Le Carte di Francesco Minuta
Il Caso Messina
Documento 2

Manoscritto a matita con correzioni a penna nera su carta intestata "Curia Archiepiscopalis Catanensis" in 1 foglio piegato (su 4 facciate);
in seconda copia manoscritta a penna nera su carta intestata "Curia Archiepiscopalis Catanensis" in 1 foglio piegato (su 3 facciate);
in terza copia manoscritta a penna nera su carta intestata "Curia Archiepiscopalis Catanensis" in 1 foglio piegato (su 4 facciate);
con data 20-V-35 e firma sulla seconda e terza copia: "Mons. Carmelo Scalia, Vic. Gen."


RISERVATA    20 Maggio 1935

Eccellenza,

Viene soltanto oggi a mia conoscenza il testo autentico di un ricorso anonimo, a firma "Diversi Sacerdoti", datato da Catania il 26 gennaio c.a. alla S. Congregazione del Concilio, e da questa rimesso alla E.V. a timbro 9-II-35 prot.566/35, con lettera di accompagnamento del 13 febbraio.

Comprendo dal ritardo a rimettermelo, pur avendomene fatto cenno verbale generico or sono circa due mesi, quale importanza l'E.V. abbia dato a pagine anonime, che rientrano sotto la globale condanna "spernenda sunt anonyma", ed io ringrazio vivamente l'E.V. che ha voluto continuarmi la sua ambita fiducia durante tutto il tempo sino a oggi trascorso.

Ciononostante, conoscendo solo da oggi, unitamente alla relazione del Cav. Granata sull'amministrazione Capitolare, quel che si è potuto osare da "Diversi Sacerdoti", tra i quali mi pare di dovere ravvisare anche persone molto vicine alla E.V., non posso non accettare la sfida, dando querela contro ignoti, onde sia sottoposta ad inchiesta:

1°) la condotta del Vic. Gen. in ordine agli sforzi compiuti a riguardo del fallimento della Cassa rurale S.Mauro abate, di Viagrande; e particolarmente:

1°)bis. Se consti di un sol passo fatto dal Vic. Gen. in favore della Cassa rurale di Viagrande e del suo ex-presidente Mons. Angelo Messina, senza previo ragguaglio della situazione e senza preventiva autorizzazione del suo arcivescovo;

2°) Se mai alcun intervento, palese o subdolo, ci sia stato del Vic. Gen. in favore del Can.co Mons. Angelo Messina nell'inchiesta deliberata dal Capitolo sul conto del suo primo amministratore;

3°) Se consti, o possa comunque inferirsi, anche sotto forme di dubbio, la eventualità di un prezzo di protezione di qualunque specie, per l'assistenza fornita dal Vic. Gen. a Mons. Angelo Messina nella sua qualità di presidente della fallita Cassa rurale di Viagrande, sia prima che dopo raggiunto il concordato;

4°) Attesa l'insinuata "debolezza" dell'Arcivescovo e l'asserita "furberia" del Vic. Gen., il sottoscritto si permette pregare l'E.V., quando crederà opportuno "S.Congregationem Concilii instructam reddere animique Sui sensum aperire", che voglia invocare dalla S.Congregazione l'invio di apposito ispettore amministrativo, tanto più che, per il sopravvenuto conflitto, nel periodo di liquidazione consecutivo al Concordato fallimentare, tra Mons. Messina Angelo e l'ex-liquidatore Sig. Michelangelo Cosentino, occorre prevenire le ormai non pur più presumibili audacie dei "Diversi Sacerdoti", tendenti a riversare sul Vic. Gen. responsabilità di gestione, cui egli è stato, come doveva esserlo, sempre e completamente estraneo.

5°) Se non fu "delitto" avere obbedito alla ingiunzione della E.V. che dalla Biblioteca Vaticana mi imponeva di ritornare in diocesi per assumervi l'ufficio di Vic. Gen.;

Se non fu "follia" avere argomentato dal "Promittis ... Promitto" il dovere sacerdotale di non conguagliare compiti finanziari e morali di posizioni ambientali ben diversi;

Se non fu "vanità" il lasciare Roma per Catania in colui cheper circa 12 anni in Roma mai s'intinse di alcun fregio esterno, pago soltanto di coltivare negli studi la sua interna dignità, il sottoscritto umilmente scongiura l'E.V. di approfondire e portare in piena luce leragioni vere di una travagliata situazione che dura ormai da quattro anni, cioè sin dalla proclamazione della sua nomina a Vicario Generale (25-V-31), per non dire sia dal contrastato possesso del beneficio canonicale (17-VIII-31), solo da 7-XII-31 riconosciuto dall'Autorità Civile per dichiarazione de desistenza dall'opposizione della sobillata Procura del Re di Catania e competenti ministeri di Grazia e Giustizia e dell'Interno, per opera dei più o meno soliti "Diversi Sacerdoti" (ben pochi, delò resto, in vero), rimasti sempre non cercati, impuniti, e quindi tascitamente - almeno - sempre più incoraggiati a sempre più osare.

La serena fiducia nella ineccepibile rettitudine del mio Venerato Arcivescovo mi dà pieno affidamento che questa volta, finalmente, a completa soddisfazione dei coraggiosi e scrupolosi sullodati "Diversi Sacerdoti", tanto la "debolezza" dell'Arcivescovo, quanto la "superbia" del suo Vicario, saranno pienamente smantellate.

Prostrato al bacio del S.Anello, prego l'E.V. di benedirmi.

Mons. Carmelo Scalia
Vic. Gen.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>, nov 2001