Remedij contra i defetti de' Religiosi.
di San Bonaventura. De processu Religion. distinto in 13. cap.

  Primo. Studij qualsivoglia Religioso, quanto più può, di riputarsi vilissimo, & indegno d' ogni benefitio di Dio. à se stesso grandemente si dispiaccia, & desideri di piacere à Dio solo; & esser reputato da gl' altri vile, & non humile. e lui stesso si conosca vile, & questa cognitione riconosca haverla per misericordia di Dio. e li renda gratie, che si degni di ricevere per servo un' huomo cosi vile, pronto ad ogni male, & trdo ad ogni bene. & quello che è più di adottare per figliuolo. non volere adunque reputar gran cosa, che tu servi à Dio: ma reputa per grandissima, che lui si degni haverti per servo.
  Secondo. Non si doglia d' altro, che del peccato, ò di cosa che induce al peccato; overo che retira dal bene. è si rallegri di qualsivoglia tribulatione, ingiuria, & afflittione. e ami cordialissimamente quelli, che lo tribulano, e preghi instantissimamente per loro; & renda per ciò gratie copiose à Dio, & se ne reconosca indegno; perche Dio castiga quelli che ama. e le tribulationi, ci sforzano d' andare à Dio.
  Terzo. Delle cose temporali non ricerchi, ne desideri se non la stretta necessità; & con ogni summissione cerchi di conformarsi à Christo nostro Signore reputando questo per sommo benefitio, che Christo Re de i Re, & Signor de i Signori, si degni ornare delli suoi ornamenti un servo cosi vile, & far simile à se cosi puzzolente fango. però quanto più ricco si vede, & abondante di consolatione, tanto più cordialmente si deve dolere, & contristare vedendose tanto lontano dalla similitudine di Christo.
  Quarto. Non dispreggi niuno benche vile, & misero sia; anzi con affetto materno si muova verso de tutti, & compatischi intimamente à tutti, come la madre compatisce à l' unico suo figliuolo. reputi come proprie, le miserie de tutti gli altri, aiuti tutti se può, se non può li habbia compassione, & preghi per loro, che Iddio li soccorra.
  Quinto. Cerchi nelle cose buoni, & indifferenti far più presto la volontà d' altri, che la propria, anzi cerchi sempre nelle cose esteriori abnegare la propria volontà, desiderando sempre fare nelle cose licite quello che piace ad altri, massime de' suoi superiori.
  Sesto. Non giudichi miuno per peccatore, non sapendo quello che la divina gratia opera nell' anima. ma se per segni certi, & evidenti sà quello esser peccatore, si doglia più del peccato di quello, che non faria della morte del proprio corpo, quando li fosse presente. pensi quell' anima cosi mortalmente ferita, essere più pretiosa de tutti li corpi. però come io cerco con ogni diligentia di preservare il corpo mio dalla morte, con tale, anzi con maggiore doveria; & con oratione, essortatione & essempio di vita cercare di rimoverlo & ritirarlo dal peccato, & dalle occasioni del peccare.
  Settimo. Ami il bene del prossimo, come si o proprio: [sic] & si come la madre si rallegra delli beni del figliuolo, cosi lui si deve rallegrare delli beni de tutti, & molto più delli beni spirituali. & come procura li beni per se, cosi ancora deve procurar li beni d' altri, et sempre creda meglio del prossimo di quello che vede, ò può vedere di lui, che cosi l' amarà cordialmente, & in ogni occasione lo defenderà.
  Ottavo. Ami Dio solo senza compagno, ne si lasci tirare da qualsivoglia santità, ò grandezza de beneficij ad amar veruno d' amor singulare ò particolare; ma ami tutti di charità divina, et per amor Dio, et per il megliore.
  Nono. Cerchi in ogni cosa che fa, d' haver sempre Iddio presente, & referisca il tutto al suo divino honore. il quale perche è in ogni luogo per potenza, presenza, & essenza, cerchi di vederlo come nella sua divina essenza, che così lo temerà, reverirà, & amarà cordialissimamente, & nel modo, che è possibile in questa vita, fruirà.
  Decimo. Habbia continua memoria delli beneficij di Dio. particularmente, che l' hà fatto all' imagine & similitudine sua, capace di ragione, & di beatitudine. Secondo, che hà preso la natura humana, & è morto per lui. Terzo, perche s' hà lasciato nel sacramento, per cibo dell' anima. Quarto, che s' hà promesso in premio di quello, che per amor suo farà.
  Undicesimo. Dica la seguente oratione. Signor mio dulcissimo Giesu Christo, con le tua piaghe ferisci il cor mio, inebria la mente mia con il tuo pretiosissimo sangue, acciò che dovunque mi voltarò ti vegga crocifisso, & ciò che vederò, mi paia tinto di sangue, acciò che altro non possi ritrovare, ne vedere altro che le tue piaghe. questa Signore sia la mia consolatione compatirti, & morir teco. questo sia il mio continuo pensier, non si riposi il cuor mio in altro che in te dolce Giesu, perche sempre senza te starò male. ma in te riposarò securamente, poiche sei virtù onnipotente, sommo & infinito bene.
  Duodecimo. Molto ci dovemo maravigliare, anzi stupire, come l' huomo, che una volta hà gustato la dolcezza, & suavità delle cose di Dio, si possi per modo alcuno da lui separare, come non si scorda di tutte l' altre cose, per l' ebrietà del vino celeste: come possi mangiare, bevere, dormire, & c. come possi guardar altra cosa, che il suo benignissimo Signore, & delettarsi in altra cosa, che in lui, sapendo che lui è in tutte le cose: & che in tutte lo può trovare, contemplarlo, & amarlo. ò quanto è buono il Signore, à quelli che sono retti di cuore. ò di quanta amaritudine, si doveria impire l' animo separato per un sol momento da tanta dolcezza, & suavità, quanta si gusta in Dio Sognore, et padrone dell' universo.
  Terzo decimo. Se il Demonio ti tentarà della predestinatione, overo della prescienza di Dio, responderai cosi: sia di questo quel che esser si si voglia: questo è certo, che tu sei dannato. Se io dopò questa vita, sarò dannato, e non potrò piùù havere il mio Dio: l' haverò per tutto il tempo della vita presente, & l' amarò tanto più ardentemente, quanto che sò che presto n' hò da esser privato. & tu Demonio, se haverò da star teco, sappia che non lasciarò pur un momento, mentre potrò di servirlo con il cuore, bocca, opere, & con ogni membro mio. il che facendo, poi inferire, che non sarai dannato.


Quest'edizione digitale preparata da Martin Guy <martinwguy@gmail.com>, agosto 2001.
Ultima revisione dell'HTML: 28 dicembre 2005.