Edgar Pöe
A Elena

Traduzione di Antonio Bruno


Io ti vidi una volta, solo una volta, anni fa,
non debbo dir « quanti » ma « non » sono molti.
Era una mezzanotte di Luglio; e da una
luna piena, che, come l'anima tua, librata,
cercava un sentiero diritto attraverso il cielo,
cadeva un serico-argenteo velo di luce,
con calma, ed afa, e sonnolenza,
sui volti velati di mille rose,
che crescevano in un giardino incantato,
dove nessun vento osava muoversi, se non in punta di piedi;
cadeva sui volti levati di queste rose,
che effondevano in cambio di questa luce d'amore
le loro anime fragranti in una morte estatica;
cadeva sui volti levati di queste rose,
che sorridevano e morivano della tua presenza.

*
* *

Vestita di bianco, sopra un banco di violette
io ti vidi semi-adagiata, mentre la luna
cadeva sui volti levati delle rose,
e anche sul tuo, levato - ahi! - nel dolore.

*
* *

Non fu il Destino, che in questa mezzanotte di Luglio,
non fu il Destino, (il cui nome è anche dolore),
che mi comandò d'arrestarmi alla porta di questo giardino,
per respirare l'incenso di quelle sonnolenti rose?
Non s'udiva alcun passo: il mondo odiato dormiva.
Eccetto te e me. (Oh Cielo! Oh Dio!
come batte il mio cuore accoppiando queste due parole).
Eccetto solamente te e me. M'arrestai, guardai,
e in un istante tutte le cose disparvero.
(Ah! pensa che il giardino era incantato!)
Il fulgore perlato della luna si spense:
le sponde muscose e i tortuosi sentieri,
i fiori felici e gli alberi dolenti
non si videro più; lo stesso profumo delle rose
morì fra le braccia dei zefiri odoranti.
Tutto, tutto spirò; meno te; meno solamente te;
meno soltanto la tua anima nei tuoi occhi levati.
Io vedevo essi solamente; essi erano il mondo per me.
Io vedevo essi solamente; vidi essi soltanto per ore ed ore
vidi essi solamente finchè la luna sparì.
Quali strane istorie del cuore parevano inscritte
in quelle celestiali sfere cristalline!
Quale fosco dolore! Ma qual sublime speranza!
Quale mare d'orgoglio silenziosamente sereno!
Quale audace ambizione! Tuttavia qual profonda,
quale insondabile capacità d'amare!

*
* *

Ma ora, alfine, la cara Diana sparve
nel suo letto occidentale di tempestose nuvole,
e tu, quasi un fantasma, fra gli alberi sepolcrali
dileguasti. « Soltanto i tuoi occhi rimasero ».
Essi « non volevano partire »; mai finora essi sono andati via.
Rischiarando il cammino solitario della mia casa quella notte,
essi non mi hanno lasciato (come le mie speranze) d'allora.
Essi mi seguono, mi guidano attraverso gli anni.
Essi mi sono soggetti; tuttavia, io sono il loro schiavo.
Il loro ufficio è illuminare e infiammare;
e il mio dovere « essere salvato » dalla loro fulgida luce
e purificato nel loro elettrico fuoco,
e santificato nel loro fuoco elisio.
Essi riempiono la mia anima di Bellezza (che è speranza)
e sono lontane sul cielo le stelle a cui m'inginocchio
nelle tristi silenziose veglie della mia notte;
mentre pure ancora: due Veneri dolcemente
scintillanti, che il sole non estingue!


Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>.