Le Carte di Francesco Minuta
Il Caso Messina
Documento 3

Manoscritto a penna nera su carta intestata "Curia Archiepiscopalis Catanensis" in 1 foglio piegato (su 4 facciate);
con data 26 gennaio 1935 e firma "Diversi Sacerdoti" in fine.


Remittatur
ad S.C. Concilii
9 febr. 1935
566/35

Eminenza,

Chiediamo anzi tutto scusa per il disturbo, sicuri vorrà venire incontro al sacrosanto dovere che intendiamo adempire, qual'è quello di garentire il patrimonio della Chiesa.

Mons. Angelo Messina, Canonico in questa Chiesa Cattedrale di Catania, dopo di essersi arricchito con le appropriazioni indebite nei fallimenti dolosi della Cooperativa di consumo La Catanese (più di L.700.000 di ammanco) e della Cassa S.Mauro di Viagrande (oltre un milione di ammanco) in carica quale Presidente, dopo avere spillato ingenti somme a diverse persone, colte naturalmente in buona fede, ha purtroppo messo le mani anche sul patrimonio della Cattedrale di Catania, approfittando di essere l'amministratore.

Egli ha fatto fin ora scomparire diverse decine di migliaia di lire in cartelle al portatore. Il Capitolo si è accorto di ciò, e con recente deliberazione lo ha destituito dal posto. Ma il furbo, attaccato come ostrica alla scoglia, facendosi forte dell'efficace appogio del Vicario Generale Mons. Carmelo Scalia suo intimissimo amico, ha continuato ad amministrare.

I Rev. Canonici, con l'accordo dell'Arcivescovo hanno deliberato un'inchiesta. Ma l'inchiesta, Eminenza, per l'intervento subdolo del Vicario Generale, non ha ancora dato, nè potrà dare un risultato soddisfacente.

Tutto ciò sembra incredibile; ma purtroppo è la verità.

Intanto il vedere un Vicario Generale così ligio, così indulgente, anzi così fiero a difendere un prete ladro, un malvivente di professione, un individuo che dovrebbe richiamare su di sè tutto il rigore dell'Autorità, impressiona moltissimo.

Anzi vi ha di più, da diverse persone abbiamo saputo che egli perora la causa, facendosi mallevadore a parole presso le persone restie a prestare denaro al Messina.

Avea ragione Seneca quando diceva che i malviventi più decisi trovano sempre dei protettori: Nunquam deest patronus pejoribus.

Il Messina, oggetto della esacrazione comune, ha trovato una mano benevole che ha saputo arrestare i fulmini che meritava sia dall'Arcivescovo, che in verità è molto debole, come dall'opinione pubblica.

Egli ha rubato impunemente, ha saputo rubare abbastanza, ecco perché si è guadagnato un protettore, che forse ha avuto assicurata la sua parte.... I furbi si proteggono gli uni gli altri.

Facciamo notare altresì, che delle ingenti somme carpite a persone dabbene da parecchi anni a questa parte, nemmeno un soldo è stato restituito.

Ma, Eminenza, tale stato di cose dovrà cessare, tale scandalo che offende la Chiesa dovrà scomparire dalla Diocesi di Catania, e cesserà se lo vorrà l'Eminenza Vostra.

Catania, 26 gennaio 1935 XIII.

Diversi Sacerdoti.

----

S. Congragatii Concilii
Officium Administrativum
N.566/35
Romae 13 Februarii 1935

Excine ae Revino Domine uti frater,

Velit Excellentia Tua Revina super adnexo folio hanc S. Congregationem Concilii instrinctam reddere animique Sui sensum aperire.

Dum ipsam Excellentiam Tuam rogo ut adiunctum libellum remittere curet, quo par eat obsequio unc [?] profitear

Excellentiae Tuae Revinae
uti fratrem
I. card. Serafini
praefectum.
Excino ae Revino Domino
D. C. Patanè
Archiepiscopo
Catania
d'A.I. Bruno, Secretarius.

Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>, nov 2001.
Ultima revisione: 24 aprile 2004.