Note su quest'edizione del Trattato della Religione

Martin Guy, Catania, agosto 2001.

Di cosa si tratta

Il Trattato di Religione è un libro stampato nel 1593, di un anonimo autore. I suoi argomenti principali sono i motivi di entrare in religione (cioè di farsi monaco), i meriti del restarci e le orribili pene riservate a chi ne esce, ed è cosparso di un tesoro di osservazioni sulla natura dell'uomo e sulla vita monastica di quei tempi.

Proprio la prima frase del libro, nella sezione "Ai devoti lettori" esprime molto bene il perchè della mia fatica nel ribattere tutti questi libri per voi!

Origine del testo

Quest'edizione digitale del Trattato della Religione è ribattuta da quell'edizione cartacea, soggetta poi al controllo ortografico semiautomatico per ridurre il numero di errori di trascrizione.

Il libro originale dal quale questo testo deriva ha una storia piuttosto strana. La persona che me lo prestò per la battitura mi raccontò di essere andata ad una mostra d'arte tenuta nell'ex-falegnameria in via Landolina di Catania. Il cosidetto artista aveva preso dei manoscritti del '600, ci aveva fatto qualche scarabocchio suo sopra e li aveva attaccato con dei puntini a dei riquadri di polisterolo. "Un'obbrobrio, Martino, un'obbrobrio", mi disse. Andata poi nell'ultima sala dell'esposizione, trovò dei libri antichi strappati e scaraventati contro il muro assieme ad un violino e quattro fogli secchi col titolo "Opere morti" o qualcosa del genere. A questo punto, secondo il racconto, la persona in questione si arrabbiò e, trovandosi sola, prese quello dei libri che sembrò in migliore condizione, lo ficcò in tasca e se ne andò. Risultò essere questo Trattato della Religione.

Sempre secondo il racconto, il libro apparteneva ad un monastero ai piedi dell'Etna, fra Valverde e [Viagrande?], nel quale un'amico dell'"artista" della mostra era entrato dicendo di volersi fare monaco. Siccome i monaci erano rimasti in pochi e vecchi, lo accolsero a braccia aperte e lui, avute le chiavi del portone, portò via libri, quadri, sculture, mobili... insomma tutto quello che poté. Il nome dell'"artista" mi sfugge; quello del suo "amico" non mi è stato reso noto, e quello della mia persona amica rimarrà un mistero per proteggere un'ulteriore colpevole.

Purtroppo, ha voluto il libro indietro prima che potessi finire di battere la seconda parte (che consiste, poi, di citazioni tratte da opere dei Santi Bonaventura, Bernardo, Chrisostomo, Gregorio e Basilio e del Blosio e del Gersone), nè di poter confrontare la seconda fase di correzioni risultante dalla mia rilettura di una copia stampata di questo testo con l'originale. Pazienza.

Modernizzazione del testo

Segni convenzionali aggiunti al testo

<oe>
sta per i singolo carattere, il oe legati. Nella versione in HTML, appare come œ.
/rerum natura/
Le parole racchiuse tra delle barre diagonali, quasi sempre delle citazioni in latino, sono stampati in caratteri romani nell'originale (il resto è in corsivo).
[sic]
La parola o frase precedente, seppure strana, era proprio così nell'originale.
quomodo [?]
Non sono sicuro di aver riportato bene la parola precedente (in questo caso, in latino, doveva forse essere "quo modo").
[S. Th. op.17. cap.9.]
Le citazioni letterarie nell'origine sono stampati nel margine esteriore. Qui sono riportati all'interno del testo fra parentesi quadri.
erumnis [eru~nis]
Questa parola conteneva una contrazione: una tilde sulla U. Non sono certo della giusta espansione.
illecebre [il- lecebre]
Nell'originale, la parola era spezzata fra due righe, con "il-" alla fine di una riga e "lecebre" all'inizio di quella successiva.
cap. 16 2. 17, [16 / 2. 17.]
Nell'originale, "cap. 16" cadeva alla fine di una riga, e "2. 17" all'inizio di quella successiva.