Resoconto del Processo pei Furti di S. Agata, pp. 166-173

TESTIMONI A DISCOLPA

Caltabiano Paolo

A domanda risponde:

Pasquale Cacciola fu colui che mi aggiustò i parafulmini a Riposto--Non mi ricordo bene il giorno della sua venuta a Riposto, nè tampoco mi rammento ora quando diedi ordine al Pasquale Cacciola per aggiustare i parafulmini.

Riferiscomi al mio primo dichiaratorio[*]--se ne dà lettura, e risulta che il 23 Sette 1888 Cacciola impiantò, due parafulmini a Giarre-Riposto alla sua casa in via Vittorio Emanuele, e si ebbe lire 200.

Poi in un'altra epoca si ebbe lire 50 per avere aggiustato quattro parafulmini nella medesima località.

Il Cacciola chiede al Presidente che dimandi al teste che opinione ha di lui--Il teste risponde:

Che lo riteneva una onestissima persona -- (il teste è in libertà).

[...]

Avv. Di-Bella Severio

A domanda risponde:

Io conosco il Maccarrone da molto, diverse volte con la famiglia lo ho avvicinato--e parecchie volte lo ho invitato a venire in campagna, ma egli non venne mai; la contrada si chiama Santo Nullo ed ignoro se il Maccarone, la conoscesse--Molte volte e anche nell'ottobre 1889, rinnovai l'invito specialmente alla famiglia del Maccarone la quale mostrava desiderio di conoscere quella contrada--ma nè lui nè la sua famiglia, ripeto, accettò il mio invito.

A domanda dell'avv. Di Benedetto:

Io credo che, a quel che dissero la moglie e la figlia, mostrassero desiderio di conoscere la mia villa ch'io tengo nella summenzionata contrada.

(Cinque minuti di respiro).

Il Nicotra Francesco è irrequieto, poveretto! ha la febbre ed accusa un forte dolore di testa.

L'audizione dei testimoni affattica tutti: gli avvocati discutono di cose affatto estranee alla causa, gl'imputati prestano svogliato ascolto alle ripetute testimonianze sempre uguali, che, se portano maggior luce al famoso processo, non staccano un ragno dal buco.

Molti fanno comenti [sic] sui pupazzetti che porta il Corriere di Catania e sono tutti d'accordo nel giudicarli veri spagaches.

Il mio amico Enrico Minneci ha dato una patente di nullità al caro amico Licata, il quale a ragione, si difende col dire che egli non ha colpa veruna, e scarica un mondo di maledizioni sui Zincotipisti che non hanno saputo eseguire i suoi disegni.

Il bravo Presidente non scampanella più per 33 ragioni, la prima perchè al campanello presidenziale manca il batacchio (e credo ciò basti).

L'imputato Riela ha una faccia gialla che spaventa, la sua barba lunga e brizzolata striscia contro i ferri della gabbia a sinistra e viene a fermarsi fin presso il capo dell'avv. Di Benedetto dal quale chiede lumi e consigli.

Il Maccarrone tien le mani al sen conserte e pare voglia dire al pubblico che lo guarda con indifferenza: vedete l'ingiustizia degli uomini in che luogo, me innocente, ha condotto?

Il feroce Parisi gira gli occhi come una belva....... chiusa in gabbia.

[p.168] Gli altri imputati delle due gabbie che non menziono, conservano gli atteggiamenti i più indifferenti di questo mondo.

Il sacrista Torrisi fra due carabinieri fuori delle gabbie, si contenta alzare gli occhi al soffitto e contemplare con attenzione gli affreschi; quando abbassa il capo si frega con compiacenza la punta del naso.

Pare sia perfettamente tranquillo sulla sua sorte.

L'Avvocato Lipani domanda all'Egregio Presidente che si adoperi per far fare disinfettare il cesso che sta dietro la gabbia di ferro, col solfato di.... ferro.

La stampa desidererebbe acqua di felsina.

Il presidente scieglie [sic] invece il cloruro di calcio! e dà gli ordini opportuno. [sic]

Si riprende l'audizione dei testimoni dopo dieci minuti di tregua. L'aula è avvolta in una nube di fumo, ed è in mezzo a questa, da dove si sprigiona un forte odore di tabacco che neutralizza per poco il terribile puzzo di cui sopra feci parola, che viene ascoltato, con svogliatezza infinita, il teste.

Puglisi Emmanuele

(Testimone richiamato)

Legge quanto ha già dichiarato verbalmente comunicato al tibunale nella seduta 31 Ottobre. I nostri lettori sanno di già tutti i particolari così per non ripetermi, infilo la penna dietro l'orecchio e con una santa pazienza ascolto.

Il Cancelliere dissuggella un pacchettino ove stan rinchiuse le 600 pietruzze di pochissimo valore, e le presenta al Presidente. Dette pietruzze furono vendute all'orefice Amendolia che le comperò, come già abbiamo detto, per lire 125.

Gli avvocati si avvicinano al tavolo presidenziale.

Il teste Puglisi le esamina e dice:

Fra le pietre preziose che tempestavano l'Ostensorio vi era una grande quantità di piccoli rubini somiglianti a questi che V. S. mi fa vedere--(Il teste è licenziato).

La-Rosa Agata

La buona donna è più confusa che persuasa; il presidente [p.169] la chiama: venite qua e giurate bella figliuola mia.

Domandata risponde:

In una sera, nei primi di settembre 1889, verso le 3 ore di notte passò la mia vicina Stella e mi disse che andava da un certo Fazio per chiamare suo marito--la vidi ritornare col marito, mi dissero entrambi buona sera: essi, marito e moglie, si ritirarono ed io me ne andai a letto.

A domanda dell'avv. Lipani risponde:

Non ricordo la giornata.

Il presidente la vuol mandar via, ma essa domanda i suoi diritti perchè deve essere pagata.

L'usciere l'accompagna fuori dell'aula fra le risate del pubblico.

D'Agata Salvatore

(Di S. Giovanni La Punta)

A domamda risponde: Una sera di settembre del 1889 uscî di mia casa perchè arrabbiato, e andai dalla bottega di Fazio e stetti molto tempo -- l'indomani seppi del furto--ma io non so chi allora fosse, o chi fossero i colpevoli.

A domanda dell'avv. Lipani risponde:

Nel ritirarmi dalla casa del Fazio vidi Agata La Rosa, la salutai, immediatamente chiusi la mia abitazione, cenai e andai a letto.

L'indomani mi alzai e vidi la bottega del Fazio aperta--eran le 5 del mattino--io però non vidi il Fazio che una mezz'ora dopo, aveva il solito contegno--E` licenziato.

Sciuto Salvatore

(da S. Giovanno la Punta)

A domanda risponde:

Verso mezz'ora di notte mi trovai a passare dinnanzi la casa del Salvatore Lo Porto, e unitamente ad un certo Cosentino bevemmo del vino dal Lo Porto offertoci.

Io non vidi nessuno perchè ero in cortile Vidi però in casa del Lo Porto gente.

Non so se Cosentino abbia contrattato la sua carrozza col Lo Porto.

Non ricordo quale si fu la sera in cui verso l'ora cennata andai da Salvatore Lo Porto.

A domanda dell'avv. Lipani risponde:

Signore, io non mi ricordo nè il giorno nè il mese.

L'avv. Lipani fa notare che nel suo interrogatorio [*] sta scritto mese di Settembre.

Cav. Andronico Domenico

(Ex Sindaco della Punta)

Domandato risponde:

La opinione della vita morale del Lo Porto e del Motta è ottima, lo posso assicurare.

A domanda dell'avv. Lipani risponde:

Sono amministratore della Chiesa S. Rocco--Conosco Francesco Andronico, ma non so se era amico del Lo Porto.

Francesco Nicosia

Domandato risponde:

Salvatore Lo Porto per quanto consta a me, e anche a tutti i cittadini della Punta, ritengo e lo ritengono un galantuomo, aggiungendo che noi tutti di S. Giovanni abbiamo firmato una scritta che indirizzammo al P. M. protestando per l'arresto del Lo Porto.

Ignazio Romero

Domandato risponde:

Io ed il pubblico del Trappeto abbiamo creduto incapace il Lo-Porto del furto del quale incolpato -- Lo esposto col quale si domandava la libertà provvisoria o meglio la liberazione, mi venne fatta firmare ed io lo firmai con coscienza.

Me lo fece fiamare [sic] l'assessore signor Andronico e per quanto so io, il compilatore di detto esposto fu don F. Andronico allora assessore.

Francesco Rizzone

Domandato risponde:

Conosco Mangano--Posso dire che prima del Carnevale del 1891 aveva fatto per 3 o 4 giorni il cocchiere--e dieci giorni per Pasqua--e vidi arrestare il Mangano--Quest'ultimo aveva attaccato alla carrozzella un cavallo bianco--Ritengo il Mangano un bravo uomo.

Giuseppe Rizzone

Domandato risponde:

Conosco il cocchiere Mangano, e ciò quando anch'io facevo questo mestiere--Non mi ricordo quanto tempo egli attaccò la carrozzella nell'epoca che V. S. mi chiede--Il cavallo era bianco.

Coco Sebastiano

Depone come i due teste summenzionati. Aggiunge: che per Pasqua io so che Mangano fece per 10 giorni il cocchiere--poi fu arrestato.

A domanda del P. M. risponde:

Il fratello del Mangano possedeva due cavalli bianchi, ma da tre mesi a questa parte ha comperato due cavalli bai.

A domanda dell'avv. Mauro risponde:

Io nelle condizioni del fratello dell'imputato non gli consegnerei il cavallo bajo perchè egli è spratico per essere un muratore, e nemmeno bravo.

Francesco Cesaro

A domanda risponde:

Il 15 agosto io era ammalato -- conosco il Motta e lo conosco perchè egli mi assicurava che mi avrebbe guarito.

Me ne andai al Trappeto, il Fazio fu quello che mi presentò il Motta come specialista; quest'ultimo veniva due volte al giorno--La malattia durò 5 mesi.

A domanda dell'avv. Lipani risponde:

Al 15 Agosto salii al Trappeto--avevo, come dissi, dal Motta due visite al giorno--il 6 Settembre venne a farmi visita--e il 30 Agosto era in Catania, ma anche in quel giorno salii al Trappeto e mi fece la solita visita--Il giorno 7 settembre di mattina invece vennero i carabinieri a farmi la visita (risa prolungate).

I carabinieri domandaronmi le mie generalità, s'informarono del Motta e a che ora ieri fosse andato via.

Io risposi: verso l'avemaria.

[p.172] Alla sera venuto il Motta lo informai della visita dei carabinieri, egli non se ne meravigliò, anzi disse: sarà successo qualche fatto di sangue e siccome autore poteva essere stato un Motta così opino sia per un isbaglio--perchè spesso confusesi il mio nome.

A domanda del P. M. risponde:

Dopo quel fatto il Motta mi curò fino al giorno del suo arresto--veniva sempre assiduamente anche allora 2 volte al giorno--Il Motta mi disse di essere rimasto a Catania nei 6 giorni per curare un infermo--Per guarire me mi fregava una pomata sulla persona--mi faceva pagare L. 5 per ogni 2 oncie--e L. 1 ogni visita.

A domanda dell'avv. Lipani:

Mi son rimesso dopo 4 mesi dall'arresto del Motta--(risate prolungate).

Brusá Giovanni

Domandato risponde:

Io dal Motta ebbi una casa affittata e presi possesso il 3 settembre 1890, e lui si riservò un camerino--non so se ivi dormì nei giorni prima del furto.

A domanda del Lipani risponde:

Nella cameretta del Motta ci era il letto e poca mobiglia. Non so che arte faceva.

Carbone Salvatore

(Un vecchio sordo (?))

Domandato risponde:

Qualche volta andavo dal Di Maggio. Al 6 settembre dell'89 mi trovavo all'Ogninella colla famiglia per la festa della Bambina.

Il padre Di Maggio era maestro di ceremonia -- io lo accompagnai al vescovado.

Il teste mente tanto, che il presidente gli toglie la parola.

A domanda del Lipani:

Le mie figlie scrivevano al Di Maggio qualche lettera spirituale--(Risa prolungate).

A dimanda [sic] del Di Benedetto risponde:

Padre Di Maggio uscì dalla chiesa dell'Ogninella a 2 ore di notte -- vi si trattenne un quarto d'ora e poi lo accompaganai con le mie figlie alla cattedrale.

Non mi ricordo se quella sera sono andato col Di Maggio a casa mia.

A domanda del P. M.:

All'Ogninella fui per fare le S. Funzioni e non per Di Maggio--e mi vi recavo tutte le sere.

Venerdì lo rivedremo.

La seduta è sciolta, fra le risate del pubblico alle 3, 45.


Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>