Resoconto del Processo pei Furti di S. Agata, pp. 207-241

UDIENZA DEL GIORNO 7

Tempo orribile. Il trasporto dei detenuti dura fino alle ore 11 circa.

Alle ore 11, 5 si apre l'udienza e gli accusati prendono posto nelle rispettive gabbie.

Gli avvocati brillano per la loro assenza.

Mancano alcuni imputati, che però dopo dieci minuti raggiungono i loro posti.

Succede un grande tafferuglio fra il pubblico e la forza, che crede ordinare l'entrata del pubblico stesso.

Finalmente, come Dio vuole, la sala si riempie e cessano i clamori.

Il Presidente guarda con stoica calma l'arruffio del pubblico e finalmente scampanella, per far fare silenzio.

Si fa l'appello degli accusati, indi quello dei testimoni a discarico, non ancora intesi.

Ne mancano moltissimi, anzi, possiamo dire, che mancano, quasi tutti.

Di Benedetto -- In nome del Riela, dichiara accondiscendere che i suoi testimoni, sieno rimandati a Lunedì.

Si chiamano i testimoni in difesa di Maccherrone Francesco.

Marletta Gaetano--Capo sediario.

Domandato risponde:

Dopo la funzione delle quarantore, io, come sediario, feci le ricerche solite nella chiesa e poi la chiusi.

Era con me Maccarrone ed altri sediarii.

Uscimmo fuori e ci separammo, anzi Maccherrone uscì prima di me. Domandato risponde:

Maccarrone era in buona relazione con Di Maggio.

In quanto alle relazioni con Torrisi, erano anche amichevoli.

[p.208] La condotta del Maccherrone era buona ed io lo ritengo un galantuomo.

Domandato risponde:

Alfio Isaja è stato ammalato e fu a letto da agosto al 2 novembre 1890.

Domandato risponde:

Non conosco Francesco Nicotra.

Signorelli Giacomo -- Sediario.

Domandato risponde:

Dopo le funzioni visitammo la chiesa

Maccarrone era anche in chiesa, uscì con noi, anzi dopo di noi; ma io lo vidi uscire.

Non so se Maccarrone fosse amico del Di-Maggio e del Torrisi; la sua condotta è stata sempre di uomo onesto e morale.

Domandato risponde:

L'incarico di Maccarrone si era quello: di custodire la chiesa, cioè, tenere il buon ordine, allontanare i poveri, etc.

Miraglia--Fa osservare: che l'incarico del Maccarrone si riduceva ad allontanare i poveri e a fare entrare i ricchi.

Ragonesi Sac. Salvatore.

Domandato risponde:

Io mi ritrovavo in Cannizzaro, quando successe il furto.

Mi fu rapportato, venendo io in Catania, quanto era accaduto.

Domandai notizie al delegato ed io gli feci comprendere che, i miei dubbi cadevano sopra Di Maggio e sul suo compare Motta. Maccarrone si mostrò sempre addoloratissimo, ed io lo ritengo uomo onesto.

Io sospettai del Di Maggio, perchè spesso succedevano dei piccoli furti nella cattedrale ed io dubitavo sempre di lui.

Questi, spesso puniva i sagristanelli, che amavo tanto ed io mi arrabbiavo.

[p.210] Una volta il Vicario ordinò un pranzo pei sagrestanelli e Di Maggio, sul pranzo stesso rubò non so quante lire, anzi lo mangiò lui e la famiglia.

Un'altra volta, lasciarono per me dieci lire e Di Maggio si tenne le 10 lire, dandomene solo due.

Saputolo, mi acchiapparono le emorroidi, e corsi dal Di Maggio, che dovette consegnarmi tutto il denaro.

Sospettai, poi, del Motta, perchè era troppo intimo col Di Maggio stesso.

Fra il Maccherone e il Di Maggio vi fu sempre opposizione.

Domandato risponde:

Io ritenni sempre Torrisi come uomo onesto, a tale che quando seppi che l'avevano arrestato, io dissi: Io sì, potevo essere capace; ma Torrisi no, è stato uno sbaglio.

Questa mia convinzione, si basava sulla sua devozione, sulla sua buona condotta, sulla sua vita esemplare, giungendo a tale il suo scrupolo, da restituire la benchè minima cosa che trovava.

Simoncini--Si presenta munito di pipistrello, alias uster [sic] con pellegrina.

A domanda del Di Benedetto il teste risponde:

Maccarone spesso si lagnava con noi della condotta del Di Maggio, dicendoci: Qualche volta deve succedere un pasticcio in questa chiesa.

Gli obblighi di Maccarone si riducevano: A vigilare sull'ordine e sulla polizia [sic] interna della chiesa.

Domandato da Ruffo risponde:

Non conosco Nicotra, salvo che per averlo visto 12 anni fa, come sagrestanello.

Domandato risponde:

Persisto nei sospetti allora fatti, contro Di-Maggio e Motta.

Non conosco Paolo Parisi.

Maugeri Giuseppe.

(Ê un sagristano pallido titubante, quasi livido).

Domandato risponde:

[p.210] Finite le funzioni, si fece la visita alla chiesa, poi si chiusero le porte e la sagristia.

Gli ostensorii furono collocati dal Di-Maggio nella stanza apposita e le chiavi delle porte rimasero presso di lui.

Poi Di-Maggio, uscì e ritornò con un certo Carbone, che lo lasciò in chiesa e andò via.

I sediarii andarono via appena chiusa la chiesa, Maccarone andò via un po' prima.

Motta andava spesso dal Di-Maggio colla famiglia.

Durante l'assenza del Di-Maggio io nessuno vidi venire in chiesa e molto meno Maccarone.

La sera e il giorno delle funzioni non vidi Motta affatto.

Non ricordo, se non lo avevo visto da uno, o da due giorni prima.

La condotta del Torrisi era buona.

Il Di Maggio spessissimo era austero, aspro, con noi sagristanelli.

Carnevale Michele--Brigadiere doganale.

(Testimone a discarico di Francesco Nicotra).

Sconosco se Francesco Nicotra sia stato ammalato di sifilide e se sia stato attaccato al cervello.

Matteo Sciuto -- Pittore.

(Testimone a discarico dell'imputato Carrara)

Negli anni 1889 e 1890 io fui in America e precisamente a Montevideo, vi stetti 4 mesi e vi trovai Carrara, il 10 Marzo feci ritorno in Catania, ma so che il Carrara mi aveva preceduto, quantunque mi avesse invitato a lasciare insieme l'America. Non so se il Carrara fosse arrivato in Catania un mese prima di me.

A domanda dell'Avv. Di-Benedetto risponde:

Carrara lasciò l'America, credo, nel Febbraio, non posso precisare la data, io partii al 10 Marzo.

A domanda del Miraglia:

Nell'epoca della mia dimora a Montevideo io vidi [p.211] spesso il Carrara, costui guadagnava discretamente facendo il carpentiere, teneva inoltre un piccolo negozio.

Scandurra Rosario--Calzolaio.

Sono stato in America. Partii da Catania il giorno 8 Novembre 1889 per Montevideo, conobbi molti compaesani, fra questi Carrara. So che egli partì in febbraio 1891, io invece il 4 Gennaio stesso anno. Il Carrara colà guadagnava discretamente.

Il Carrara si trovava da tempo in America. Accompagnai a bordo il Carrara, quando partì per Catania, ma non ricordo come si nomasse [sic] il vapore.

A domanda risponde:

Non so se il Carrara dimorasse in America circa due anni, ma credo da quanto mi disse lui stesso probabilmente due o due anni e mezzo.

Egli fu pure a Buenos-Ajres.

Non so da quanto tempo dimorava a Montevideo, mi fi presentato 10 giorni dopo il mio arrivo colà.

Egli lavorara da carpentiere.

Io facevo il calzolaio.

Francesco Rizzotto.

(Testimone a discarico dell'imputato Salvatore Nicotra)

E' negativo sulla posizione--vale a dire egli non conobbe, mai il Francesco Nicotra sebbene conoscesse il Salvatore.

G. Consoli.

Domandato risponde:

Sono amico di Salvatore, ma non conosco il Francesco Nicotra.

Salvatore Nicotra domanda la parola--desidera sapere se il teste conosceva il fratello quando egli veniva da lui in sua bottega.

Mai è venuto il Francesco Nicotra alla mia cantina.

Non posso rispondere sugli altri, perchè non li ho mai visti.

I testimoni: Motta Salvatore e Mario Rubini sono uniformi, deporrebbero come i due intesi precedenti, [p.212] così coll'autorizzazione della difesa si mandano a casa.

Bertuccio-Lella Carmelo.

(Testimone a discarico imputato Motta).

Una volta io mi trovavo ad andare al Trappeto, e ciò credo due o tre giorni prima che fosse conosciuto il furto della Cattedrale.

Pregai il cocchiere Mario Cosentino perchè alla contrada Trappeto mi conducesse. Unitamente a me erano in carrozza il Motta ed un altro.

A domanda risponde:

Io avevo buona opinione del Motta -- ma lo conosceva di vista e non posso assicurare s'egli era o non un galantuomo.

Il fatto per cui è accusato lo dimostra.

De Pasquale (Maresciallo Guar. di P. S.)

(Testimone a discarico del Riela).

Non so se Riela possa avere conoscenza con la questura.

Io posso dire che Riela fu arrestato da me circa l'anno 1885, perchè imputato di sottrazione di documenti e ciò dietro mandato di cattura.

A domanda dell'Avv. Di Benedetto:

Siccome il Parisi fu espulso dal corpo come camorrista e ladro, così io mai l'ho avvicinato.

A questo punto il Parisi scatta urlando:

Signor Presidente io sono ladro meno di lui, e questo brigadiere è più camorrista di me.

Il P. M. protesta, prega il presidente di redarguire l'imputato che siede più rosso del solito--dicendo:

E che ho detto di male al teste?

(Risa prolungate).

Il presidente minaccia prendere misure severissime contro gl'imputati.

A domanda dell'avv. Lipani:

La tutela della S. P. nella Via Vitt. Emm. è affidata a pattuglie che si alternano in ogni 4 ore, ben vero che tutti i servizii sono coordinati ad interessi anche [p.213] più generali a secondo gli ordini dei nostri capi d'onde procede poi che anche questo servizio può qualche giorno mancare.

A domanda del P. M.

Io posso contestare che Parisi fu latitante.

Parisi--Non è vero!

Teste--Spiegherò al Tribunale--Io dopo indagini scovai ed arrestai il Parisi da parecchio tempo latitante. E` persona pericolosa.

Il Parisi si ribella ed insulta con veemenza il teste.

Il Parisi avendo interrotto il Presidente coll'insultare il teste, non ha ottemperato agli ordini del presidente stesso, e viene quindi portato in camera di sicurezza.

La difesa del Parisi prega il presidente essendo il teste licenziato, che si perdoni il Parisi.

Il buon presidente aderisce facendo una lavata di capo al famigerato Parisi, che siede borbottando le seguenti parole: Infamuni, ladru birbanti, spia e c... sfunnatu.

L'avv. Di-Benedetto fa contestare alla Presidenza che finora si chiamarono i testi che non hanno nessuna importanza e solleva un incidente, dice lui, tanto per rompere la monotonia dell'aula.

Il testimone Massa è uno dei testi i più importanti, e non fu citato, il teste Barbagallo è più che importante importantissimo non fu citato, ora perchè? io so che detti testi sono ad Acireale, ne abbiamo intesi invece quelli che hanno detto poco o nulla. Prego il Tribunale di far citare il Massa ed il Barbagallo.

Il Presidente fa contestare che i detti testimoni eran lontani e siccome altri deposero come dovrebbero deporre i Signori Massa e Barbagallo, siccome il Presidente può togliere o non dalla lista qualcuno dei testi, così egli ha ridotta la lista di due testi ritenendo inutile la loro audizione.

[...] [p.214] [...]

Il Tribunale rientra dopo 10 minuti, pronunciando la seguente ordinanza:

Sia citato solo il teste Massa. La domanda della difesa è così accettata perchè si ritiene che detto testimonio sia utile alla difesa del Maccarrone.

Marino Paolo--(Sacristanello)

(Difesa di Torrisi Concetto).

Domandato risponde:

Io in quella notte del furto vidi un uomo dietro la tenda della finestra ed ebbi paura--non conobbi quell'uomo--so che pioveva dirottamente--si era in Gennaio del 1891.

Il presidente lo licenzia dicendo: andate a dire messa(!) figliuolo mio!

Usciere introducete l'altro baciapile.

Curiale Francesco (sacristanello)

Uniforme alla testimonianza del Marino -- solo dice [p.215] che quell'uomo aveva un lume in mano--(Ê licenziato).

Messina Domenico (di 43 anni cameriere del Seminario).

Conferma le testimonianze dei due sacristanelli.

Si rinuncia alla testimonianza d'un certo Grecuzzo.

Dette testimonianze hanno un'importanza per la difesa del Torrisi perchè dimostrano che in gennaio non vi era più il Torrisi nelle funzioni di sacrestano.

Russo Luciano

(Testimone a discarico del Maccarone).

Domandato risponde:

Il Maccarrone in quella sera, quando si finirono le funzioni, andò via prima--il Maccarone era amico del Di-Maggio--aveva incarico della pulizia interna della cattedrale--lo ritenni sempre un onesto uomo.

A domanda dell'avv. Di-Benedetto:

Isaia Alfio da agosto fino ad ottobre era ammalato, ma non sempre a letto:

A domanda dell'Avv. De-Felice.

Conosco il Torrisi ma non so nulla.

In questo mentre entra fra i carabinieri.

Distefano Gaetano

(Detenuto)

Il Barbagallo era ammalato con dolori al collo, io mi trovavo nella sua corsea, ivi trovavasi pure il Nicotra il quale conferiva col Barbagallo Paolino e quest'ultimo diceva: sono in prigione per un furto che non ho commesso.

E dai discorsi che si fecero nella stessa sera a me risulta che il Nicotra disse tanti fatti, fece nomi, ma parlando del Maccarrone lo commiserò, perchè innocente, come pure disse che col Maccarrone, vi era qualcun'altro innocente.

Il Barbagallo Paolino mi diceva pur che Nicotra aveva dovuto incolpare altri per liberare la sua famiglia.

Nicotra domanda la parola per fare un'interrogazione [p.216] al teste e questi risponde:

Io sto nella stessa corsea del Nicotra e prendo con lui l'aria.

A domanda dell'avv. Di-Benedetto, al Nicotra:

Nicotra--risponde:

Io non avevo nominato il Maccarrone ed il Riela nei precedenti miei interrogatori perché credevo dovessero fare altri nomi, che mi nuocessero, ma ad ogni modo, e indipendente da ciò, quanto ho riferito in udienza è la verità.

A domanda del P. M., il Nicotra risponde:

Io non ho mai fatte simili confidenze al Barbagallo, anzi non l'ho mai trovato nel carcere, il direttore, il capo guardia potrebbero fare testimonianze simili e a bizzeffe, e ciò per sentimento di solidarietà che vi hanno fra carcerieri e detenuti.

Il teste detenuto è in libertà nel.... carcere.

Piazza Salvatore--(Detenuto).

A Domanda risponde:

Barbagallo era nella mia corsèa e mi disse un giorno che erano entrati nella nostra camerata i ladri della Bara di S. Agata. Lui avendo avvicinato il Francesco Nicotra fra le tante cose che costui gli narrò, raccontò che il Maccarrone era innocente.

A domanda del Di Benedetto:

Seppi dal Barbagallo che fra gli arrestati vi dovevano essere innocenti, ma si nominò solo il Maccarrone.

A domanda di Francesco Nicotra risponde:

Io mi trovo nella stessa corsèa del Maccarrone.

A domanda della parte civile perchè il Maccarone ha presentato simili testi, il Maccarone dice:

Lo seppi per caso quando facevansi dei discorsi nelle nostre corsèe.

Aveli Gioachino--(Detenuto)

A domanda risponde:

Nelle carceri di Acireale seppi che un detenuto aveva [p.217] appreso dalla bocca di Nicotra Francesco che il Maccarone era innocente--non so altro.

Strano Domenico--(Detenuto di anni 16).

Trovandomi a prendere aria con Gaetano Massa questi diresse la parola a Spampinato, il calzolaio, dicendo:

Pregasti Francesco Nicotra di scendere dal Direttore per svelare gli innocenti? Spampinato disse: no.

Non vi andai perchè egli non è galantuomo.

A domanda risponde:

Io non compresi nulla degli altri discorsi che si fecero, solo intesi dire, che il Maccarrone era innocente.

Ritengo che Massa fu quello che comunicò il colloquio da me udito al Maccarrone e questi successivamente mi raccomandò di deporre innanzi al Tribunale la verità su quanto avevo udito dal detto Massa. Il Maccarone ciò mi disse quando stavamo assieme, un 15 giorni fa.

Alfio Spampinato si alza di scatto e dice:

Massa Gaetano si raccomandò a me perchè avessi insistito presso Nicotra Francesco onde il nome di Maccarone fosse eliminato da quelli che figurano imputati nel furto, perchè padre di famiglia--io risposi non lo conosco per galantuomo.

A domanda risponde:

Questa risposta la diedi spontaneamente senza conferire col Nicotra--Il Maccarone è con noi e starà con noi (mormora sotto voce).

Si richiama Aveli Gioachino, detenuto.

A domanda risponde:

Al ritorno ch'io feci dal carcere di Acireale in Catania fui unito al Maccarone che mi domandò se conoscevo il Massa e quali discorsi si fossero fatti ed io raccontai quanto ora ho desposto.

E` sciolta l'udienza--sono le 3 1/4.

UDIENZA DEL 9 NOVEMBRE

L'aula presenta l'aspetto di tutti i giorni.

[p.218] L'imputato Torrisi viene con precedenza di 1/4 d'ora e prende il solito posto dietro il cancelliere fra due carabinieri.

Il Nicotra Francesco indossa un soprabito color Nocciola, ed è più melanconico dell'usato.

Nicolosi deve essere ammalato, è pallidissimo.

L'udienza è aperta alle 10 1/2 e la folla prorompe nella sala con una veemenza straordinaria.

Mancono molti avvocati.

Si procede all'appello degli imputati, e dopo quello interminabile dei testimoni se ne comincia l'audizione.

Buono Primo e Grassi Giuseppe testi a discolpa dell'imputato Francesco Nicotra per consiglio degli avvocati della difesa vengono licenziati.

Un testimone prega il presidente perchè dia ordine affinchè si provvedesse la loro stanza di sedie.

Il P. M. desidera venga richiamato il delegato Fazio, testimone d'accusa.

Comm. Salvatore Di Bartolo--Avvocato.

(testimone a discarico dell'imputato Riela).

Domandato risponde:

Come conoscente del signor Riela posso affermare che sia intelligente, onesto, incapace di commettere reati.

Nel giudizio contro il Municipio pel documento ritenuto falso in linea civile egli insisteva pel procedimento penale, ma io lo sconsigliai, ritenendo che si sarebbe sempre ottenuto lo scopo--e fatta la luce con incidente in linea civile.

Conosco il Riela da circa 20 anni.

A domanda del P. M.:

I miei rapporti sono stati fra avvocato e cliente.

A domanda Di Benedetto:

Però per la molteplicità degli affari che sbrigavo per lui e pel lungo contatto di avvicinamento mi son formato con lui il concetto che ho dato alle SS. VV.--se lo avessi creduto capace di reati non lo avrei più avvicinato.

A domanda del P. M.

[p.219] Il Riela nella sua querela penale faceva sospetti sul proc. leg. Salv. Boccadifuoco--io però l'ho sempre creduto incapace di simile bruttura -- la querela cennata per quanto diceva il Riela era stata compilata dal Faranda.

Il procuratore legale Boccadifuoco è incapace di un falso e non è possibile ch'egli possa calunniare il Riela; quest'ultimo poi lo ritengo incapacissimo di commettere il furto di cui è imputato.

A domanda dell'Avv. Di Benedetto:

-- So che in un periodo di grave malattia del Riela, si fosse compilato, nell'interesse della Banca Depositi e Sconti, un atto, o specie di procura, senza la firma di costui, onde venne impugnato di falso in linea civile -- ma detto incidente ora ha cessato d'ogni importanza per una transazione avvenuta fra le parti, e questa avvenne quando il Riela era nelle carceri.

A domanda del P. M.:

Riela non mi ha mai fatto confidenza nel rilevare qualche persona pertinente al Municipio o alla banca come suo nemico personale.

Solo si volevano dalla banca pretese enormi, si trattava di centinaja di migliaia di lire--da ciò emersero i letigi. [sic]

Pel titolo attaccato di falso civile contro della Banca il Riela diceva di poter fare ancora la querela in linea penale, perchè i testimonii firmatarii di detto atto non erano mai stati in casa del Riela ove era stato compilato l'atto--nel fatto però a me non costa se per detta querela egli sospetasse qualche persona, a me nulla disse.

A domanda della difesa:

Dei testimoni sottoscrittori dell'atto impugnato di falso civile uno per quanto me ne diceva il Riela dichiarò di non essere stato mai nella casa del Riela--e per questa pratica ci deve essere una dichiarazione rilasciata da detto testimone; il secondo è morto.

A domanda del P. M.:

Il notaio stipulatore dell'atto impugnato di falso civile interessante la Banca dev'essere un certo De Marco.

Il notaio Carlo Di Marco lo ritengo un gentiluomo.--(Il teste viene licenziato).A domanda dell'avv. Di Benedetto si chiama Antonino Nicotra imputato a piede libero, sordo e scimunito.

[p.220] Domandato, risponde:

Non ricordo se in una causa abbia scelto un avvocato ma non mi rammento più del suo nome -- come non so perchè sono qui dinanzi a voi Signori (il pubblico ride).

Da una sentenza originale si rileva che Antonino Nicotra ebbe per avvocato Boccadifuoco.

L'avv. Simoncini domanda in che modo detto documento appartenente a Nicotra Antonino si trovi in mano del Riela.

L'avv. Di Benedetto risponde:

La difesa è laboriosa e diligente.....

Il P. M., sardonicamente, esclama: Lo sappiamo, lo sappiamo.

A domanda del P. M. il Nicotra Antonino risponde:

--Avevo quattro fratelli: Ciccio, Salvatore ed altri due che non ricordo (risa prolungate).

P. M. E voi come vi chiamate?

--Antonino.

Si domanda a Francesco Nicotra che risponde:

--Rosa Nicotra è sorella di mio padre, Recupero Carmelo, è un cognato.

L'imputato Antonino Nicotra che fa l'imbecille e finge di non sentire, viene allontanato.

Delegato Fazio--(Teste richiamato).

(a carico del Carrara e Mazzola)

Domandato risponde:

Prima ancora di conoscersi da me il furto del ferculo, ma nella stessa giornata in cui si scoprì (27 gennaio 1891) vidi in piazza S. Francesco il Carrara e Mazzola Gaetano, e notai che il primo appena mi vide fece un segno d'intelligenza al secondo, onde io sospettai di ciò, ma vagamente, però quando seppi del furto ravvicinando le idee li sospettai.

A domanda del P. M.

I due succennati non lavoravano, e ciò non pertanto vivevano comodamente; presso del Mazzola poi in perquisizione passate presso di lui, notai provviste di vitto e varietà di abiti da fare invidia ad ogni onesto cittadino, e ciò in epoche prima del furto.

A domanda del Miraglia:

[p.221] So che il Carrara andò molte volte in America ma non so se colà lavorasse onestamente.

Quello che so di certo si è che il Carrara doveva partire per l'America per comperare carta e fabbricare i biglietti falsi!!

Il Carrara si alza e grida: queste sono calunnie! io sono innocente.

Il delegato Fazio esce col suo solito sorriso furbetto furbetto.

Arancio--C. Guardia Carceraria.

(Testimone richiamato).

Comunica al Tribunale cosa sono le celle de segregazione e da quali imputati erano abitate -- specialmente nel corridoio N. 1.

A domanda dell'avv. Miraglia:

A misura che si espletavano gl'interrogatorii degli imputati questi venivano riuniti in una stessa corsea.

L'avv. Di Benedetto esclama: E già, gli uccelli canori si mettevano assieme, i passeri solitarii invece in segreta.

L'Avv. Di Benedetto minaccia sollevare un'incidente--desidera che il Tribunale si rechi al carcere o deleghi un giudice per verificare se il Nicotra fu cambiato di cella il 6, o il 10 Marzo 1891 -- e mette in campo i famosi registri.

Pres. In nome di Umberto il Tribunale non trova necessaria la domanda avanzata dalla difesa del Riela e la rigetta.

Nicotra Francesco desidera sapere quando uscì Cardili [sic] dal carcere.

--Nei principi di Maggio, mi pare.

A domanda del Nicotra Francesco:

--Non mi ricordo quando Massa entrò all'infermeria--(Ê licenziato).

Zappalà Zappalà Giovanni.

(Teste a discarico di G Fazio).

Domandato risponde:

Giuseppe Fazio dimorò a S. G. la Punta due o tre anni e per quanto mi consta in quel tempo non dette motivo [p.222] a sospettare di lui.

Era barbiere e alla sera dava scuola ai bambini. Teneva due botteghe, in una vendeva, carta penne e merci, nell'altra esercitava la sua professione.

Antonino Zappalà Zappalà

Domandato risponde:

G. Fazio a S. G. la Punta vi dimorò 3 anni, era onesto--Fu arrestato colà.

Benigni Salvatore

(detenuto per furto)

Domandato risponde:

Io non sono stato mai unito con G. Fazio, ma dalla mia cella io vedevo il Fazio -- Non posso dire se qualche detenuto abbia insistito presso G. Fazio per strappargli confidenze.

A domanda di un imputato:

Non mi ricordo di aver visto il Grecuzzo. Conosco Giuseppe Consoli ma non mi fece mai confidenze--So che Ferlito stette molto ammalato di menengite ma non posso precisare nè il mese nè il giorno.

(Lo si accompagna in carcere, passando dinnanzi la gabbia saluta gli amici di sventura).

Discolpa Sciacca.

Mavilla Pietro

(detenuto per omicidio)

Domandato risponde:

Verso l'aprile di questo anno mi trovai presente quando Carmelo Sciacca diceva a Francesco Nicotra:

Perchè ti vendi l'anima nominandomi? e questi rispose: Non te ne dar pensiero che quando sarà il momento io saprò quelli che debbo far uscire.

A domanda dell'avv. Gaspare Amico:

Io non feci nessun apprezzamento su quanto intesi.

A domanda dell'avv. Di Benedetto:

L'imputato Ferlito dice: Io mi trovai all'infermeria e vidi il Consoli Giuseppe che piangeva e mi disse fra le lagrime: «Questo assassino di Grecuzzo da innocente mi ha fatto reo, facendomi nominare persone che non [p.223] conosco». Mi si raccomandava che egli, il Consoli, era innocente.

Domenico Dott. Vacca--(Medico del carcere)

A domanda risponde:

Ho curato nelle prigioni Francesco Nicotra di malattia venerea.

A domanda di Nicotra Francesco:

Ieri l'altro soffrivate mal di capo, ma all'epoca di cui parlate, no.

A domanda del Miraglia:

Come medico curante del carcere posso assicurare che il Ferlito Salv. dal marzo al giugno ultimo fu gravemente ammalato di menengite cerebro-spinale e per due settimane circa stette in fine di vita con delirio e senza aver coscenza dei suoi atti e il periodo di gravità si verificò il delirio, ma prima e dopo di detto periodo egli parlò avendo scienza e coscienza di ciò che diceva.

Il cennato Ferlito fu balbuziente dopo la malattia, per circa un mese.

Mario Zappalà

(Difesa Lo Porto Salvatore)

Domandato risponde:

Ritengo che Salvatore Lo Porto sia un galantuomo perchè era stato assessore e sindaco--non so se può essere capace di un furto--La voce che corre in paese si è pronunciata per l'innocenza del Lo Porto.

Trigona Gaetano.

(Difesa Nicotra Francesco)

A domanda risponde:

Non conosco Francesco Nicotra e non posso dire se egli comperò morfina.

Giacomo Bella Colonna

(Difesa Isaia)

Domandato risponde:

Isaia Alfio è stato ammalato circa tre mesi per una [p.224] piaga alla gamba, ma non posso accertare s'egli era nella possibilità di alzarsi da letto e uscire--Lo reputo un perfetto gentiluomo.

Giuseppe Orlando--(Sergente, difesa Francesco Nicotra)

Domandato risponde:

Ignoro se Francesco Nicotra sia stato affetto di malattia sifilide.

Mannino Francesco

Domandato risponde:

Mi consta che Francesco Nicotra sia stato ammalato di sifilide.

Francesco Motta--(difesa Isaja)

So che Alfio Isaja era ammalato nel mese di Agosto e Settembre il medico gli aveva prescritto il riposo perciò dal letto non si poteva muovere--Lo ritengo un buon uomo.

Siani Generoso

Uniforme a quanto hanno già deposto gli altri testimoni.

I testi Siani Generono e Politaro Giuseppe sono entrambi uniformi a quanto hanno di già deposto gli altri testimoni in difesa Isaja Alfio.

La difesa rinunzia ai testi Santo Paolo e Casella.

Guglielmino Rosario -- (difesa, Salvatore Nicotra)

Domandato risponde:

Per detto della madre so che una sera Francesco e Salv. Nicotra si sciarriaru, e si bastonarono per bene.

Lo Stimolo Giuseppe -- (Vice Brigadiere di P. S.)

(difesa Riela).

Domandato risponde:

Conosco il Sig. Riela Carmelo perchè da 11 anni dimoro in Catania.

Posso assicurare che appena arrivato in Messina il telegramma col quale annunziavasi il furto degli ostensorii, io feci per incarico del questore delle ricerche in [p.225] Messina e verso le ore 11, o 12 della notte trovai nello albergo Milano Carmelo Riela che stava a letto.

Non posso però dire nè il momento del suo arrivo, nè quello della partenza, e non ricordo se il telegramma del Questore di Catania a quello di Messina, fosse stato immediatamente allo scoprimento del furto.

Con me nella visita al Riela erano altri due agenti i cui nomi non ricordo.

A domanda del P. M.:

Nella visita fatta all'albergo Milano, dall'albergatrice seppi che v'erano dei forestieri. Visitai le varie camere, in una di queste, vidi due letti dei quali uno occupata [sic] dal detto Riela--con lui non si scambiò verbo--ma io lo conobbi alla faccia, alla barba, e perchè io in precedenza lo avevo arrestato in Catania perchè imputato di sottrazione di documenti.

Alfio Scandurra

(Difesa Riela)

Il Presidente gli ricorda, marcando le parole, a quale pena vanno condannati i testimoni falsi, e con tale preambolo, che solleva un mormorio nel pubblico, giura e così risponde:

Conosco il Riela perchè mio cliente ed amico di famiglia: ricordo che nel settembre 1889 in occasione della compera di un paio di stivaletti gli dissi: Che?....... Vi preparate per la festa di Ognina? -- ed egli ripose: No, vado a Messina.

Io non posso dire se a Messina vi andò, ma è certo che io non lo vidi a Catania.

La festa dell'Ognina cade verso il 9 l'8 [sic] settembre. (E' licenziato).

L'Egregio Presidente ci da 10 minuti di riposo--dopo dei quali si riprende l'audizione dei testi.

Litrico Antonino

(Difesa Riela).

Conosco Carmelo Riela perchè frequentava il mio negozio, ivi leggeva il giornale--molti giorni però non veniva--mancò per circa 10 o 15 giorni nel settembre 1890, non posso precisare in quali giorni del mese mancò.

[p.226] Ignoro perchè si assentò da Catania, egli non mi metteva a parte dei suoi affari.

Francesco Messina

(Difesa Riela).

Domandato risponde:

Accerto che il Riela era solito di frequentare il negozio di Antonino Litrico -- Ma non so se e in quali giorni mancò da fare le consuete visite.

A domanda del Di-Benedetto:

Io vidi sempre il Riela in detto negozio solo.

La parte civile esclama: «solo coi suoi pensieri, solo coi suoi rimorsi che non sono pochi!»

Cardì Antonino

Ê precisamente conforme alla testimonianza fatta dal Francesco Messina.

A domanda della parte civile risponde:

Il Litrico fa il tapezziere.

G. Castorina

Domandato risponde:

Ê vero che il Riela mi avvicinava spesso alle 6 e alle 12 ma non posso precisare le date, egli mi disse che era stato a Messina ma non so quando, e credo me lo abbia manifestato per iscusare la sua assenza.

A domanda dell'avv. Di Benedetto.

Ordinariamente mi reco alla festa dell'Ognina, 8 Settembre, ed anche nel 1889 vi andai, però non mi condussi dal Riela perchè la sua casa in quel giorno vidi chiusa, ciò sempre constatai quando andavo all'Ognina.

Ricordo che il Riela in Ottobre 1889 mi fece una cessione a mezzo d'usciere, d'un suo credito presso terzi, per incassarlo, erano circa 4600 lire.

Ho detto che la cessione ebbe luogo in Ottobre ma non ricordandolo bene mi riferisco all'atto.

Non ho l'atto io, nè ricordo l'usciere che me lo notificò.

Giuseppa Testa--di 60 anni domestica del Riela.

Presidente-- A che ora andate a letto? (risa prolungate.)

[p.227] Teste-- Prima di far giorno -- Per quanto mi consta, nella casa del mio padrone in Ognina non vi sono state mai riunioni.

Il portone della casa sta sempre chiuso--solamente per la festa dell'Ognina si chiude con catenaccio di ferro--così avvenne nel 1889. Il Sig. Reila ha moglie e figlie.

Consoli Antonino

Domandato risponde:

Sono stato ad abitare all'Ognina e precisamente sotto la casa di Riela--perchè mia figlia era ammalata.

Il mese era il settembre, in quel tempo Riela veniva sempre a dimandar nuove di mia figlia.

In occasione della festa d'Ognina dell'89, non vidi il Riela e per 5 o 6 giorni si assentò, quando lo incontrai egli disse d'essere stato a Messina.

A domanda della P. C.:

Però in detta epoca il portone stava chiuso, ma la sua famiglia era in casa!!!

Riela si alza e dice:

Il catenaccio si mette sempre quando io mi allontano dalla mia casa all'Ognina; e la mia famiglia si fa chiudere per paura.

A domanda il teste risponde:

Ciò è perfettamente vero.

Nicotra a questo punto si rivolge al Presidente ed accusando malessere lo prega volergli accordare un po' di ari

Presidente -- Colla debita sorveglianza, carabiniere, conducetelo a prender aria.

Valenza Giacomo

Domandato risponde:

In casa del detto Riela non vidi mai riunioni di sorta, io posso constatarlo perchè abito lì presso--il mio opificio attacca con la sua casa.

Io non vidi mai il Sig. Riela col fucile.

Quando si davano delle feste principali in Ognina la porta di Riela era chiusa con catenaccio--però in Ognina si fa una sola festa e alla Guardia se ne fa un'altra.

La Guardia dista dall'Ognina circa un Kilometro.

[p.228]

Silvestro Giuseppe.

Uniforme alle testimonianze fatte dagli altri -- Abita all'Ognina--vide il portone sempre chiuso a catenaccio--non incontrò mai Riela armato.

Giuseppe Molino Lombardo.

Domandato risponde:

Posso dire che io ho dato credito illimitato al Signor Riela per far fronte ai suoi bisogni--ignoro però s'egli abbia fatto capo ad altri per denaro--io lo ritengo incapace di commettere furti.

Gli imprestai l'ultima volta al Riela L. 800 ed egli mi fece cessione presso terzi di un suo credito.

Ciò avvenne nell'Ottobre, nel 1890 io gli avevo dato 14 mila lire circa.

La cessione del credito ammonta a circa 9 mila.

L. 3500 le ebbi in contante dal Riela quando questi incassò al Municipio delle somme, e L. 9500 quando il Riela venne a transazione colla Banca.

In occasione del doppio giudizio da Riela sostenuto contro il Municipio e contro la Banca mi diceva di essere stato a Palermo.

Il testi Molino Angelo e Marchese Pietro vengono rinunciati dalla difesa.

M. Vitale

(Guardia di P. S. richiamato)

Domandato risponde:

Mangano non lo conosco, in quanto a Mazzola so che è intimo amico del Carrara, entrambi non lavoravano.

Carrara nel 1884 fu arrestato per grassazione ma poi fu assolto per mancanza di prove.

Carrara si alza per dire che furono dalla Corte di Assisie [sic] condannati invece i denunciatori.

Sebastiana Torrisi

(Teste a difesa Riela)

Dice che non conosce nessuno.

Io a S. Giovanni di Galermo ho una bettola, vendo vino, non conosco nessuno perchè io curo l'incasso del [p.229] denaro e null'altro.

L'Avvocato Simoncini domanda se cura di mettere dell'acqua nel vino -- (Si ride).

D'Emilio Domenico

Domandato risponde:

Non conosco nessuno degli imputati perciò non so se il Riela avvicinasse questi gentiluomini -- Non ricordo se Riela abbandonasse o no Catania nell'epoca che V. S. dice.

Lanza Antonino

(Difesa Maccarone)

Domandato risponde:

La sera del 6 settembre 1889 Macarrone Francesco si ritirò verso le ore 10 di sera e dopo un'ora andò a dormire.

Io andai a letto verso le 11 1/2, ignoro se Maccarone uscisse.

Non intesi latrare il cane -- La cemeretta delle mie figlie è divisa dalla casa del Maccherone da una parete sottile, in essa vi è una porticina, di modo che si odono i rumori i più piccoli.

L'udienza è sciolta alle 3 3/4 p. m.

UDIENZA DEL 10 NOVEMBRE

Alle 10 ant. precise la gabbia a destra si riempie--primo entra il Nicotra Francesco, poi il fratello, deinde gli altri uccelletti di chiamo, la gabbia dei vecchi barbagianni si è animata alle 10 e 10.

Francesco Nicotra li guarda con attenzione e sorridente sardonicamente comunica i suoi pensieri al Ferlito che spalanca una bocca enorme.

Riela è più triste del solito, due carabinieri lo hanno fatto uscire dalla gabbia e lo accompagnarono nel gabinetto del Presidente--perchè? mistero.

Gli avvocati prendono posto e confabulano fra loro con animazione straordinaria; sento parlare d'incidenti -- ve ne saranno? speriamolo.

I bravi soldati son già a bajonett-cann.

Entra il Tribunale mentre all'orologio vicino battono [p.230] le 10 e 30.

La sgrata voce dell'usciere urla:

Abbasso i cappelli! astutamu i sigarri!

L'egregio Presidente dopo aver dato un lungo sguardo a destra ed a sinistra, come un bravo capitano che ispeziona la sua compagnia, dà ordine che siano aperte le porte al pubblico -- questo si precipita correndo e con la solita irruenza vociando, in un fiat la sala è gremita di teste.

La scampanellata energica presidenziale ha fatto cessare ogni rumore.

Riela ritorna nella gabbia e il solito carabiniere gli dà la destra: á tout signeur tout honeur.

Si fa l'appello degli imputati e dei testimoni, fra questi come sempre manca Monsignor Castro, e l'avv. Musumeci lo dà come presente--il presidente fa osservare a detto avvocato che se a mezzogiorno il teste non sarà venuto, il suo dovere gl'impone di provvedere come per legge.

La difesa Motta rinuncia a due testi--il P. M., e il tribunale accetta--i testi sono in libertà.

Anche un teste della difesa Riela va pei fatti suoi, questi dovrebbe deporre se v'era o non il famoso catenaccio alla porta della casa Riela in Ognina.

Il Pres. domanda un chiarimento all'imputato A. Spampinato, se à visto che alla porta della chiesa vi erano stati tolti dei chiodi.

Spampinato Alfio risponde: Ma chi sacciu di chiova.

Il Presidente si stringe nelle spalle e dice:

E già, figlio mio, non sapete mai nulla, voi.

A domanda del P. M. il presidente dà ordine che l'imputato Riela venga a deporre.

Il presidente gli dice con ironia, s'accomodi Sig. Riela.

P. M. Da quanto tempo conoscete il Sig. Cormaggi e per quali rapporti?

Riela--Conosco S. Cormaggi come compaesano ed anche perchè fratello di Giovannino il quale era in mia casa in qualità di impiegato.

[p.231] P. M. -- Quando e in quale anno aveste secolui [sic] relazioni?

Riela -- L'ultimo rapporto avuto col detto Cormaggi è stato a Palermo, ove dimorai presso di lui dal Settembre ad Ottobre del 1890.

Ivi mi condussi per sorvegliare le operazioni della perizia che si era disposta pel noto documento da me attaccato di falso civile, e nello stesso tempo per sorvegliare i maneggi del mio avversario, il Municipio di Catania, rappresentato dal procuratore signor Salvatore Boccadifuoco che in quell'epoca ed occasione là si portò per ben due volte.

P. M. -- In quale epoca siete andato a Modica ed a Siracusa.

Riela -- Per la detta circostanza e ragione, sono stato pure a Modica e Siracusa -- E' vero che ho parlato di vigilanza determinata nel periodo dei 45 giorni menzionato e se ho detto, di essermi in Modica ed in Siracusa condotto per due e più volte, tali gite devono rapportarsi nei mesi di luglio ed agosto dello stesso anno.

La prima volta ebbi lo scopo di conoscere quando si era pronti per venire in Catania, e per conseguenza dovetti andare anche in Palermo.

La seconda volta ed altre lo scopo di sorvegliare le operazioni della perizia che a me premeva procedesse regolarmente e per bene.

A questo punto l'avv. Di Benedetto si rivolge al P. M. e dice: ma così volete andare all'origine del mondo!

Il P. M. esclama: Egregio Avv. non interrompa, andrò fino all'origine di Adamo ed Eva -- la verità la voglio! e l'avrò!

Domandato risponde:

La visita fatta ai periti per riunirli a quanto ricordo fu nella fine di luglio circa.

P. M.--E nel secondo periodo è stato dal Perito Blandini.

Riela--Sì, più volte in Palermo e ciò fu nel secondo periodo, ma non mi ricordo ora se in casa oppure lo avessi per istrada incontrato.

P. M.--E che discorsi si facevano?

Riela--Raccomandavo la sollecitudine e la giustizia.

P. M.--Vide la famiglia del perito Blandini? dove?

Di Benedetto si oppone alle domande che gli fa il P. M., minaccia sollevare un incidente.

[...] [p.233] [...]

Si annunzia la venuta di Monsignor Castro testimone a discolpa Maccarone.

Il distinto Francesco Castro s'innoltra, questi è tesoriere e Vicario Gen. della Cattedrale.

Egli è giurato.

Pres.--Cerchi d'illuminare la giustizia.

Castro--Prima che Francesco Maccarone avesse preso servizio presso la Cattedrale io neppure lo conoscevo, ma durante il tempo ch'egli stette alla Cattedrale non ho avuto motivo a dolermi di lui e nulla conosco delle prove e della colpabilità che possano lui colpire.

Presidente--Lo crede capace del furto consumato a S. Agata?

Castro--Io lo riteneva onesto e direi anche incapace di un simile reato, ma però la potenza e virtù di giudicarlo se è o non capace di un fallo non posso, perchè leggere nel cuore degli uomini è solo dato a Dio, e noi purtroppo vediamo degli onesti cadere in fallo e peccare.

Pres.--Di-Maggio e Maccarrone erano amici?

Castro--Per quanto ho veduto ed osservato era convinto che fra di loro eravi buono accordo nei primi tempi, poi le loro relazioni divennero molto tese, nè l'uno nè l'altro fecero dei reclami verso di me.

F. Nicotra domanda a Monsignore come i furti si sarebbero fatti senza l'intervento dello zampino della Chiesa.

Castro--Ci doveva essere figlio mio!

A domanda del Di Benedetto:

Maccarrone era addetto alla chiesa per la polizia [sic] e per le funzioni religiose.

Francesco Nicotra fa un'altra domanda alla quale Monsignore risponde.

La porta piccola a destra di chi entra non si apre mai, per regola, ma si schiude nelle feste di S. Agata.

Negli stalli dei cori difficilmente si può nascondere una persona, invece nella cassa del coro piccolo un uomo non può essere veduto.

Maccarone fa una domanda a Monsignore il quale risponde:

Io del prete Di Maggio non aveva alcuna fiducia, ecco perchè raccomandavo agli inservienti compreso il Maccarone di presentare a me le offerte che facevano i fedeli alla chiesa.

A domanda del Nicotra risponde:

Un uomo nascosto nella balconata non potrebbe passare dalla chiesa meno se forzasse la porta perchè questa trovasi assicurata esternamente da catenaccio.

A domanda Di Benedetto:

A detta porta si dovrebbe mettere anche di giorno il catenaccio ma ordinariamente per incuria la porta è sempre aperta.

La chiave del catenaccio la tiene il sacristano Maggiore.

A domanda del'imputato Torrisi risponde:

Le chiavi del cannarozzo che mette in comunicazione la chiesa col seminario furono cambiate, non ricordo l'epoca.

Il presidente e i giudici ringraziano il degno prete che s'allontana appoggiato al braccio dell'avv. Musumeci.

L'Avv. Di-Benedetto desidera si dia lettura dei documenti ch'egli aveva esibiti al tribunale.

Si prende visione del fac-simile del documento falsificato del quale si è già tanto parlato -- questo è fotografato.

Gli avvocati della Parte Civile si oppongono che si dia lettura dell'immenso scartafaccio che egli presentò alla cancelleria del Tribunale 6 giorni fa.

Il P. M. si associa alla P. C.

Il Di Benedetto protesta.

Il Tribunale rigetta la domanda della difesa Riela.

[p.235]

Avv. Giuseppe Mangano

(Teste difesa Riela)

A domanda risponde:

Conosco Riela perchè suo avv. fin dal gennaio 1890 e perciò, per tale ragione non lo ritengo capace del furto.

Mostrata al testimone la comparsa conclusionale scambiata presso la Corte d'Appello (11 dicembre 90) risponde: questa, forma parte della difesa Riela, ritengo sia la vera perchè firmata da un procuratore e dallo usciere.

Interrogato sul Maccarone risponde:

Per quanto ne sappia credo sia onesto uomo.

Avv. Maier Giorgio

(Difesa Riela)

Domandato risponde:

Mi consta che il Sig. Riela aveva adibito il prof. Faranda per dare indirizzo alla causa di falso civile che il Riela aveva col Municipio--e ciò avvenne nelle feste autunnali del settembre, ottobre dell'89, non posso precisare il giorno.

A domanda avv. Di Benedetto:

Il Riela mi disse che per tale affare doveva andare in Messina -- Per detto indirizzo della causa fuvvi in Catania una riunione di avvocati nell'epoca succennata.

Il simpatico avvocato è licenziato.

Guglielmo Blandini

(da Palermo -- difesa Riela)

Domandato risponde:

Ho conosciuto C. Riela qui in Catania nell'agosto 1890 se non erro, perchè fui adibito come perito in una sua causa.

Molte volte lo vidi a Palermo ma non ricordo la data (mormorio), era però nell'agosto 1890 -- due mesi dopo lo rividi, ancora a Palermo, 2 o 3 volte per la stessa ragione, il giorno non posso precisarlo.

Nego poi che il Riela sia venuto in mia casa e abbia relazioni con la mia famiglia, la quale si compone della moglie, due figlie, ed un genero.

Otto giorni prima del giuramento da me prestato per [p.236] la perizia, il Riela venne in Palermo ad interpellarmi se ero disposto ad accettare l'incarico; non ricordo ove mi avvicinò, ma credo vicino l'Intendenza di Finanza dove sono impiegato.

Domandato Risponde:

Credo che il Riela non si fosse sempre in quel periodo trattenuto a Palermo.

Tutte le operazioni di perizia furono fatte a Catania ed è qui che le parti dovevano trattenersi per vigilare e non a Palermo -- anzi soggiungo che, anche per le proroghe e successive altre operazioni, la presenza dei periti doveva essere sempre in Catania.

Domandato risponde:

Il termine accordato a noi periti dalla Corte fu di 40 giorni--La prima proroga fu di due mesi e la terza di un mese se non erro.

Or tutte le operazioni, come ho detto, si fecero a Catania.

A domanda dell'Avv. Di Benedetto e di Riela:

Le perizie per tutte le operazioni furono eseguite da tutti i periti, io ed il perito Gianni nella compilazione presimo parte, però io ne fui il relatore.

Ho detto d'aver veduto due o tre volte Riela mentre redigevo la relazione, e che la sua durata fu di circa 4 mesi.

Io conobbi Boccadifuoco nel mentre redigevo detta relazione, lo avvicinai, ma dell'affare non lo parlai mai, e nè per canto suo me ne fece parola--lo stesso pel Riela.

La Parte Civile dice:-- Che bel modo di sorvegliare i periti!

A domanda del P. M. risponde:

Una persona che non ricordo ma che ritengo di Catania mi si presentò a Palermo 20 giorni prima di far la causa e mi ricordò dicendomi che dovevo recarmi a Catania perchè chiamato come testimone a discarico del Riela, senza dirmi cosa dovevo dire, nè includere come testimone altri di mia famiglia.

Il P. M. domanda al teste se conosce la persone che con lui aveva a Palermo conferito.

[p.237] Risponde: -- Di vista.

A questo punto il P. M. consegna una lettera alla presidenza, che la passa alla difesa Riela--questa la rimette al cancelliere che la legge:

Non è per nulla edificante per la difesa: il tenore è il seguente:

«Il Blandini prega il presidente di prorogare la sua venute -- non conosce affatto per amico questo Riela che non gli dà nè pace nè requie per difenderlo e su cose che non sa--che lo ha consumato, perchè come impiegato con un piccolo stipendio, non può fare viaggi -- conchiude pregando il presidente sig. Giovinazzi che volesse ordinare la sua audizione pel 9 o 10 Ottobre».

Il perito è in libertà, ma trattenuto in udienza fino a nuovo ordine.

Salvatore Cormaggi.

(Perito, difesa Riela)

Il Presidente dopo il solito sermone marcatissimo in fatto del giuramento lo interroga -- Risponde:

Conobbi Riela perchè mi trovai un tempo a Catania e mi fu presentato, in seguito fui amicissimo del Riela quando lo vidi a Palermo.

Domandato risponde:

Riela nel Gennaio 1890 si condusse in Palermo per la scelta di un avv. per una causa che si aveva in cassazione contro una fallita--e vi si trattenne un 10 giorni--Il ricorso fu respinto e così egli ritornò nell'aprile successivo trattenendosi altri 5 o 6 giorni, dopo nel giorno 8 o 9 settembre detto anno lo rividi in Palermo e mi disse di essersi là condotto per sorvegliare e vigilare il perito Blandini redattore d'una perizia per falso in linea civile disposta dalla corte di Catania anzi per meglio riuscire nel suo intento ne vigilava e spiava la casa ed anche le mosse quando conducevasi in ufficio, e ciò fino ai principi di ottobre successivo.

Domandato risponde:

In gennaio il Riela prese stanza all'albergo Rebecchino e ciò fu la prima volta, la seconda volta invece fu all'albergo d'Italia (mese aprile).--Nel settembre per 2 o 3 giorni appena, arrivato all'albergo S. Giuseppe e per altri 2 o 3 giorni al Rebecchino e poi a mio invito in [p.238] mia casa e ciò perchè doveva dimorar in Palermo e perchè mio amico.

A domanda del P. M.:

Per l'incomodo del letto non ebbi niente ma contribuiva al vitto per L. 1 1/2 al giorni, e giornalmente si spendevano, meno quando si pranzava fuori.

Io accompagnai una volta il Riela fino al limitare della porta Blandini, ma non fui mai dal Blandini, ignoro perchè e cosa faceva il Riela dal Blandini.

Nessuno mi ha parlato della testimonianza che io doveva rendere, nè tampoco cosa dovevo dire.

Il P. M. a questo punto produce una lettera indirizzata al Riela dicendo:

Ciò dimostrerà al tribunale come si fabbricano le testimonianze.

Il Presidente chiama Riela e lo fa sedere in faccia al teste, che è divenuto pallidissimo.

[...]

Si dà la lettera al Riela che dice: Riconosco per mio il carattere di questa lettera che le Loro Signorie mi presentano.

Detta lettera è accompagnata da una nota del Direttore delle carceri--su d'un biglietto volante sta scritto l'indirizzo d'un certo Vitali abitante in via Plebiscito.

Il Riela ritorna nella gabbia abbattuto. L'avv. legge con attenzione la lunga lettera scritta dal Riela nelle carceri.

La curiosità è grande--sarà una cosa grave?--vedremo.

Prima di passare alla lettera si domanda a Riela.

Presidente--A chi l'avete consegata.

Riela--Mi permetta ch'io mi taccia.

Col consenso di tutte le parti se ne dà lettura.

La lettera non ha data, era indirizzata a G. V. Catania. E` di carattere oscuro, ma si capisce ch'egli vuol dare la pappa ad un testimone ed infatti fa tutto un racconto che è nè più nè meno di quanto disse già l'ultimo teste.

La lettera è arguta, ma veramente troppo chiara, chiarissima.

Il Riela vuole assolutamente stabilire un alibi, e si serve di testimoni che produsse da Messina e Palermo.

Il sequestro della lettera fu fatto in Settembre.

Presidente--Cosa dite di questa lettera.

Riela--Lo scopo di questa lettera è il seguente:

In cotesta lettera non v'è che il racconto veridico della dimora e dei fatti da me compiuti in Palermo.

Forse qualche inesattezza avrò commessa, si attribuisca all'effetto del tempo decorso nella mia cella, ove non feci che piangere a lagrime di sangue.

La verità è però come quella che io ho scritto.

Il Riela piange--il pubblico è commosso e rumoreggia.

[...]

[p.241]

UDIENZA DELL'11 NOVEMBRE

Alle 9 1/2 vediamo comparire la brutta faccia dell'imputato Concetto Torrisi, successivamente e coll'intervallo di pochi minuti le due gabbie si riempiono--gli illustrissimi ladri della Cattedrale vi sono tutti, meno il latitanta D'Aquino che, come ognuno sa, mangiata la foglia, per lontani lidi fece vela.

Osservo nella tribuna riservata alla stampa le solite faccie eteroclite.

L'imputato Antonino Nicotra (a piede libero) parla con vivacità con un vicino e risponde alle domande di questo, ciò ci fa certi che la sua allegata sordità e imbecillagine cronaca non è e non fu che una finzione.

I tavolini degli avvocati sono incombri d'immensi volumi, questi contengono tutti gli interrogatorii, confronti, deposizioni, accuse di questo famoso processo, ma gli avvocati brillano per la loro assenza.

Stanno schierate dietro la porta del tribunale e lungo il corridoio, una quindicina di soldati, hanno la baionette innestate alle canne dei fucili, questi poveracci devono con tutta forza respingere l'onda di popolo che fra poco si scaglierà furibonda nell'aula.

La bella giornata, diremo meglio la splendida, ha fatto smettere i cappotti agli accusati.

Nicotra Francesco è meno triste, veste con eleganza, ha il colletto basso e una cravatta a nodo nera con gran svolazzo -- discorre coll'angelo guardiano di sinistra.

Riela chiuso nella sua redingotte ha un'aria da funerale, conferisce coll'avv. Di benedetto or ora venuto.

Parisi sente caldo!--sbuffa, tutti credono e sono convinti che non è per nulla contento della sua posizione.

Un avvocato viene a dirci che oggi vi sarà una novità--difatti sappiamo in questo punto che l'Egr. Cav. Mondio oggi non può venire; il P. M. sarà surrogato dall'intelligente giovane Avv. Emidio [sic] Tedeschi (aggiunto giudiziario).

Alle 10, 45 entra il Tribunale.

La folla entra come una mandra [sic] di montoni sgridazzando.

Il bravo cancelliere dopo l'appello degli imputati incomincia [p.242] quello dei testimoni.

Il Sig. Tedeschi P. M. gira uno sguardo svogliato attorno alla sala--si liscia i baffi, e rivolge i suoi due occhioni neri alle gabbia degli imputati fissandoli con insistenza, è giusto ch'egli ne faccia la conoscenza fisica quella morale! [sic] Dio buonino se è venuto ad assidersi al posto del Cav. Mondio è certo che deve conoscerla.

L'Avv. Lipani rivolge un saluto amichevole al detto avvocato.

Gl'imputati si scambiano un'occhiata significatissima--par vogliano dire: oggi respireremo.

Infatti anche noi prevediamo una seduta calmissima e perciò... noiosa.

A questo punto l'Illustre sig. Presidente si alza e così parla al Tribunale:

«Sono dolente il dover comunicare loro che il Cav. Mondio P. M. in questo processo, oggi non può assistervi perchè la sua bambina è gravemente ammalata.

«Con una sua lettera egli mi prega a voler differire per venerdì la continuazione della causa.

[...]


Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.