(Sacrista di 15 anni==giura con voce forte).

Interrogato sul furto delle sfere e relativamente alla amicizia del Di Maggio col Torrisi -- risponde affermativamente.

Presidente--Quando il Di Maggio piangeva gridando: «hanno rubata S. Agata bedda» avete visto il Maccarrone?

Teste -- Non ricordo. A domanda del Maccarrone risponde:

Dopo che si fece la rivista della chiesa sino al momento che andai a letto e cioè verso l'avemaria mai più vidi Maccarrone.

A domanda dell'avv. Lipani, se Torrisi stette alla cattedrale anche dopo il furto dice:

Se ne andò volontariamente nel mese di dicembre.

[...]

Presidente--Dove dormivate e in quanti?

Teste--Noi sacristani eravamo cinque nella notte del furto non ricordo quanti eravamo a dormire perchè io andai a letto di buon ora -- la mia cameretta da in via V. Em.

Torrisi dormiva nel camerone solito.

Giuseppe Corsaro

(Sacrista di anni 14 giura--ha una faccia pallida pallida che fa pietà).

Pres.--Che sapete dei furti.

Teste--Nulla.

[...]

Giuffrida Giuseppe.

(anni 14 ultimo piccolo sacrista giura).

Depone come i suoi compagni già intesi--viene licenziato.

Andronico Francesco,

(anni 59 si S. Giovanni la Punta).

Presidente -- Cosa sapete del furto.

Teste -- Alla mattine di quel giorno che mi dissero essere stata rubata la Chiesa, mi ricordai di avere io vista una carrozza fermata presso la porta di casa del Motta, mentre io salivo per andare in campagna alla Punta.

Sospettai del Lo Porto e del Motta perchè quella carrozza era ferma dinnanzi la loro porta, ma ciò dopo 8 giorni, quanto ne intesi parlare da tutti sospettai del Di Maggio perchè vedevo Lo Porto e il Di Maggio sempre assieme.

Il mio sospetto si fece certezza quando al Di Maggio [p.137] al Lo-Porto ed al Motta, venne fatta visita domiciliare dalla giustizia.

Pres.--Ma quando vedeste la carrozza, che avete pensato?

Teste--Nulla--ma i sospetti mi vennero quando scesi in Catania.

A domanda dalla difesa del Motta risponde:

Dopo che la forza fece le perquisizioni raccontai il fatto della carrozzella a Domenico Magrì, figlio di Voncenzo sacristano alla chiesa del Trappeto.

[...]

UDIENZA DEL GIORNO 31

Alle 10, 15 si apre l'udienza.

L'aula presenta l'aspetto di tutti i giorni.

Nella tribuna riservata notansi parecchie signore.

Alle ore 10, 20 gli imputati prendono il loro posto nella gabbia.

Entra il pubblico sempre numerosissimo.

Mancano quasi tutti gl'imputati a piede libero.

Si chiamano i testimoni a carico.

Ne mancano nove, senza giustificazione.

Nello interesse del Maccarrone, l'Avvocato Di Benedetto, chiede alla Presidenza che sia udito stamane il Marchese di S. Giuliano, testimone a discolpa e ciò perchè lo stesso, deve domani partire per Roma.

Il Presidente, stante l'urgenza, acconsente che sia inteso il testimone Marchese di S. Giuliano, con precedenza.

Giunge un altro testimone.

Si ricomincia l'audizione dei testimoni a carico.

Amendolia Paolo

(E` un uomo in sulla sessantina, porta le lenti, ha una pancetta molto prominente.--Giura)

Interrogato risponde: Confermo la dichiarazione fatta, che è la seguente:

Venne da me Paolo Parisi, che mi offrì diamantini e rubini, in numero di 600 circa.

Io li osservai e lui mi disse che erano di un forestiere.

Li comprai per 125 lire che pagai in due rate.

Li adoperai in parte.

La seconda volta lo stesso Parisi mi offrì dell'argento, circa sette rotoli, ed io lo comprai.

La terza volta mi offrì dell'argento, 8 o 10 chili circa.

Allora m'insospettii e mi negai di comprarlo.

Il Parisi veniva quasi sempre di sera.

Andando via Pairi la terza volta io lo seguii e vidi che si univa con altre due persone, che mi parvero uno D'Aquino e uno sembrommi essere Cacciola, quantunque non posso assicurarlo.

Una delle pietre, io la incastonai in un fermaglio, fermaglio che presentai alla giustizia.

A domanda di Lipani risponde:

Le pietre erano di cattiva qualità e valevano poco.

A domanda del P. M. risponde:

La prima venuta del Parisi, avvenne tre o quattro mesi dopo il furto di S. Agata.

La offerta dell'argento venne fatta ddopo quaranta giorni e con un mese d'intervallo fra la prima e la seconda volta.

A domanda di Lipani risponde:

E` difficile che queste pietre possano incastonarsi: ma s'incastonano, non potendone fare altro uso.

A domanda del P. M. risponde:

Queste pietre montate, colle risorse del mestiere, possono prendere aspetto migliore.

Simoncini--Domanda a che prezzo venne comprato l'argento.

[p.139]

Testimone--Dice non rammentarlo e si rimette al suo interrogatorio.[*]

Da questo interrogatorio risulta, che lo comprò a lire tre l'oncia.

Interrogato risponde:

Non posso far fede delle date da me cennate e quindi ho detto il circa.

Simoncini--Fa osservare che il testimone nel suo interrogatorio ha precisate le date ed è giusto che gli si facciano ricordare. (La deposizione incerta di questo teste, che non rammenta le date delle compre e il prezzo sborsato, sorprende addirittura).

Parisi vuol chiarire le date delle compre.

Amendolia--Rammenta che le compre furono nel 1890.

Il teste è licenziato per ora; ma lo si trattiene all'udienza.

Benedetto Fazio

(Delegato di P. S.).

Interrogato risponde:

Io mi portai in Napoli, per conoscere chi si era recato in Napoli per vendere dell'argento.

Mia prima cura si fu quella d'interrogare l'orefice Fusco, presso cui si era il Nicotra.

Dai connotati datimi dal Fusco, mi convinsi che era difatti il Nicotra, appunto perchè coincideva il fatto che il Nicotra aveva un fratello nello stabilimento S. Lucia.

Il Fusco non comprò l'argento, perchè insospettito, nè fu comprato dal lavorante del Fusco signor Muscet.

Nicotra, indispettito per non essere riuscito, disse al Fusco che se avesse potuto prevedere tante lungherie, sarebbe andato in Palermo a vendere l'argento.

Dopo ciò il teste fu richiamato in Catania.

A domanda del Presidente risponde:

Io andai a Napoli o negli ultimi di Novembre o negli ultimi di Dicembre.

Interrogato risponde:

Nicotra disse al cameriere dell'Albergo che doveva andare a Roma per parlare col Ministro, però dopo fu visto ancora in Napoli. Nell'albergo dove stava il Nicotra, stava anche il Ventimiglia, oggi testimone.

A domanda Di Benedetto, risponde:

[p.140]

Nel fare i miei rapporti per il furto Savoia Carbone, io feci diversi nomi, indicandoli come possibili autori del furto e fra questi noto: Consoli, Mazzola, Nicotra, Carrara.

Mangano (imputato)--Domanda per quale ragione fu arrestato dal Fazzio.

Fazzio--Fu arrestato per una grassazione avvenuta.

(Fazzio viene licenziato e se ne va con un risolino furbetto furbetto).

Paolo Sciacca

(Sembra il mago Sabino con barba incolta, e faccia boschereccia).

Interrogato risponde:

Venne da me Vito Pellerito, figliastro di Nicolosi, dandomi delle pietruzze per venderle.

Ne vendetti una per L. 3.

Fatta vedere l'altra, mi si disse che era pietra preziosa ed allora spaventato ritornai la pietra al Pellerito, corsi ancora dalla persona a cui avevo venduta la prima pietra, la ritirai, la riportai alla madre del Pellerito e questa mi restituì il denaro.

Feci tutto questo perchè spaventato dalle conseguenze e perchè fatta vedere la seconda pietra all'orefice Puglisi questi ebbe a dirmi--Badate questa è pietra fina e deve appartenere alle sfere di S. Agata.

Nel sentire ciò cosri come un dannato e mi liberai da questo imbroglio.

Interrogato risponde:

Io rimproverai il Pellerito; e questi non rammento se mi abbia detto di far silenzio.

Interrogato risponde:

Mi feci restituire la pietra venduta, perchè temevo che fosse anche rubata.

Non so se questa pietra venne cambiata.

Russo Iuniore--Chiede cosa disse la persona che avea comprata la pietra, quando Sciacca la portò.

Sciacca--Risponde, che il compratore disse solo che il valore della pietra era di lire tre.

A domanda del P. M. risponde:

Io quando riportai la pietra alla madre del Pellerito [p.141] la rimproverai per quanto avea fatto il figlio e la stessa dolcemente mi restituì il denaro.

A domanda dell'avvocato Russo risponde:

Da quando appresi che la pietra grossa poteva essere rubata, al momento in cui corsi a restituorla al Pellerito, passarono pochi momenti.

Non rammento il tempo in cui furono presentate le pietre a me, nè il tempo in cui restituì le pietre stesse.

(Il Mago Sabino, ossia Sciacca viene licenziato).

Puglisi Antonio

(E` un ometto arzillo, munito di fedine brizzolate, il quale ribellasi al Presidente che lo dichiara di anni 70, mentre egli afferma averne 69).

Interrogato risponde:

Presentatosi da me Paolo Sciacca mi disse: che voleva vendere una pietra.

Io mi accorsi che era un bel rubino e per provare se lo Sciacca fosse complice in qualche cosa losca, gli chiesi se volesse cederla per 25 lire. Egli rispose di sì.

Allora io gli feci capire, che la pietra valeva 125 lire almeno, e un mio nipote ebbe a soggiungere. Ma questa pietra deve essere rubata.

Andato via Sciacca, mio nipote lo seguì e vide che egli si avvicinò nella piazza Bellini a due individui, a cui restituì la pietra.

Interrogato risponde:

La pietra che poi vidi presso la giustizia, era un pezzo di vetro, non quello che prima io avevo osservata e prezzata.

Aggiungo: Che lo Sciacca ebbe a dirmi avere avuto le pietre da tale Pellerito, figliastro del Nicolosi.

Interrogato risponde:

Ho conosciuto il Nicolosi come un uomo dabbene prima della imputazione.

(Il teste è licenziato).

Carmelo Puglisi

(E` un giovane di colorito pallido).

Interrogato risponde: Trovandomi presso mio zio, venne Sciacca ad offrire a mio zio una pietra.--Era un bel rubino.

[p.142]

Io feci osservare che la pietra era bella, e scherzando dissi: E` forse rubata?

Sciacca rispose: Sicuro, tutto ciò che si trova é rubato.

Mio zio, per provarlo, gli disse che l'avrebbe pagata 25 lire.

Sciacca acconsentì a cederla.

Allora io lo reguardii dicendo: Ladro, questa pietra vale cento lire, deve essere delle sfere di S. Agata.

Sciacca, pallido in viso, fuggì via, dicendo:

Non sono ladro, vado a restituirla a chi me l'ha data.

Io lo seguii e vidi che lo Sciacca avvicinò due persone.

Poco dopo glielo richiesi e lo Sciacca, pallido e tremante, mi assicurò che l'avea restituita al nipote di Nicolosi.

Io ritenni che il rubino era di provenienza furtiva, perchè la pietra valeva 100 lire almeno e il venditore voleva cederla per sole 25 lire.

Sciacca si presentò il 10 marzo.

Domandato su Nicolosi, risponde:

Io l'ho conosciuto come un lavorante onesto.

(Si licenzia, il testimone).

Michele Puglisi

(E` giovane, e ha un'aria impacciata)

Ripete quanto hanno detto i due Puglisi precedenti.

Aggiunge:

Lo Sciacca mi raccomandò di mantenere il silenzio.

(Il teste è licenziato).

Puglisi Caudullo

(E` un vecchietto caratteristico, con capelli uso parrucchino dimostra molto bisogno di ricorrere a Dario-Tani chirurgo dentista).

Interrogato risponde:

Nell'anno 1888 ebbi incombenza di restaurare la sfera grande, che era richissima di pietre preziose, che valevano molte e molte migliaia di lire.

Il vi lavorai più di 17 giorni.

Il trono era d'oro e pesava due rotoli 11 once e tre quarti ed era di un valore artistico eccezionale.

Questa sfera era ricchissima, avea smeraldi e brillanti stupendi, nonchè una corona di perle orientali unica più che rara.

Fu dono della Baronessa di TOscano, fatto nel 1777.

Nel 1862 mi portarono a casa la piccola sfera e si volle che io ne facessi una uguale.

Il trono della piccola pesava 19 once e tre quarti.

Questa sfera una volta fu rubata e poi rinvenuta.

Il valore della sfera grande non può dirsi; ma era immenso.

Un canonico disse: che costò 6000 once, cioè 76 mila lire circa; ma ciò quando venne costruita; le perle però vennero aggiunte dopo.

Interrogato sul ferculo dice:

Nel 1863, il municipio di Catania, restaurò il ferculo.

Io e l'orefice Albergo fummo incaricati del restauro ed ebbimo consegnato l'argento del ferculo.

Il peso di questo argento fu di chili 268, 09.

Se ne sggiunsero 10 chili pei restauri.

Furono rubati al ferculo:

1. Dodici festoni grandi e sei piccoli ed una croce di cinque chili circa.

2. Venti lampadari di 19 chili circa.

3. Sei apostoli di chili 12 circa.

4. Altri sei apostoli di 12 chili circa.

5. Due tabelle di sei chili circa.

6. Tutto l'argento che rivestiva le colonne, meno delle basi in numero di tre del peso di chili 33 circa.

L'argento rubato: quindi, poteva essere 86 chili circa.

Interrogato da Lipani risponde:

La base, artisticamente lavorata non fu rubata; ma il lavoro artistico delle colonne rubate era immenso.

Il Municipio, nel 1863, per il restauro, erogò onze 875.

A domanda risponde:

I ritocchi che si fecero, furono pagati coi soli denari del Municipio.

I lavori aggiunti furono, la cupola di rame dorato, centosessanta foglie d'argento nella parte superiore, furono rittoccati tutti i pezzi guasti, furono aggiunti alcuni pezzi lavorati, per sostenere i lampadari, s'indorarono tutti i pezzi di rame--(Il teste è licenziato).

[p.144]

Russo Michele

(E` un uomo ben pasciuto, e che assume una certa importanza).

Interrogato risponde:

Nel 1890 venne da me Angelo Bonanno, uomo onesto, il quale mi mostrò una pietra, anzi un anello, che portava un diamante finissimo.

Io risposi che avrebbe potuto valere un quarantacinque lire, venduto ad un orefice, s'intende.

Dopo alquanti giorni, venne un cugino del Bonanno, un certo Saro, il quale mi chiese se io volessi comprare l'anello.

Io, lo comprai, gli diedi 45 lire e tutto finì.

Dopo qualche mese venne da me Bonanno e mi disse che l'anello che io avevo comprato era un anello rubato, perchè ciò gli era stato detto dalla Giustizia, che l'avea all'uopo chiamato.

Io avevo fuso l'oro dell'anello; ma avevo la pietra, già legata con due zaffiri, formandone una spilla.

Io presentai questa spilla al Procuratore del Re e lo invitai a trattenersi tutto, compresi i zaffiri.

Seppi poi, che Bonanno aveva avuto l'anello da un certo Ferlito e fu il Procuratore del Re, che mi avvertì dopo, che quella pietra proveniva dal furto delle sfere.

Interrogato risponde:

Gli orefici possono comprare e vendere delle pietre di grande valore -- (Il teste viene licenziato).

Fichera Giacomo

(Negoziante in Zolfi distinto Signore, di anni 45).

Interrogato risponde:

Non è vero che S. Spampinato comperava a Misterbianco nel mese di ottobre legna almeno da quanto a me costa--(E` licenziato).

Puglisi Francesco

(Un uomo sui 32 anni, garzone cocchiere)

Domandato risponde:

[p.145]

Verso la fine dell'anno 1890 incontrai un certo Alfio Spampinato che desiderava avere la mia carrozza per un suo amico (Salvatore Nicotra) ma siccome io ero a spasso (cioè era stato licenziato dal padrone della carrozza) così pregai un amico mio cocchiere, il quale si recò da costoro per servirli.

Tanto il Nicotra quanto lo Spampinato Alfio ottennero dal cocchiere dopo contratti piuttosto lunghi, di aver cessa la carrozza per 10 lire.

Io, Sig. Presidente, ebbi una lira per la senseria.

Domandato se conosceva il Nicotra, risponde, che vide uno che rassomigliava quel Signore che si trova in gabbia--(Il teste viene licenziato).

Il Presidente sospende per 10 minuti, 15 al massimo, la seduta.

Soddisfazione generale.

Gl'imputati respirano più liberamente.

Nella gabbia di ferro si chiacchiera piuttosto con animazione.

Il Riela è sempre al suo posto a sinistra della gabbia e confabula, come al solito, con gli avvocati difensori.

Nella gabbia di legno il Nicotra chiacchiera col nostro amico Licata che ha fatto il suo ritratto riuscito somigliantissimo.

Il Nicotra oggi ha una cera fresca, parla con volubilità, di tutto ciò che non si riferisca alla sua triste posizione.

Mirando questo bel giovane non possiamo fare a meno di sentirci profondamente addolorati nel vederlo sullo scranno dei rei.

Entra la corte dopo 10 minuti.

Si riprende l'audizione dei testimoni.

Alfio Castorina

(Giovane sui 26 anni cocchiere).

Interrogato risponde:

Per cedere la carrozza ai signori Spampinato e Nicotra ricevei L. 10 e cioè L. 5 prima come caparra e L. 5 non apena ritornarono da campagna. ...

Cosentino Cristofaro

(Sacerdote cinquantino).

Interrogato risponde:

Non ricordo il nome del sacristanello incaricato di pulire la bara, che mi chiedeva le chiavi--Chiamai il custode Isaia e mi feci dare le chiavi.

[...]

Nel magazzino ove si conserva il ferculo evvi una prima stranza che è buia detta cannarozzo, poi una porta, quindi il magazzino; in esso resta il grande portone che corrisponde a piazza del Duomo, ed in questo portone nell'estremità superiore vi è un finestrino con grata di ferro ed è il solo che dia luce al magazzino stesso.

[...]

Il canarozzo [sic] di cui ho parlato à la lunghezza di 2 m. circa.

[...]

A domanda risponde: Il cannarozzo può essere largo 1 m. <1/2> ma in quell'epoca era ingombrata da pietre, sicchè vi poteva transitare una sola persona.

A domanda risponde:

Io battei quasi mezz'ora alla porta, ed è perciò che sospettai del Torrisi perchè egli nell'aprire balbettava ed asseriva essere stato sul campanile.

Presidente--Perchè vi odiava il Torrisi?

Teste--Gli avevo tolte le chiavi della giunta e ciò perchè sospettavo essere lui un poco di buono.

[...]

Tornabene Camillo

(Parla per suo conto e tanto adagio che gli avvocati protestano).

Interrogato risponde:

Io ero fuori la porta del battistero quando io seppi della rubatina della bara.

[...]

[p.149]

Il cannarozzo è un po' tortuoso, lungo 2 m. e non vi è linea retta tra la prima e la seconda porta.

[...]

On. Sangiuliano

(Testimone a discarico).

Presidente--Conosce Lei Maccarrone?

Teste--Si, è stato molti anni in casa nostra in qualità di guarda porta, credo 14 anni circa, e debbo dire che fu sempre onestissimo e mai ebbimo a lagnarci di lui--Anzi debbo dire che egli rimase, durante il tempo che mi allontanai da casa, solo. Egli ebbe in mano tutte le chiavi e mai mancò oggetto alcuno.

Presidente--Lo crede capace di furto?

Teste--Non lo credo capace di delinquere.

Presidente--Che impressione ha Ella provato quando seppe del suo arresto?

Teste--Dolorosissima, e ne fui sommamente meravigliato.

Pres.--Perchè venne licenziato dal suo Palazzo?

Teste--Non lo si licenziò, ma andò via perchè voleva cantare in chiesa.

Io avevo tanta fiducia in lui che lo ammettevo fra i miei domestici anche quando non apparteneva più alla casa.

Il presidente licenzia l'On. San Giuliano ringraziandolo. L'On. S. Giuliano s'inchina ed esce zoppicando.

Riccioli Antonino

(Ha un paio d'orecchie fenominali)

Alla prima domanda dice che non ricorda nulla poi pare che si rammenti e narra la storia delle chiavi, e [p.150] come il figlio del Capo Mastro Isaja entrato senza lumme abbia gridato: «Hanno rubato la bara».

Il presidente fa le stesse domande fatte al teste Padre Cosentino e la narrazione è presso a poco uniforme a quella del teste menzionato; alla sua deposizione 4 aprile fa la seguente modificazione: Egli, l'Isaia, non venne verso di me, ma rimase nel cannarozzo; quando fece la esclamazione egli doveva essere presso la 2a porta--Io ero nel battistero e perciò non lo potevo vedere (quest'ultima risposta fu fatta a domanda dell'avv. Di Benedetto). E` in libertà.

Capponetto Antonio

(72 anni, un muso da faina à tutti i capelli bianchi e le ciglia nere, accendeva i moccoli alla cattedrale).

Parla siciliano. Dice che lui trovavasi alla cattedrale ad accendere moccoli per conto del Motta che era uscito dal carcere e siccome costui gli diede due soldi egli «un ci ntisi piaciri» perchè lo riputava birbante.

Ajello Francesco

(Orefice -- bel giovanotto sui 30 anni).

Domandato risponde:

Non ricordo la grandezza del brillante che il Nicotra mi diede -- E` uniforme al precedente interrogatorio.

A domanda risponde:

Ricordo che Isaia era ammalato e circa due mesi stiede in letto, era il mese di settembre.

Si toglie la seduta alle 3 1/2.

UDIENZA DEL 3 NOVEMBRE

Il tempo è orribile addirittura, fa ritardare l'apertura dell'udienza.

Pubblico meno numeroso del solito.

Nei banchi della stampa osservansi delle facce eteroclite, assolutamente nuove--Che sia Giove Pluvio, che ce le abbia mandate?

[p.151]

Alle ore 11 finalmente si apre l'udienza e gli accusati prendono il loro posto, rispondendo all'appello.

Sul tavolo del Presidente osservansi diversi reperti, appartenenti al furto delle sfere e a quello del ferculo.

Notiamo una bottiglietta con dentro il ventricolo della gallina, entro il quale ventricolo notansi dei piccoli globuli di argento.

Si fa appello dei testimoni a carico che devono ancora sentirsi.

Si ricomincia l'audizione dei testimoni.

Bonanno Angelo.

Domandato risponde:

In aprile 1890 circa, si presentarono da me Ferlito, inteso il Barone, e dopo Ferlito, Nicotra Francesco, per vendere un diamante pel prezzo di L. 35 a 45, che io rivendetti a Michele Russo.

Mascali Giuseppe

Interrogato risponde:

Ho dato il mio giardino, in contrada S. Francesco all'Anna, a mezzadria ai signori Spampinato e l'atto della gabella porta la data di Novembre 1889. [...]

[p.152]

[...]

Ventimiglia Francesco

Domandato risponde:

Sono parente lontano di D'Aquino (latitante).

Il 28 Ottobre 90, m'incontrai con Francesco Nicotra che recavasi in Napoli per vendere, siccome mi disse, dei ciondoli, però un giorno ebbi a vedere nella sua valigia delle verghe di metallo bianco.

Lo stesso mi fu presentato da Francesco D'Aquino.

Marletta Michele

Interrogato risponde:

Nei principi di Gennaio, incontraromi verso un'ora di notte [...]

[p.153]

[...]

Cutore Natale

Domandato risponde:

Ebbi un telegramma da Napoli, dove mi si domandavano notizie su Nicotra; [...]

Faja Salvatore

(Cocchiere)

Interrogato risponde:

Mi trovai una volta in Piazza S. Agata, venne certo D'Aquino e mi propose di andare all'Arena. [...]

[p.156]

[...]

Virgillito Michele

Interrogato sul fatto della prima scoperta del furto della bara e cioè se l'Isaia entrò il primo se gridò: hanno rubato la bara, ahi tutto è rotto! ritiene che tale esclamazione fu fatta quando si accorse che la porta era aperta e forse anche di altre novità.

(Si sospende l'udienza per dieci minuti).

Il testimone Marletta (un fior di galantuomo) si appressa alla gabbia di ferro--ed intavola una discussione con Carrara.

Le loro voci non giungogo fino a noi, ma dai loro gesti concitati si capisce che non si fanno dei complimenti.

Sento urlare: Va là spia! quanto ti diedero? . . . .

La benemerita arma dei RR. CC. tronca la loro polemica poco gradita.

Il Tribunale rientra all'1, 25--dopo 10 minuti precisi di calma.

Si riprende l'audizione dei testimoni.

Carlo De-Marco

Nel mio ufficio vi furono 3 tentativi di furto [...]

[p.157]

[...]

Di-Bella Agatino

(Negoziante in agrumi -- 33 anni).

Pochi giorni prima che si facesse la festa di S. Agata io mi trovai entro la chiesa, e fui uno dei primi a venire a conoscenza che un furto alla bara era stato consumato--Io mi trovavo con Virgillito M., intesi gridare l'Isaia: Tutti cosi s'hannu rubatu!

E il Riccioli che era vicino a me disse all'Isaia: che vai dicendo, se non sei nemmeno entrato!

Domandato risponde:

Io non vidi se la seconda porta era aperta, da informazioni assunte me ne confermai e me ne convinsi.

Auteri Paolo

(Distinto giovanotti, elegantissimo -- il Presidente lo chiama figliuolo!)

Un giorno si presentò nel mio negozio un giovanotto per vendere oggetti d'argento. Erano scudi vecchi e argento fuso.

Siccome noi per legge non possiamo comprare oggetti senza sapere chi sono i venditori, così io me ne informai da due amici miei che nel mio negozio si trovavano -- e riuscite le informazioni buone, comprai detto argento per circa L. 350--La vendita ebbe luogo in dicembre 1890.--Il venditore si chiamava Salvatore Nicotra.[p.158] --Quando consegnai il denaro della compera lo feci firmare ma egli scrisse sul mio registro un altro nome.

Di Mauro Giuseppe

(Vecchiotto sui 60 anni parla in un modo come se stesse mangiando fagioli).

Domandato risponde:

Io mi ricordo, che essendo entrato in chiesa dopo il furto vidi il Maccherone che si mostrava dispiaciuto... [p.159]

Arancio Salvatore

(Capo delle guardie carcerarie.)

Riferisce: Una sera facendo le solite visite nelle corsee vidi il Riela e uno scrivanello in attitudine sospetta.

Fatta la perquisizione su Riela nulla trovai, sullo scrivanello invece una carta bollata e una bozza di lettera che si riferiva al Riela.

Condotti entrambi dinnanzi al Direttore delle Carceri il Riela pallidissimo e tramente gridò:

Signore, sono rovinato, aiutatemi!

A domanda dell'Avv. Di Benedetto.

La guardia incriminata doveva partire per altra destinazione, cioè tramutata, ora sapendosi il fatto della corrispondenza fu costretto rimanere a Catania.

La guardia si chiama G. Virgolini--questa ora si trova in sala di disciplina per la corrispondenza Riela-Nicotra, come già feci parola.

Ma per questo fatto il Giovanni Virgolini non è stato processato, nè inviato ai corpi franchi come dice il Signor Avv. Di Benedetto.

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[p.160]

[...]

(Il Presidente ordina che l'imputato Mangano venga preso da due carabinieri e condotto alle carceri perchè grida senza ragione).

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[p.161]

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UDIENZA DEL 4 NOVEMBRE

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[p.162]

Notaro De-Marco

Legge una scrittura privata, intervenuta fra i signori Riela e Ferlito da una parte e la banca depositi e sconti dall'altra, per assumere l'appalto della via Garibaldi portante un atto di deposito sotto la data di giugno 1889. [...]

Lo Re Francesco

(Ha un paio di scarpe fregiate da profondi tagli, forse perchè sofferente di callomania.)

Interrogato risponde:

In febbraio io essendo in carcere, perchè imputato del tentativo del tesoro, ebbi bisogno di farmi scrivere una lettera [...]

D'Alessandro Primo

(Sotto Capo nel carcere).
(E` munito di un naso fenomenale).

Interrogato risponde:

Essendo d'ispezione nel carcere un giorno trovai Riela e lo scrivanello Perina nei corridoi del carcere.

Una guardia mi riferì, che Riela avea scritto in carta da bollo--Io compresi che vi dovea essere sotto del marcio.

Mi recai da Riela, che negò che si fosse scritto in carta da bollo.

Io perquisii Perina e il capo perquisi Riela.

Perina, cercò di stracciare il foglio scritto; ma io lo sequestrai.

Dopo ciò furono condotti dal Direttore.

Riela, allora confuso, pallido, esterrefatto, disse al Direttore sono rovinato.

Il Direttore allora ordinò che fossero portati tutti e due in cella.

Perquisito Riela, trovai su di lui delle carte.

Entro queste carte, fu trovata la minuta della carta da bollo che gli si era sequestrata e questa minuta, era messa in una lettera mandatagli dalla sua famiglia.

[...]

[p.165]

Lessi Sebastiano

(Guardia carceraria)

Domandato, conferma quanto disse il D'Alessandro.

A domanda dell'Avv. Di Benedetto risponde:

Non ricordo quale fu il giorno in cui venne al Riela sequestrato il documento dell'obbligazione.

A domanda dell'Avv. Russo risponde:

I dissensi fra i due fratelli Nicotra scoppiarono un mese fa--ignoro però se fossero stati d'accordo o no prima.

L'avv. Lipani chiede venga richiamato il teste Lo Re.

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Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.