Resoconto del Processo pei Furti di S. Agata, pp. 266-269

UDIENZA DEL 17 NOVEMBRE

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L'avv. Ponti comunica al Tribunale che l'avv. Simoncini Ŕ ammalato--e che ebbe l'onore di surrogarlo.

[p.268] Egli Ŕ con animo trepidante ch'io prendo ad assumere il grave incarico di difendere i diritti della Chiesa, ma siccome gli avvocati della difesa ieri protestarono perchŔ d'un'ora si tolse la seduta, mi trovo ora nella necessitÓ di rifare brevemente la storia dei fatti.

Nei principii dell'anno 1889, il Prete Di Maggio invitata reiteratamente il Torrisi Concetto di commettere il furto di argenteria, questi per˛ si era negato dapprima, ma poi cedette, e il furto fu consumato -- Si avvolsero gli oggetti d'argento in pezzi di tela e questi colla cooperazione degli amici presero il volo. Fra gli amici, che allora non si conosceva, vediamo comparire una figura lunga e pallida (il Riela) che da bravo capitano al Torrisi fece gli elogi, e promesse.

Al giorno 6 e 7 settembre si scopre il furto degli ostensori.

Il prete Di Maggio and˛ in casa D'Aquino e lÓ riunisce la banda dei birbanti, e lÓ si stabiliscono i segnali--in quella stessa sera 6 settembre il Di Maggio si ritira alle 11 e mezzo.

Alle 12 i birbanti vanno in cerca del Riela, a casa non v'era, lo trovano per˛ in Piazza dei Martiri, qui tutti si mettono in carrozza e si avviano verso la cattedrale.

La porta vien aperta dal Torrisi -- il Nicotra entra, altri, che noi conosciamo, ma che nominer˛ pi¨ tardi, aiutano i primi due, mettono gli ostensori in un sacco, e via, non senza aver dato uno sguardo invidioso agli altri oggetti che non potevano esportare.

I ladri trasportarono in casa Motta gli ostensorii e questi lÓ stanno a prender umido per lunga pezza.

La giustizia and˛ a far perquisizioni in casa Motta, ma riuscirono infruttuose.

Motta e Di Maggio vengono arrestati, il primo ritorna a respirare l'aria pura delle campagne, il Di Maggio invece subisce la giusta condanna.

Gli ostensorii viaggiano ancora. Da casa Motta prendono domicilio in casa Sciacca, ma ohime! ridotti in pezzi, di lÓ partono, vanno in casa Spampinato, si fondono: si fonde l'oro e l'argento e i birbanti se lo dividono.

Le pietre preziose per˛ non si distribuiscono con equitÓ, i cani grossi hanno tutto--i cani piccoli invece hanno poco o nulla--Ecco, perchŔ o Signori del Tribunale, i cani piccoli ebbero bisogno di commettere altri furti.

Nicotra e Mazzola si nascondono, un bel giorno nella chiesa, armati... di chiavi false, s'introducono dentro il magazzino della bara e incominciano coll'ajuto degli amici le operazioni.

Man mano che l'opera vandalica si compiva, l'argento staccato veniva consegnato agli amici di fuori.

Il Cacciola riceve dal Parisi e dal D'Aquino l'argento del primo furto che vien fuso e diviso.

Il secondo furto dell'argento procede come la prima volta--e i pezzi d'argento si nascondono in una casa a S. Francesco all'Arena. Nicolosi e D'Aquino provvedono agli artisti ogni cosa perchŔ si proceda alla fusione--Sono le 11 di sera quando si vede comparire il Riela--e colÓ, col D'Aquino, Parisi, Nicolosi Francesco, Spampinato, Consoli, Carrara, assistettero alla liquefazione del metallo che dur˛ fino al mattino.

I cani grossi per˛ non rimasero tutta la notte, avevano date le loro disposizioni, i cani piccoli dovevano ubbidire.

Ed ora non mi si venga a dire che Riela Ŕ innocente, io lo trover˛ sempre in tutti i pellegrinaggi fatti da tutti questi Signori.

Il terzo furto venne fatto senza aiuto dei caporioni, bast˛ Torrisi, Francesco Nicotra, Alfio Spampinato, il Ferlito, Pappalardo Pietro.

L'argento fu tolto dalla bara coi medesimi precedenti.

Fu fuso, fu diviso fra quei Signori, il come lo abbiamo saputo in questo dibattimento.

Ricostituita cosý la posizione dei furti vengo a dire ora le colpe che pesano su d'ogni imputato.


Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>
Ultima revisione: 28 dicembre 2005.