Resoconto del Processo pei Furti di S. Agata, pp. 260-266

Arringa Simoncini

Prende la parola il simpatico Avv. Simoncini, il quale dice:

Illustri signori del Tribunale,

Havvi senza dubbio una segreta e misteriosa giustizia che si esercita sui mortali--questa aiuta la giustizia umana quando è impotente--questa talvolta arma il braccio dell'innocente per colpire il reo.

Chi ha senno, chi ha fior di ragione, censura la gente che non può frenarsi dinnanzi all'immane offesa fatta alla città, ma chi può calmare una folla esasperata perchè nei più santi affetti del cuore fu offesa?

E` a voi, signori del Tribunale, che domando giustizia; [p.261] è a voi, egregi Signori, che sarà dato di amministrare la giustizia con quella serenità di mente, di cuore che ha distinti.

E` a voi, Egregi colleghi della difesa, che domando compatimento, perchè son solo, solo rappresentante della parte civile.

*

Luce, dall'alto de' Cieli discendi.
rischiara la mia vita, dammi
forza, illumina la mente mia!

Siamo al 7 Settembre del 1889, quando nelle prime ore del giorno per le vie della città si sparge una dolorosa notizia.

Hanno rubato! le sfere di S. Agata -- Comare Teresa.

Possibile! ma che mi contate? Chi mai avrebbe potuto commettere simile sacrilegio?

-- Bi, figghioli mei, vinni u fini munnu!!

Erano le dicerie che correvano per la città--La giustizia come suo costume accede sul luogo--Effettivamente si erano involati gli ostensori.

Vi furono degli indizii, si fecero arresti--Il Di Maggio e Motta-- Il primo fu condannato, il secondo prosciolto.

Bastò all'opinione pubblica la condanna? -- No. Motta fu prosciolto ma fu giudicato dal popolo.

Si era al 27 gennaio 1891, però prima di fare cenno di questa data, mi trasporto in un'epoca intermedia.

In Gennaio 1890, eransi rotti i cancelli che chiudevano il tesoro di S. Agata (!!). I periti e noi tutti, non comprendemmo come i ladri non avessero potuto entrare--e consumare il furto!--Vi fu una mano Divina che lo impedì.

Il Giannino, il Lo-Re vengono arrestati ed assolti. Ogni cosa è finita così:

Tutto l'anno 1890--passa senza incidenti.

Si sa che il Ferculo di S. Agata ogni anno viene restaurato; infatti il Sac. Cosentino si accinse aprire la porta che dà nel battistero--Dio mio!

Hanno rubata la bara!! -- grida Isaja come un disperato--ed entrando nel luogo ove era stata rubata la bara egli si butta in ginocchio flagellandosi.

[p.262] Arriva la giustizia, e constata il sacrilego furto -- Trovò chiavi falsi che aprivano e le porte del battistero e le porte laterali, trovò un bottoncino d'oro, era dell'Isaja--lo si arresta, ma egli si dichiara innocente perchè il bottone lo aveva fin dal mattino--si perquesisce in casa dell'Isaia e si trova una chiave, viene arrestato il padre.

Si procede oltre.

D'ignota mano, la Giustizia riceve un telegramma, questi proveniva da Napoli diretto a Cuturi.

Il telegramma domandava informazioni sul conto di Francesco Nicotra, chi lo faceva era il Sig. Fusco.

La luce incominciava a farsi -- la Giustizia invia un delegato a Napoli.

Il Nicotra è un furbo tanto matricolato che fu egli stesso che ritelegrafò al Cuturi dicendo: Sospendete di assumere informazioni.

Il 27 gennaio noi sappiamo dal Fazio, ch'egli aveva sospettato del Carrera, del Mazzola, e d'un certo Speranza, perchè questa triade si trovava nei pressi della cattedrale prima del furto, -- Poi li vide in piazza Cereali, e siccome li conosceva e bene, da bravo delegato li tenne d'occhio.

Chi, o Signori, ha la coscienza netta, non si spaventa della forza pubblica, non teme delegato, non teme i funzionarii di P. C. [sic]

L'occhio è sereno e tranquillo, l'onestà si rileva [sic] dallo sguardo franco e sicuro.

Non era così il comportamento del Carrara e del Mazzola; essi si accusarono.

Furono arrestati:

Consoli Antonino, che è meccanico, orefice e che sa un po' di tutto--si mise d'accordo per fondere l'argento.

Ora siamo al 31 gennaio ed eccovi un altro fatto.

Un cappellano in confessione sa che una donna aveva avute delle verghe di metallo bianco!

Chi ve le diede? disse il buon prete--è meglio che lo confessiate alla giustizia.

E` stata la Zammitto, madre di Francesco Nicotra che mi diede detto metallo.

L'argento era invece dello stagno.

La madre è arrestata, il padre anche, quest'ultimo [p.263] interrogato sconfessa d'aver avuto in casa dello stagno e poi si ricrede dicendo: sì, ne tagliai dei pezzi per venderli al minuto--Francesco Nicotra è arrestato.

Sa che la madre giace in un'orrida cella. Quando si ama la madre, o Francesco, e si vuol salvarla come voi avete fatto--è segno che il vostro cuore è ancora buono e che non è traviato del tutto! ciò dico a vostro vantaggio.

Il Francesco Nicotra dice il vero! svela tutta la matassa! accusa se e tutti i colpevoli.

Si fa nome del D'Aquino e s'interroga Nicotra che dice: Non è un mio amico, ma è persona che mi chiese 50 lire d'imprestito perchè un suo nipote doveva vendere a Napoli oggetti sacri ed egli non aveva danari. Io non glieli diedi.

Non si seppe altro--più tardi si sa che il Ventimiglia andava a Napoli--ma non voglio spingermi più avanti, lo ritroveremo.

Al 16 febbraio si sa che una vicina della casa Nicotra uccidendo una gallina, trovò nel ventricolo dei granellini d'argento.

Vedete un po' la provvidenza divina!! Quella donna meravigliata del fatto avvisava la Giustizia, la quale con la solerzia che sempre la distinse, ordinò l'uccisione di tutto il pollaio appartenente ai Nicotra e vi rinvenne argento in ogni singolo ventricolo specie nel gallo (I maschi son sempre maschi), il quale ne aveva inghiottito una quantità maggiore e dei più grossi granelli che raggiungevano la grossezza di un grano di carrubba.

Fervet opus.--la giustizia indaga -- e del grave fatto si chiedono spiegazioni ad Antonino Nicotra u vicchiareddu, u surdu, u babbu (risa) egli confessa -- e costretto dalla necessità delle cose, diviene parricida -- alla giustizia dona i suoi figli con questo racconto:

Salvatore Spampinato e Francesco erano amici--venivano in casa mia e vennero un giorno chiedendomi un bottaccio e un tavolino, io non comprendevo -- Dimandai a che e per chi dovevano servire--dopo pochi giorni tavola e bottaccio partirono da casa mia, e il Francesco mi disse «te li pago, babbo non dubitare». Questa parola, fu come una rivelazione -- Mio figlio doveva rubare--rimasi schiacciato da questo pensiero.

Seppi poi tutta la storia, Neddu nasuni, Spampinato, [p.264] il ramaio, facevan parte della combriccola.

Alfio Spampinato nega dapprima, ma l'indomani rivela d'essere la vittima di Nicotra. Indotto da lui a partecipare ad un furto alla cattedrale, riluttante dapprima, cede dopo un mese quando il Nicotra gli dice: non è il lavoro, che ci dà la ricchezza, vuoi una prova? ho l'orologio, ho danari, e non lavoro.

E che fai?

M'arranciu! un furto con D'Aquino, Carrara, Consoli e un uomo con la barba a pizzu, un cocchiere Corsaro, e un po' di abilità, mi fecero ricco. Ne vuoi di questo pane?--Lo mangi?!!...

Alfio Spampinato, dell'auri sacra fama spinto, cede, e mangia il pane della colpa, e anche lui diviene sacrilego!

L'interrogatorio Franc. Nicotra del 18 Febbraio stabilisce fatti gravi (1).

(1) Vedi pag. 185 e seguenti.

Debbo io, prima fermare i fatti, per poi passare con precisione a rilevare le figure; in questo interrogatorio Francesco Nicotra si vede stretto, e per una terza parte dice la verità--piange, si dispera e fa un nome: il Torrisi e riversa tutta la broda sul suo capo.

Parla del Barresi e lo fa partecipe della vendita di argento; ma quando lo incontra in carcere lo disconosce: Ubbidiva ad un ordine di maffia!

Siamo al 19 Febbraio e per confidenza del fratello del Nicotra, sappiamo: come e chi fuse l'argento, dove l'argento fu fuso, come ridotto in pezzi, come diviso.

Nicotra Francesco in quel giorno dice molta verità, e svela un altro nome, il Mazzola (2) quest'altro innocentino, che voi vedete indifferente nelle sedute di questo Tribunale e che voi vedete atteggiarsi a vittima quando lo si accusa.

(2) Vedi pag. 191 e seguenti.

Il Nicotra Francesco nelle sue confessioni continuando, descrive cosa si fece delle sfere e dove furono messe e qui entra in ballo Parisi.

La grotta delle colombe racchiuse per molto tempo il tesoro.

In febbraio sappiamo da Nicotra Francesco che un [p.265] certo Ninu Ninareddu era incaricato della fusione. In casa di salvatore Spampinato si fondeva, e gli artisti eran colà che si riunivano.

Il Ninu Ninareddu si accinse alla fusione, aveva la sua brava sbarra di ferro, il borace, metalli, carbone kock e carbone comune -- Fuse quei capi lavori, quei pezzi artistici, ammirazione del nostro popolo.

Havvene uno che desiderava essere fuori di combattimento, ma Spampinato gli taglia le gambe--il suo interrogatorio che se stesso accusa, accusa l'incognito.

Dall'interrogatorio di Franc. Nicotra (2 marzo 1891) da quello del 4 stesso mese ed anno, o Signori del Tribunale, voi rileverete come spuntano fuori altre persone spiccatissime di questo famoso processo, che oggi, stanno là in quella gabbia protestandosi innocenti.

L'interrogatorio Francesco Nicotra del 5 marzo taglia la testa ai... tori (risa).

Dopo le dichiarazioni dello Spampinato incomincia l'epoca, dirò così -- eroica; Riela, la mente direttiva, come aquila sovra altri volava. Parisi ne era aiutante di campo.--Consoli, Carrara, Mazzola, Maccarone prodi soldati del furto e della rapina, si presentano come iconoclasti infami e scellerati.

(In questo punto Mangano dice: Noi sentiamo le prediche e voi vi mangiati li picciuli).

Aveva bisogno la banda perversa d'un capo, d'una mente dirigente, che sapesse riunire tutte le file atte ad organizzare per bene i tanti furti. Chi era? lo ho già detto: Carmelo Riela, il nobile cavaliere della delittuosa banda.

(A questo punto Parisi esclama: ho! quanto è bravo ed attivo questo avvocato!)

Il Presidente scampanella e redarguisce l'imputato.

Il bravo avvocato legge egli stesso, tutto l'interrogatorio, parola per parola, del Francesco Nicotra fatto il 7 Marzo 1891 (3).

(3) Vedi pag. 200 e seguenti.

Questo, o signori, ho creduto opportuno di leggere affinchè possiate avere impresse le figure dei singoli imputati.

Fermate così le idee, noi accenniamo a fermare altre figure quelle di secondo ordine, come il Pappalardo, l'Isaia e altri, ma è meglio che parli più tardi di loro, dico meglio: man mano che mi si presenteranno me ne occuperò.

Prego l'Illustrissimo Presidente che mi accordi pochi minuti di riposo, perchè io possa ricominciare con maggior lena.

Il Tribunale rientra dopo 5 minuti di riposo.

Il Presidente dà la parola alla P. C.

L'avv. Simoncini si alza e così esclama:

Pensai, o Egregi Signori del Tribunale, che poco tempo mi rimane per espletare tutta la mia lunga requisitoria, e affinchè riesca più armonico quanto devo ancor dire su le figure più spiccate di questo processo famoso, prego il Tribunale a voler rimandare a domani il seguito del dibattimento.

La difesa Riela protesta.

Il P. M. si associa alla Parte Civile.

L'Avv. Simoncini fa promessa formale che domani finirà il suo compito.

Il Presidente lo piglia in parola e dichiara sciolta la seduta.

Sono le 2, 30.


Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.